Updated: 10/05/2012

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-  Birmania, si' a passaporto Suu Kyi
-  Templeton: a Myanmar il clima è cambiato ma ancora cautela
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Birmania, si' a passaporto Suu Kyi: Andra' in Norvegia per ritirare nobel conferitole nel 1991
ANSA - 08 maggio  2012

BANGKOK - Aung San Suu Kyi ha ottenuto un passaporto e potra' ora viaggiare liberamente all'estero per la prima volta dal 1988. Lo hanno riferito all'ANSA fonti del suo partito, la "Lega nazionale per la democrazia" (Nld).

Suu Kyi aveva presentato la richiesta del documento nelle scorse settimane, quando era maturata l'intenzione di recarsi in Norvegia a giugno per ritirare il premio Nobel per la Pace conferitole nel 1991, quando si trovava già agli arresti domiciliari.

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Templeton: a Myanmar il clima è cambiato ma ancora cautela
Milano Finanza -8.5.2012

Di PierEmilio Gadda

Con la sospensione delle sanzioni europee contro il regime miliare della ex-Birmania, in seguito alla vittoria di Aung San Suu Kyi, l’interesse del mondo occidentale nei confronti del Myanmar si è riacceso. “Ritengo che le opportunità di investimento in questo Paese possano, nel tempo, diventare consistenti” ha scritto nel suo blog Mark Mobius, Executive Chairman del Templeton Emerging Markets Group. Quanto tempo ci vorrà? Dipende da vari fattori, tra cui la velocità di realizzazione di una serie di riforme fondamentali, prima fra tutte la creazione di un mercato azionario indipendente. Il nuovo governo ha previsto inoltre di ampliare l’indipendenza della banca centrale e di introdurre esenzioni fiscali per gli investitori stranieri. Secondo Mobius i tempi di attuazione delle riforme sono correlati alla velocità con cui la valuta locale – il Kyat – verrà “normalizzata”. Al momento, la divisa si trova in un regime di oscillazione controllata, che ha sostituito la situazione precedente di dualismo tra tasso di cambio ufficiale e quello del mercato nero. Il tasso di riferimento con il dollaro è stato fissato ad 818 Kyat/Dollaro Usa, una nuova situazione che può ovviamente incoraggiare gli investitori stranieri. Vale la pena ricordare che il posizionamento del Myanmar nel continente asiatico è strategico: si tratta di uno Stato molto ricco di materie prime, soprattutto legname, zinco, rame, stagno, carbone e gas naturale, destinato, secondo le previsioni del Fondo Monetario Internazionale, a crescere del 6% nel 2012-2013. Secondo Mobius, tuttavia, il vero banco di prova del Paese sarà costituito, nel 2015, dalle elezioni parlamentari, sulle quali probabilmente avrà ancora molta influenza il carisma di Suu Ki e su cui potrebbe comunque gravare l’ombra di un possibile colpo di mano delle milizie. Nonostante gli incredibili progressi fatti dal Myanmar, la situazione della sua pubblica amministrazione, classificata tra le più corrotte al mondo, rimane uno dei problemi principali. Attualmente, inoltre, manca ancora una struttura giuridica adeguata. “In questo momento c’è un clima di grande euforia che predispone gli investitori ad interessarsi al Myanmar, ma è necessario mantenersi cauti. è fondamentale considerare – ricorda Mobius – che lo sviluppo di un mercato dei capitali richiede tempo”. Nelle sue prime fasi, un atteggiamento particolarmente audace degli investitori rischia di spingere eccessivamente in alto il prezzo delle azioni, rendendole, di conseguenza, troppo care.

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-  Birmania, Ban Ki-moon elogia Suu Kyi per disponibilità a compromesso
-  Birmania, Aun San Suu Kyi giura in parlamento
-  Birmania/ Media: uccisi 29 ribelli Kachin in scontri nel nord
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Birmania, Ban Ki-moon elogia Suu Kyi per disponibilità a compromesso
LaPresse/AP)  - 1 maggio 2012

Rangoon (Birmania) - Il segretario generale delle Nazioni unite Ban Ki-moon ha elogiato la leader dell'opposizione birmana Aung San Suu Kyi per avere accettato un compromesso politico, rinunciando alla richiesta di modificare il giuramento dei deputati in Parlamento. Dopo l'incontro di oggi, Ban ha detto di ammirare la decisione di Suu Kyi di rinunciare alla sua richiesta sul giuramento, che domani verrà pronunciato dai membri del suo partito eletti per l'Assemblea. Negli incontri con la leader di opposizione e con il presidente Thein Sein, Ban ha dichiarato di avere incoraggiato le parti alla flessibilità, alla saggezza e al compromesso, in modo da superare i disaccordi. Il segretario generale ha poi invitato l'Occidente ad alleggerire le sanzioni contro la Birmania, affermando che tale azione incoraggerebbe ulteriori riforme.

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Birmania, Aun San Suu Kyi giura in parlamento: Dopo decenni di lotta politica e arresti domiciliari il premio Nobel per la pace è deputata
ANSA - 02 maggio 2012

BANGKOK - Un anno e mezzo dopo il suo rilascio dagli arresti domiciliari, Aung San Suu Kyi ha giurato oggi al Parlamento birmano nel suo primo giorno da deputata, a un mese dal suo trionfo elettorale e dopo un rinvio di dieci giorni causato dal suo rifiuto di seguire il protocollo che richiede ai parlamentari di impegnarsi a proteggere una Costituzione fortemente sbilanciata a favore dei militari. Dopo il ripensamento annunciato lunedì sulla disputa legata al giuramento, Suu Kyi (66 anni) e altri 33 neo-deputati della sua "Lega nazionale per la democrazia" (Nld) hanno partecipato a una breve sessione della Camera bassa pronunciando la contestata formula - che le autorità hanno rifiutato di modificare nel senso richiesto dall'Nld - che prevede di "salvaguardare" la Carta, invece del "rispettare" che avrebbe voluto usare Suu Kyi. "La Signora", prendendo posto al suo scranno non lontano dai militari a cui la Costituzione assegna in automatico un quarto dei seggi - è apparsa a suo agio, senza tradire emozioni. Più tardi, ai giornalisti che le chiedevano cosa avesse provato nella sua prima volta da parlamentare, si è limitata a dire che "è stata un'esperienza interessante". Se sarà un giorno importante per la Birmania, ha aggiunto, "lo dirà il tempo".

Da più parti, anche negli ambienti della dissidenza, la scelta di rinviare il debutto in Parlamento non era stata compresa. Scegliendo questa volta di non impuntarsi su una questione di principio, difetto che altre volte le è stato rimproverato, Suu Kyi ha dimostrato una nuova flessibilità che ieri è stata riconosciuta anche da parte del segretario generale dell'Onu Ban Ki-moon, con cui si è incontrata. Il nuovo clima di distensione viene incoraggiato dalla comunità internazionale: l'Unione Europea ha appena sospeso per un anno le sanzioni economiche, mentre gli Stati Uniti hanno scelto un approccio più cauto. Rientrata la contesa che aveva fatto temere un peggioramento dei rapporti tra Suu Kyi e il presidente Thein Sein, con la quale nell'ultimo anno si è creata una reciproca fiducia, la sfida per il premio Nobel per la Pace - su cui le aspettative della popolazione sono enormi - è ora quella di rimanere rilevante all'interno di un Parlamento dove il suo movimento occupa solo il sette per cento dei seggi, nell'ambito di un'opposizione che arriva al 20 per cento se si uniscono i seggi dei vari partiti.

Nell'avvicinamento alle elezioni generali del 2015, resta da vedere anche quale sarà l'approccio di Suu Kyi verso l'esercito, a cui la Costituzione assegna un ruolo di primo piano negli affari di governo. Nonostante il dietrofront sul giuramento, "la Signora" ha fatto capire che uno dei suoi obiettivi è arrivare all'emendamento della Carta: "Vogliamo promuovere quel tipo di miglioramenti che renderebbero il nostro Parlamento davvero democratico", ha detto oggi. Ma qualsiasi serio tentativo di ridurre il peso dei militari rischia di mettere Suu Kyi in rotta di collisione con l'ala più irriducibile del regime, già spaventata dal trionfo dell'Nld nel recente voto suppletivo.

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Birmania/ Media: uccisi 29 ribelli Kachin in scontri nel nord: Ieri guerriglieri avevano detto di temere un attacco del governo
TMNews – 4 maggio 2012

Rangoon - Decine di ribelli della minoranza etnica Kachin e due militari sono rimasti uccisi negli scontri in corso dalla fine di aprile nel nord della Birmania. Stando a quanto riferito dal quotidiano The New Light of Myanmar, dal 27 aprile scorso sono rimasti uccisi 29 guerriglieri del Kachin Independence Army (Kia) e due soldati, mentre altri 12 militari hanno riportato ferite.

Il quotidiano ha accusato i guerriglieri di aver attaccato una postazione militare al confine con la Cina il 27 aprile scorso, innescando così il contro-attacco delle truppe governative che avrebbero inflitto "pesanti perdite" al Kia. Al momento non è stato possibile contattare alcun portavoce del Kia, ma ieri i guerriglieri avevano fatto sapere di temere un attacco da parte del governo alla loro roccaforte di Laiza.

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-  Birmania, Suu Kyi giurerà in Parlamento mercoledì
-  Birmania: primo incontro tra Suu Kyi e Ban Ki-Moon a Rangoon
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Birmania, Suu Kyi giurerà in Parlamento mercoledì: La leader dell'opposizione: «I nostri elettori ci hanno votato per vederci in assemblea»
La Stampa – 30 aprile 2012

La volontà di emendare la Costituzione resta. Ma Aung San Suu Kyi, che per il rifiuto di giurare sulla Carta aveva rimandato la settimana scorsa il suo debutto in Parlamento, ha cambiato idea: questo mercoledì esordirà in aula con gli altri neo-deputati della sua «Lega nazionale per la democrazia», sbloccando così una contesa che rischiava di minare il clima di distensione creato dalle riforme dell’ultimo anno del Paese. Un processo, ha esortato oggi il segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon, che l’Occidente dovrebbe incoraggiare «facendo di più» per quanto riguarda la rimozione delle sanzioni.

Suu Kyi, 66 anni, ha motivato il suo dietrofront citando il rispetto «della volontà del popolo» che l’ha trionfalmente eletta nel voto suppletivo del primo aprile, nonch‚ dei membri dei partiti etnici all’opposizione che hanno esortato l’Nld a ripensarci, e a lavorare poi insieme per emendare la Costituzione. «Non vogliamo creare tensioni politiche», ha aggiunto Suu Kyi, cercando di sminuire la portata della contesa, imperniata attorno alla formula di giuramento che chiede ai deputati di «salvaguardare» la Costituzione; parola che Suu Kyi voleva sostituire con «rispettare»; non è ancora chiaro con che formula «la Signora» giurerà mercoledì in Parlamento. Il premio Nobel per la pace - che a giugno andrà in Norvegia per ritirarlo finalmente di persona - ha faticato però a far passare la decisione come un normale prodotto della dialettica politica, negando che si tratti di un «cedimento».

In realtà, l’iniziale scelta di lasciare vuoti i propri scranni aveva confuso gli stessi ambienti della dissidenza, che lo consideravano un errore strategico, specie dopo elezioni che avevano già spaventato l’ala più irriducibile del regime dato il misero risultato (un seggio) ottenuto dal partito di governo Usdp. La stessa Suu Kyi, oggi, ha ammesso una sua mezza colpa, quella di non aver menzionato l’argomento nel faccia a faccia avuto tre settimane fa con il presidente Thein Sein. Il prossimo debutto della neo-deputata Suu Kyi andrà così nella direzione della «unità di intenti» auspicata oggi da Ban in un discorso tenuto proprio al Parlamento di Naypyidaw. Il segretario generale dell’Onu, rendendo omaggio a Thein Sein per «la sua visione, autorità e coraggio nell’indirizzare la Birmania sulla via del cambiamento», si è appellato alla comunità internazionale affinché compia ulteriori passi in tema di sanzioni, recentemente sospese per un anno dall’Unione Europea, mentre gli Stati Uniti hanno scelto un approccio più cauto.

Nonostante il dietrofront di Suu Kyi, il conflitto sottostante con i militari resta: la Costituzione garantisce un ruolo predominante all’esercito, dagli ampi poteri fino al 25 per cento di seggi in Parlamento assegnato d’ufficio, e in campagna elettorale è stata definita «un ostacolo al raggiungimento della democrazia» da parte della «Signora». Se Suu Kyi proverà davvero a mettere insieme un consenso verso un emendamento della Carta (per il quale è necessaria una maggioranza del 75%) prima delle elezioni del 2015, le resistenze della vecchia guardia saranno assicurate.

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Birmania: primo incontro tra Suu Kyi e Ban Ki-Moon a Rangoon
Tiscali - 01 maggio 2012

Il segretario generale delle Nazioni unite Ban Ki-moon ha incontrato per la prima volta la leader d'opposizione birmana Aung San Suu Kyi a Rangoon. Ban è stato ricevuto nella residenza privata di Suu Kyi, divenuta deputata dopo le elezioni suppletive del 1 aprile scorso.

Il segretario generale dell'Onu Ban Ki-moon ha salutato come una "prova di flessibilità in nome della causa superiore del popolo" la decisione di Aung San Suu Kyi di giurare in Parlamento con gli altri neo-deputati della Lega nazionale per la democrazia, sbloccando così una contesa che rischiava di minare il clima di distensione creato dalle riforme dell'ultimo anno del Paese.

Al termine dell'incontro avuto a Rangoon con San Suu Kyi nella casa che per lunghi anni è stata la prigione della Lady birmana, il segretario generale dell'Onu ha detto: "ammiro e rispetto veramente la decisione che ha preso Suu Kyi". "Sono certo - ha aggiunto rivolgendosi ai cronisti in una conferenza stampa - che giocherà un ruolo costruttivo ed attivo come parlamentare". Rispetto al ruolo che dell'Occidente nello scenario birmano, Ban ha insistito sul fatto la revoca delle sanzioni politiche ed economiche "non è sufficiente". "la comunità internazionale deve fare di più, deve andare oltre", ha ribadito il segretario generale delle nazioni Unite.

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-  Birmania: Terzi incontra Suu Kyi, insieme per democrazia
-  Birmania/ Washington: non intendiamo revocare le sanzioni
-  Suu Kyi, si' turisti ma responsabili
-  Birmania: San Suu Kyi, cautamente ottimista su futuro
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Birmania: Terzi incontra Suu Kyi, insieme per democrazia
Agenzia Giornalistica Italia – 26 april 2012

Rangoon - Il ministro degli Esteri, Giulio Terzi, ha incontrato a Rangoon la leader dell'opposizione birmana Aung San Suu Kyi. L'incontro e' avvenuto nella vecchia casa su uno dei laghi dell'antica capitale dell'ex Birmania, dove l'eroina della resistenza non violenta al regime militare ha trascorso piu' di quindici anni agli arresti domiciliari. Al termine del colloquio, il capo della diplomazia italiana ha detto che intende "lavorare insieme con Aung San Suu Kyi e tutte le istituzioni genuinamente impegnate in un efficace processo di transizione democratica" .

Il ministro degli Esteri, Giulio Terzi, ha invitato Aung San Suu Kyi, leader dell'opposizione birmana e icona del movimento non violento, a visitare l'Italia: lo ha riferito lo stesso ministro al termine del lungo colloquio a Rangoon con la vincitrice del premio Nobel per la Pace 1995.  Terzi era accompagnato da Piero Fassino, ex inviato speciale dell'Unione Europea per il Myanmar. "Le ho rinnovato l'invito a venire in Italia", ha dichiarato il titolare della Farnesina, "per visitare le molte citta' italiane che le hanno concesso la cittadinanza onoraria" .

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Birmania/ Washington: non intendiamo revocare le sanzioni: Per mantenere una leva di pressione sul governo
TMNews – 26 aprile 2012

Washington - Gli Stati Uniti hanno escluso un'immediata revoca delle principali sanzioni imposte contro la Birmania, precisando di voler mantenere una leva di pressione sul regime. L'Unione europea e il Canada hanno sospeso nei giorni scorsi gran parte delle misure, mentre il Giappone ha annunciato la cancellazione del debito, a fronte delle riforme avviate dal Presidente birmano Thein Sein.

Kurt Campbell, Segretario di Stato aggiunto per l'Asia dell'Est e il Pacifico, ha dichiarato davanti al Congresso che per l'amministrazione americana "non è tutto rose e fiori" in Birmania. Tuttavia, ha aggiunto, Washington è pronto ad alleggerire le sanzioni "in alcuni settori".

"Dico semplicemente che non c'è l'intenzione di revocare le sanzioni - ha detto Campbell - dobbiamo essere in grado di rispondere qualora ci sia un passo indietro o un congelamento (delle riforme), questo mezzo di pressione è una componente essenziale della nostra strategia. Dobbiamo assicurarci che il processo (di riforme) venga applicato a tutto il Paese e siamo preoccupati per le informazioni molto chiare, che giudichiamo affidabili, sugli attacchi e le atrocità ancora in corso". Organizzazioni per la difesa dei diritti dell'uomo hanno infatti denunciato di recente stupri, lavori forzati e altri abusi soprattutto nello Stato di Kachin.

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Suu Kyi, si' turisti ma responsabili: Durante dittatura l'oppositrice birmana invitava a boicottaggio
ANSA - 26 aprile 2012

RANGOON - "Sin dal mio rilascio due anni fa ho incoraggiato il turismo in Birmania, ma che sia responsabile e che tenga conto dell'ambiente sociale ed economico del Paese".

Lo ha detto Aung San Suu Kyi nella conferenza stampa congiunta con il ministro degli Esteri Giulio Terzi. Negli anni della dittatura militare, la leader dell'opposizione birmana e premio Nobel per la pace aveva chiesto ai turisti di non visitare la Birmania per non alimentare l'economia del regime.

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Birmania: San Suu Kyi, cautamente ottimista su futuro
il Paese Nuovo - 26 Aprile 2012

RANGOON - La leader della Lega Nazionale per la Democrazia, Aung San Suu Kyi, si e' detta "cautamente ottimista" sul futuro del proprio Paese: lo ha affermato al termine dell'incontro con il ministro degli Esteri, Giulio Terzi, avvenuto nella vecchia casa di famiglia in University Avenue Road, che si affaccia sul lago Inya alla periferia di Yangon, la vecchia capitale dell'ex Birmania gia' nota come Rangoon.

La numero uno dell'opposizione birmana ha ripetuto a piu' riprese la sua "fiducia" nel processo democratico e riformatore avviato dal presidente Thein Sein; sebbene, ha aggiunto, esso "non dipenda dal solo presidente, ma anche dagli altri membri del governo e dall'impegno della gente". Suu Kyi si e' detta ottimista sul fatto che si possa rapidamente risolvere l'attuale braccio di ferro in merito al giuramento sulla Costituzione: "E' un contrasto puramente tecnico, non vogliamo che diventi una questione politica", ha ribadito. Quindi ha aggiunto che e' pronta a "collaborare con il governo" sul cammino delle riforme. Quanto al ruolo dei militari in Parlamento, i 'falchi' che potrebbero ostacolare il rinnovamento del Myanmar, Aung San Suu Kyi ha detto che "non si tratta di un confronto, ma di un'opportunita' di dialogo". Del resto, ha aggiunto il premio Nobel per la Pace 1995, "la democrazia e' risolvere i conflitti senza violenza".

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-  Birmania: Ue ha deciso sospensione sanzioni per un anno
-  Birmania: Terzi, aperto nuovo orizzonte
-  Birmania: Ban, situazione ancora fragile, a giorni sarò lì
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Birmania: Ue ha deciso sospensione sanzioni per un anno: Il provvedimento scattera' a fine mese
ANSA - 23 aprile 2012

LUSSEMBURGO - I ministri degli esteri della Ue hanno deciso di sospendere per un anno le sanzioni imposte alla Birmania, con la sola eccezione dell'embargo di armi. Lo riferisce una fonte Ue. Le sanzioni europee, che scadono a fine mese, includono il blocco dei visti e dei beni contro 491 personalita', legate alla vecchia giunta militare, e contro 59 societa' ed organizzazioni. Restrizioni commerciali erano state inoltre imposte ad almeno 800 imprese, attive soprattutto nei settori del legno, delle pietre preziose e delle miniere. Tutte queste misure vengono sospese per un anno. Secondo la decisione assunta oggi, tra sei mesi, i ministri faranno una prima analisi per verificare il provvedimento.

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Birmania: Terzi, aperto nuovo orizzonte
Ministro vedra' presidente Thein Sein e Aung San Suu Kyi
ANSA - 24 aprile 2012

NAYPYIDAW - ''Quello che e' avvenuto negli ultimi mesi in Birmania ha aperto un nuovo orizzonte, un'apertura verso la democrazia che va seguita con cautela e attenzione. Questo e' il motivo della mia presenza''. Cosi' il ministro degli Esteri, Giulio Terzi, prima di partire da Giacarta per Naypyidaw, la capitale birmana dove e' arrivato in serata. Nel corso della visita di due giorni nel Paese incontrera' il presidente Thein Sein e la leader dell'opposizione Aung San Suu Kyi.

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Birmania: Ban, situazione ancora fragile, a giorni sarò lì
TicinOnline.ch – 24 aprile 2012

NEW YORK - "La Birmania sta attraversando un momento cruciale per il suo processo di transizione, sono già stati fatti alcuni passi importanti, ma la situazione rimane fragile": così si è espresso oggi il segretario generale dell'Onu Ban Ki-moon.

Ban ha detto che alla fine di questa settimana partirà per una visita nel Paese, sottolineando che è essenziale il pieno supporto della comunità internazionale per il successo della transizione democratica.

"Accolgo con piacere la decisione dell'Unione Europea di sospendere le sanzioni nei confronti di Rangoon - ha spiegato Ban - ma sono necessarie numerose altre azioni di questo genere per far si che la Birmania possa portare a termine il processo di cambiamento verso un futuro migliore".

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-  Birmania: Suu Kyi e Ind boicottano prima seduta Parlamento
-  Birmania: Ue pronta a sospendere sanzioni per un anno
-  Birmania/ Primo viaggio all'estero Aung San Suu Kyi sarà a Oslo
-  Birmania: Usa allentano sanzioni
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Birmania: Suu Kyi e Ind boicottano prima seduta Parlamento
AGI - 20 APR 2012

Rangoon - Appena eletta in Parlamento, l'opposizione birmana guidata da Aung San Suu Kyi ha cominciato a dare battaglia. I membri della Lega Nazionale della Democrazia, l'organizzazione della Signora, hanno annunciato che boicotteranno la prima riunione del Parlamento, lunedi' prossimo, in cui e' previsto il giuramento di rito. Lo ha reso noto il portavoce del partito. La decisione e' stata presa dopo il rifiuto delle autorita' di modificare la formula del giuramento, in cui i parlamentari si impegnano a salvaguardare la Costituzione, scritta dalla giunta militare ora disciolta e approvata nel 2008 con un referendum-farsa. Suu Kyi ha piu' volte definito inaccettabile la norma costituzionale che riserva ai militari un quarto dei seggi del Parlamento, di fatto preservando immutata la leadership dell'esercito.

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Birmania: Ue pronta a sospendere sanzioni per un anno - restera' solo embargo armi; lunedi' decisioni ministri
ANSA - 20 aprile, 15:42

BRUXELLES - L'Unione europea premia il nuovo corso della Birmania, che con il trionfo elettorale dell'opposizione nel voto suppletivo e l'elezione al parlamento della sua leader, Aung San Suu Kyi, ha segnato una svolta radicale, dopo decenni di dittatura militare. I rappresentanti dei 27 stati membri hanno raggiunto a Bruxelles "un accordo di principio" per la sospensione di tutte le sanzioni imposte alla vecchia giunta militare, con la sola eccezione dell'embargo di armi. La decisione deve ora passare al vaglio dei ministri degli esteri della Ue, lunedì prossimo a Lussemburgo, e subito dopo potrà diventerà operativa. Le sanzioni europee, che scadono a fine mese, includono il blocco dei visti e dei beni contro 491 personalità, legate alla vecchia giunta, e contro 59 società ed organizzazioni. Restrizioni commerciali sono inoltre imposte ad almeno 800 imprese, attive soprattutto nei settori del legno, delle pietre preziose e delle miniere. "Tutte queste sanzioni saranno sospese per un anno. La sola misura che resterà in vigore sarà l'embargo di armi", ha riferito una fonte diplomatica. La sospensione non equivale ad una cancellazione: "vogliamo mantenere una certa pressione politica ed economica, affinché il nuovo corso della Birmania possa consolidarsi senza subire interruzioni", ha spiegato la fonte..

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Birmania/ Primo viaggio all'estero Aung San Suu Kyi sarà a Oslo - Lo rende noto ministero esteri norvegese
TMNews – 18 aprile 2012

Roma - Il primo viaggio all'estero del premio Nobel per la pace Aung San Suu Kyi sarà a Oslo nel giugno prossimo. Lo ha reso noto il ministero degli Esteri norvegese.

"Il ministro degli Esteri Jonas Gahr Stoere e Aung San Suu Kyi hanno parlato al telefono domenica e definito i termini della sua visita a Oslo a giugno", ha riferito il portavoce Svein Michelsen. La leader dell'opposizione democratica birmana, che ha ricevuto il premio Nobel per la Pace nel 1991, ha trascorso gran parte degli ultimi vent'anni agli arresti domiciliari nella sua abitazione di Rangoon.

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Birmania: Usa allentano sanzioni - Sostegno ad attivita' umanitarie e senza scopo di lucro
ANSA - 17 aprile, 18:20

NEW YORK - Gli Stati Uniti hanno deciso di revocare una parte di sanzioni alla Birmania. Lo rende noto il Dipartimento del Tesoro, precisando che da ora saranno ''autorizzate alcune transazioni finanziarie a sostegno di attivita' umanitarie, religiose e altre senza scopo di lucro''.

In un comunicato, si precisa che verranno autorizzati progetti relativi all'assistenza medica o per favorire lo sviluppo della democrazia nel Paese, co si' come l'insegnamento o le attivita' sportive o di sviluppo.

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-  Birmania: Suu Kyi e Ind boicottano prima seduta Parlamento
-  Birmania: Ue pronta a sospendere sanzioni per un anno
-  Birmania/ Primo viaggio all'estero Aung San Suu Kyi sarà a Oslo
-  Birmania: Usa allentano sanzioni
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Birmania: Suu Kyi e Ind boicottano prima seduta Parlamento
AGI - 20 APR 2012

Rangoon - Appena eletta in Parlamento, l'opposizione birmana guidata da Aung San Suu Kyi ha cominciato a dare battaglia. I membri della Lega Nazionale della Democrazia, l'organizzazione della Signora, hanno annunciato che boicotteranno la prima riunione del Parlamento, lunedi' prossimo, in cui e' previsto il giuramento di rito. Lo ha reso noto il portavoce del partito. La decisione e' stata presa dopo il rifiuto delle autorita' di modificare la formula del giuramento, in cui i parlamentari si impegnano a salvaguardare la Costituzione, scritta dalla giunta militare ora disciolta e approvata nel 2008 con un referendum-farsa. Suu Kyi ha piu' volte definito inaccettabile la norma costituzionale che riserva ai militari un quarto dei seggi del Parlamento, di fatto preservando immutata la leadership dell'esercito.

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Birmania: Ue pronta a sospendere sanzioni per un anno - restera' solo embargo armi; lunedi' decisioni ministri
ANSA - 20 aprile, 15:42

BRUXELLES - L'Unione europea premia il nuovo corso della Birmania, che con il trionfo elettorale dell'opposizione nel voto suppletivo e l'elezione al parlamento della sua leader, Aung San Suu Kyi, ha segnato una svolta radicale, dopo decenni di dittatura militare. I rappresentanti dei 27 stati membri hanno raggiunto a Bruxelles "un accordo di principio" per la sospensione di tutte le sanzioni imposte alla vecchia giunta militare, con la sola eccezione dell'embargo di armi. La decisione deve ora passare al vaglio dei ministri degli esteri della Ue, lunedì prossimo a Lussemburgo, e subito dopo potrà diventerà operativa. Le sanzioni europee, che scadono a fine mese, includono il blocco dei visti e dei beni contro 491 personalità, legate alla vecchia giunta, e contro 59 società ed organizzazioni. Restrizioni commerciali sono inoltre imposte ad almeno 800 imprese, attive soprattutto nei settori del legno, delle pietre preziose e delle miniere. "Tutte queste sanzioni saranno sospese per un anno. La sola misura che resterà in vigore sarà l'embargo di armi", ha riferito una fonte diplomatica. La sospensione non equivale ad una cancellazione: "vogliamo mantenere una certa pressione politica ed economica, affinché il nuovo corso della Birmania possa consolidarsi senza subire interruzioni", ha spiegato la fonte..

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Birmania/ Primo viaggio all'estero Aung San Suu Kyi sarà a Oslo - Lo rende noto ministero esteri norvegese
TMNews – 18 aprile 2012

Roma - Il primo viaggio all'estero del premio Nobel per la pace Aung San Suu Kyi sarà a Oslo nel giugno prossimo. Lo ha reso noto il ministero degli Esteri norvegese.

"Il ministro degli Esteri Jonas Gahr Stoere e Aung San Suu Kyi hanno parlato al telefono domenica e definito i termini della sua visita a Oslo a giugno", ha riferito il portavoce Svein Michelsen. La leader dell'opposizione democratica birmana, che ha ricevuto il premio Nobel per la Pace nel 1991, ha trascorso gran parte degli ultimi vent'anni agli arresti domiciliari nella sua abitazione di Rangoon.

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Birmania: Usa allentano sanzioni - Sostegno ad attivita' umanitarie e senza scopo di lucro
ANSA - 17 aprile, 18:20

NEW YORK - Gli Stati Uniti hanno deciso di revocare una parte di sanzioni alla Birmania. Lo rende noto il Dipartimento del Tesoro, precisando che da ora saranno ''autorizzate alcune transazioni finanziarie a sostegno di attivita' umanitarie, religiose e altre senza scopo di lucro''.

In un comunicato, si precisa che verranno autorizzati progetti relativi all'assistenza medica o per favorire lo sviluppo della democrazia nel Paese, co si' come l'insegnamento o le attivita' sportive o di sviluppo.

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-  Birmania. Ko Ko Gyi, cittadino onorario di Pogliano Milanese, è stato liberato
-  Birmania:Sydney,via sanzioni presidente
-  Monza. "Birmania quale futuro?": incontro dibattito all'Urban Center
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Birmania. Ko Ko Gyi, cittadino onorario di Pogliano Milanese, è stato liberato
Mi-lorenteggio_04/17/12

Detenuto nella prigione di Insein a Rangoon, attivista studentesco che partecipò attivamente alla protesta iniziata nel suo Paese nell'anno 1988. A Monza il 21 aprile 2012 un covengno: "Birmania: quale futuro?"

Pogliano Milanese, 17 aprile 2012 - Giovedì 13 Maggio 2010, presso la sala Consigliare, il Sindaco Vincenzo Magistrelli in rappresentanza dell'Amministrazione Comunale e del Consiglio Comunale di Pogliano Milanese ha conferito la CITTADINANZA ONORARIA a KO KO GYI, detenuto nella prigione di INSEIN a Rangoon, attivista studentesco che partecipò attivamente alla protesta iniziata nel suo Paese nell'anno 1988.

Attualmente il Prof. Malpeli, consigliere dell'associazione, è stato in Birmania (prima e durante le elezioni) per incontrare Aung San Suu Kyi ed alcuni dei prigionieri politici che in questi ultimi tempi sono stati liberati.

Tra questi prigionieri, é stato liberato anche il sig. Ko Ko Gyi, al quale era stata concessa la Cittadinanza onoraria del Comune di Pogliano Milanese, conferita con Delibera del Consiglio Comunale.

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Birmania:Sydney,via sanzioni presidente
Ansa_16 aprile 2012

Dopo le elezioni suppletive che hanno portato in parlamento la leader dell'opposizione Aung San Suu Kyi e 42 altri candidati della sua Lega Nazionale per la Democrazia, l'Australia sospendera' le sanzioni contro il presidente della Birmania Thein Sein e 261 altri responsabili, finora sottoposti a restrizioni di viaggio e finanziarie. Per mantenere la pressione verso ulteriori riforme, resteranno tuttavia le sanzioni su 130 altre persone sospettate di violazioni dei diritti umani 

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Monza. "Birmania quale futuro?": incontro dibattito all'Urban Center    
MBNews - 16 Aprile 2012

"Birmania: quale futuro?", questo è il tema dell'incontro aperto al pubblico che si terrà questo sabato 21 aprile alle ore 21.00 presso l'Urban Center in via F. Turati, 6 a Monza. La serata è organizzata dalla sezione di Monza della UPF insieme all'Associazione Amicizia Italia Birmania e vuole dare un aggiornamento sulla situazione attuale nel Paese asiatico, anche riguardo alla liberazione di alcuni prigionieri politici, alla luce delle recenti elezioni suppletive che hanno portato all'elezione in Parlamento della signora Aung San Suu Kyi.

Se ne parlerà con il prof. Giuseppe Malpeli, appena tornato da Rangoon dove ha seguito le elezioni e incontrato personalmente la leader birmana e Premio Nobel per la Pace: «Tutto il popolo birmano è in fermento. Stando a Rangoon, mi è sembrato di essere non in un luogo fisico, ma in un libro dove la memoria è stata custodita con coraggio, dove si sente l'anima di un popolo, dove si è a contatto diretto e immediato con la democrazia che nasce. La Birmania è stata in questi anni come un grande campo, dove molti hanno in forme diverse seminato con lacrime e sangue. Ora sembra davvero che sia tornato il tempo del giubilo e della speranza. Questo, oggi, accade in Birmania».

Tra l'altro, il Senato Italiano ha appena approvato all'unanimità una mozione presentata da rappresentanti di diversi Gruppi Parlamentari di Palazzo Madama sulle riforme democratiche in Birmania. La prima firmataria, la Senatrice Albertina Soliani, ha sottolineato l'importanza storica del recente risultato elettorale che ha segnato l'affermazione di Aung San Suu Kyi e degli altri candidati del partito NLD, la Lega Nazionale per la Democrazia, da lei stessa fondato. Quanto accade in Birmania dimostra come l'affermazione della democrazia costituisca un obiettivo da perseguire ovunque con grande impegno.

www.italia.upf.org / www.amiciziaitaliabirmania.it  

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-  Myanmar: Cameron e Suu Kyi, ''Sospendere sanzioni contro regime''
-  Birmania, ok dal Senato alla mozione pro San Suu Kyi
-  Birmania, Suu Kyi incontra presidente, 23 aprile l'ingresso in Parlamento
-  Borsa Tokyo: aiuta Birmania ad aprire la sua prima piazza finanziaria
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Myanmar: Cameron e Suu Kyi, ''Sospendere sanzioni contro regime''
ASCA/AFP - 13 Aprile 2012

Yangon - Primo leader occidentale a far visita nel paese da decenni a questa parte, il primo ministro britannico David Cameron si e' unito oggi alla leader dell'opposizione birmana, Aung San Suu Kyi, per chiedere all'Unione Europea la sospensione delle sanzioni contro il Myanmar.

''Se davvero vogliamo avere l'occasione di far crescere la liberta' e la democrazia in Birmania, dobbiamo rispondere quando sono loro a prendere della iniziativa'', ha detto Cameron davanti alla residenza sul lago dove Suu Kyi ha trascorso agli arresti domiciliari gran parte degli ultimi 22 anni. ''Per la salvezza di un paese che sta conquistando la liberta' dopo decenni di dittatura e che sta cercando di rafforzare la propria economia dopo anni di terribile poverta', vale la pena correre questo rischio''.

La Ue ha gia' cancellato alcune restrizioni contro il regime all'inizio dell'anno e i Ministri degli Esteri dei 27 paesi decideranno i nuovi passi da intraprendere nella prossima riunione prevista per il 23 aprile.

Secondo Suu Kyi, una sospensione delle sanzioni ''rafforzerebbe i riformisti, non per la sospensione, ma per il fatto che le sanzioni potrebbe essere reintrodotte se il processo di riforma non dovesse andare avanti senza ostacoli''.

A febbraio, la Ue aveva rimosso il divieto di viaggio nei confronti di 87 funzionari del Myanmar, incluso il presidente Thein Sein, ma aveva mantenuto il congelamento dei loro beni.

Le altre sanzioni decise dal blocco europeo includono l'embargo sulle armi, sul commercio delle gemme e il congelamento dei beni di circa 500 persone e 900 societa'.

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Birmania, ok dal Senato alla mozione pro San Suu Kyi
Libero News - 12 aprile 2012

Palazzo Madama ha approvato all'unanimità la mozione presentata da senatori di diversi Gruppi parlamentari sulle riforme democratiche in Myanmar. La prima firmataria, Albertina Soliani (PD), ha sottolineato l'importanza storica del recente risultato elettorale che ha segnato l'affermazione e il ritorno in Parlamento del Premio Nobel per la pace Aung San Suu Kyi. Quanto accade in Myanmar dimostra come l'affermazione della democrazia costituisca un obiettivo da perseguire ovunque con grande impegno.

In tal senso, il Senato chiede al Governo di impegnarsi "a intensificare gli scambi diplomatici ed i rapporti politici con il Myanmar; a sostenerne il processo democratico e l'affermazione di un vero Stato di diritto, anche attraverso il completamento della liberazione di tutti i prigionieri politici; a sostenere, in sede europea ed internazionale, la necessità di giungere alla sospensione delle sanzioni e, in relazione al consolidarsi del processo di democratizzazione e al rispetto dei diritti umani, al loro definitivo superamento; a promuovere in tutte le sedi il sostegno al dialogo tra tutte le diverse componenti della società birmana per favorire una più rapida transizione verso la democrazia; a promuovere iniziative di aiuto umanitario e di cooperazione economica, sociale e culturale a sostegno del popolo birmano".

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Birmania, Suu Kyi incontra presidente, 23 aprile l'ingresso in Parlamento
LaPresse/AP – 11 aprile 2012

Rangoon (Birmania) - La leader dell'opposizione birmana Aung San Suu Kyi ha incontrato questa mattina il presidente del Paese, a pochi giorni dallo storico ingresso del premio Nobel per la pace in Parlamento. "E' stato un buon incontro", ha commentato la 66enne premio Nobel per la pace, dopo essere tornata a Rangoon dal colloquio nella capitale Naypyitaw. Lo scopo dell'incontro era discutere il processo di democratizzazione, alcune questioni parlamentari e il processo di pace con gruppi ribelli, ha spiegato Nyan Win, portavoce della Lega nazionale per democrazia, partito fondato nel 1988 Suu Kyi.

Quest'ultima combatte da allora per un governo democratico in Birmania, contro l'ex regime militare, e ha trascorso 15 anni agli arresti domiciliari a causa delle sue attività e delle sue posizioni politiche. Il suo partito ha boicottato le elezioni generali a novembre 2010, stravinte dai militari, sostenendo che fossero segnate da brogli elettorali e non rispettassero i principi democratici. L'ex generale e primo ministro uscente Thein Sein è diventato presidente cinque mesi dopo, avviando riforme con cui allentare la tensione politica, dopo quasi cinquant'anni di repressione militare. Un incontro storico tra la Suu Kyi e Then Sein si è già tenuto lo scorso agosto, quando i colloqui aprirono la strada al ritorno in politica del partito Nld. La legge fu amendata e la Lega ha quindi potuto partecipare alle elezioni suppletive di questo mese.

Il partito della Suu Kyi ha ottenuto 43 dei 45 seggi, diventando la presenza più importante dell'opposizione nel Parlamento. La leader vi siederà per la prima volta come rappresentante del popolo birmano quando si aprirà la prossima sessione, prevista per il 23 aprile. Il risultato del voto è stato visto come una pietra miliare nella storia del Paese e ha anche rappresentato una svolta a livello internazionale. Il suo buon esito ha infatti allentato le pressioni sul Paese, portando gli Stati Uniti e l'Europa a eliminare sanzioni che aveva imposto all'ex regime, tra cui limiti in investimenti e servizi finanziari.

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Borsa Tokyo: aiuta Birmania ad aprire la sua prima piazza finanziaria
Corriere della Sera – 12 aprile 2012

La Borsa di Tokyo aiutera' la Birmania ad aprile la sua prima piazza per gli scambi azionari da qui al 2015, per dare un impulso agli investimenti del Paese dopo le recenti riforme. La Borsa di Tokyo e una filiale di Daiwa Securities hanno concluso un accordo su questo tema con la Banca centrale della Birmania. "Attraverso la creazione di una Borsa in Birmania, crediamo di poter contribuire alle transazioni di capitali in sviluppo nel Paese", ha detto in una nota la Borsa di Tokyo. Le aziende giapponesi e occidentali stanno valutando il potenziale di mercato della Birmania, dove il contesto politico e' cambiato radicalmente dopo decenni di autoritarismo.

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Birmania, eletta Aung San Suu Kyi

Baggio in video: Festeggeremo la tua libertà

Lo sostiene il suo partito: un successo storico

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Lo Lega nazionale per la Democrazia, su un pannello digitale davanti al quartier generale di Yangon. Il voto di oggi è considerato un passaggio chiave per il processo di democratizzazione. Appello di Baggio in favore del premio Nobel della pace: "E’ arrivato il momento decisivo per voi giovani, non potete più stare in panchina"

Washington, 1 aprile 2012  - La leader dell’opposzione birmana, Aung San Suu Kyi, è stata eletta nella circoscrizione di Kawhmu. Lo afferma il suo partito, la Lega nazionale per la Democrazia, su un pannello digitale davanti al quartier generale di Yangon, riferiscono i media americani.

La premio Nobel correva per uno dei seggi in palio alle elezioni supplettive di oggi, in un voto che è considerato un passaggio chiave per il processo di democratizzazione in Myanmar. Il premio Nobel per la Pace ha ottenuto l’82% dei voti nella sua circoscrizione di Kawhmuh a riferito un dirigente della Lega, Tin Oo, citando un conteggio ufficioso del partito. Quelle del Myanmar, come la giunta militare ha ribattezzato la Birmania, sono le terze elezioni in mezzo secolo e potrebbero segnare una tappa importante nel cammino del Paese asiatico verso la democrazia. 

L'APPELLO DI BAGGIO PER VOTO AD AUNG SAN SUU KYI -‘’Auguri Aung San Suu Kyi, con lo spirito sarò presente: tutti noi uomini di pace saremo con te per accompagnarti finalmente nel tuo seggio elettorale. Verrò molto presto non solo per festeggiare, ma perché sei sempre stata presente nella mia vita e nei miei pensieri: pieno di ammirazione mando un abbraccio forte a te e a tutto il tuo popolo’’. Roberto Baggio affida a un video il suo appello-sostegno alla causa di San Suu Kyi, la leader dell’opposizione in Birmania nel giorno delle elezioni suppletive che potrebbero portarla in Parlamento dopo 15 anni di arresti domiciliari. Nella video-lettera l’ex codino invita tutti i giovani del Paese a schierarsi per la Lega nazionale per la democrazia, il partito della Suu Kyi, attiva da sempre per la difesa dei diritti umani in Birmania, e premio Nobel per la pace nel 1991.

‘’Cara Aung San Suu Kyi - dice Baggio - nel 2007 mi chiamasti per ricevere il premio della pace della città di Roma e fu un onore. Approfondii la tua storia e comin7ciai a condividere la tua battaglia di liberta’ e democrazia condotta sempre con metodi pacifici. Ecco le elezioni politiche, elezioni finalmente libere nelle quali tu potrai, ne sono sicuro, riuscire ad essere pienamente presente laddove si decide il futuro di pace e autentica prosperità per il tuo paese. Una via di liberazione dalla sofferenza che tu sei riuscita come madre a incarnare e testimoniare con coraggio e verità. Da parte mia c’è sempre stata piena a convinta vicinanza e sostegno non solo alla tua persona, ma anche per il futuro di tutto il popolo birmano’’.

E qui l’appello al voto: ‘’Da sportivo non posso non rivolgere il mio appello - dice Baggio - e pensiero ai tanti giovani del tuo paese. E’ arrivato il momento decisivo per voi, non potete più stare in panchina: attraverso il vostro voto convinto ad Aung San Suu Kyi e alla Lega per la Democrazia senza paura contribuirete a far essere rispettate le regole del gioco che appartengono alla democrazia di tutto il pianeta’’.

LA SIGNORA CHE FA TREMARE IL REGIME - Aung San Suu Kyi, ‘Signora’ della causa birmana, icona della democrazia in un percorso che l’ha portata, da prigioniera politica a premio Nobel, da leader dell’opposizione a deputata nel Parlamento. Rilasciata nel novembre 2010 dopo sette anni di arresti domiciliari, dopo 15 di detenzione, la leader ha ripreso a tutti gli effetti il suo ruolo di spina nel fianco della Giunta militare del Paese.In apparenza fragile e delicata, in realtà, la donna che è stata premiata con il Nobel per la Pace nel 1991 ha una tenacia di ferro e ha svolto un ruolo cruciale nel mantenere l’attenzione del mondo sulla giunta militare e i diritti negati in Birmania.

Conosciuta semplicemente come ‘la Signora’ da milioni di suoi connazionali, Aung si è sempre rifiutata di abbandonare il suo Paese. “Per me, la vera libertà è la libertà dalla paura e se non si può vivere senza la paura non si può vivere una vita dignitosa”, disse una volta. La sua Lega Nazionale per la Democrazia stravinse le elezioni del 1990 (le penultime prima di quelle definite ‘farsa’ dall’Occidente, di domenica scorsa), ma non le è mai stato permesso di governare; e alle ultime consultazioni, dopo aver deciso di non scendere in campo, il suo partito è stato disciolto dalla giunta. La ‘pasionaria’ birmana avrebbe dovuto essere rilasciata il 27 maggio dello scorso anno, ma poche settimane prima dell’attesa scadenza uno sconosciuto americano si immerse nel lago di fronte alla sua residenza e raggiunse a nuoto l’abitazione.

Astrusa la giustificazione: John Yettaw sostenne di esser stato mandato da Dio per avvertirla che sarebbe stato il bersaglio di un imminente assassinio.

Nell’agosto seguente, Aung San Suu Kyi fu condannata agli arresti domiciliari per aver consentito allo strambo americano, John Yettaw, di aver pernottato per due notti a casa sua, violando le norme di sicurezza. San Suu Kyi ha trascorso gran parte della sua vita all’estero prima di tornare, nell’aprile del 1988, nella sua casa di famiglia, sulle rive del lago Inya, a Rangoon, per assistere la madre malata; e ha parlato per la prima volta dinanzi a una folla di manifestanti, il 26 agosto dello stesso anno, sui gradini della storica Shwedagon Pagoda, nella capitale. Chi la vide in quell’occasione fu colpito dalla somiglianza con il padre, il generale Aung San, eroe nazionale che aveva portato la Birmania sull’orlo dell’indipendenza dal dominio britannico, prima del suo assassinio nel 1947. “Non potevo, in quanto figlia di mio padre, rimanere indifferente a tutto ciò che stava accadendo”, disse alla folla la ‘signora’, che aveva appena due anni quando il padre morì. Il mese seguente i militari soffocarono nel sangue il tentativo di rivolta democratica: migliaia di persone vennero uccise o imprigionate, ma i militari promisero le elezioni.

Nel 1989, San Suu Kyi infranse il tabù di attaccare pubblicamente il dittatore, Ne Win, bollato come la fonte dei mali del Paese; e l’attacco sigillò il suo fascino popolare, ma anche il suo destino, perché nel luglio del 1989 Aun San Suu Kyi fu messa agli arresti domiciliari e vi restò per sei anni, fino al 1995. Poi, nel 2000, di nuovo in carcere e nel 2002, a maggio, la libertà: quella è stata l’ultima volta che ha riassaporato la libertà, quando iniziò un periplo nel Paese per incontrare i suoi sostenitori, in un clima di crescente ostilità da parte del governo; ma il 30 maggio del 2003, San Suu Kyi e il suo convoglio finirono in un agguato con decine di vittime, secondo le organizzazioni a tutela dei diritti umani.

Gli anni trascorsi agli arresti domiciliari, li ha dedicati allo studio, alla meditazione buddista, ad esercitare il pianoforte e a migliorare il suo francese e il giapponese. Ma il suo messaggio alla giunta è sempre stato forte e chiaro: la ricerca di un dialogo aperto con la giunta e le minoranze etniche birmane nel tentativo di superare lo stallo politico, in cui versa il Paese. I generali hanno sempre rifiutato di riconoscerla come interlocutore politico, mettendo in dubbio il suo patriottismo (la chiamano con il cognome da sposata, ‘la signora Michael Aris’) e accusandola di essere uno strumento in mano a Gran Bretagna e Stati Uniti e al servizio delle loro mire neo-coloniali. Ma lei con il tempo e un enorme costo personale, è divenuta la più famosa detenuta al mondo, paragonata a Nelson Mandela e al Mahatma Gandhi, combattenti per la libertà da cui ha tratto ispirazione nel corso degli anni. ‘La Signora’ ha sempre rifiutato di lasciare la Birmania, per timore di non poter rientrare: è stata tenuta in un ferreo isolamento però e la giunta ha persino negato il visto al marito, morente di cancro alla prostata, che voleva visitarla. Aris, docente ad Oxford, è morto nel marzo 1999 e lei in quell’occasione rifiutò l’offerta della giunta di avere un visto per poter partecipare al suo funerale. Anche i due figli, Alexander (1873) e Kim (1977) non li vede da dieci anni: non solo la sua liberta’, dunque, ma anche la famiglia, Aung San Suu Kyi ha sacrificato famiglia sull’altare della democrazia. Perché, come disse una volta lei stessa, “quello che abbiamo è la perseveranza: non è la pazienza, è la perseveranza. Siamo pronti a perseverare qualunque siano gli ostacoli”.

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-  Birmania, San Suu Kyi eletta in Parlamento
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Birmania, San Suu Kyi eletta in Parlamento
L`Unita`_1 aprile 2012

Vittoria storica: la leader birmana Aung San Suu Kyi, eletta con l'82% dei voti nella sua circoscrizione. Il suo partito, la Lega nazionale per la democrazia: noi in testa in tutte le 44 circoscrizioni dove ci siamo presentati. Stasera la festa nel distretto rurale di Kawhmu. A Rangoon in migliaia in atmosfera di festa popolare.

La Lega nazionale per la democrazia rivendica la conquista di un seggio in Parlamento da parte della leader Aung San Suu Kyi, nel voto suppletivo che si è tenuto oggi in Birmania. I risultati ufficiali non sono ancora stati diffusi. Il partito ha affermato poi di essere in testa in tutte le 44 circoscrizioni in cui ha presentato un candidato. Lo ha detto alla Afp Soe Win, un funzionario della Lega nazionale. Le elezioni suppletive si tengono in 45 circoscrizioni, ma in una l'Lnd non si è presentata.

I risultati preliminari del voto sono stati mostrati su una lavagna digitale al di sopra del quartier generale del partito, a Rangoon. Secondo i primi dati la Suu Kyi è in testa con il 65% delle preferenze in 82 dei 129 seggi elettorali della sua circoscrizione. Le statistiche non sono però ufficiali e la commissione elettorale deve ancora pronunciarsi.

MEDIA USA: SUU KYI E' STATA ELETTA

Aung San Suu Kyi è stata eletta nel Parlamento birmano: lo annuncia il partito del premio Nobel per la pace, Lega nazionale per la democrazia, citato dai media americani. L'annuncio, scrivono i media Usa, è comparso su un pannello digitale che campeggia davanti al quartier generale del partito. Al momento non ci sono conferme ufficiali.

A RANGON, FESTA POPOLARE

Davanti alla sede dell'Nld a Rangoon migliaia di sostenitori della «Signora» attendono intanto con trepidazione i risultati ufficiali, in un'atmosfera di festa popolare.

SEGGI CHIUSI E BROGLI

Si sono appena chiusi in Birmania, alle 11:30 italiane, i seggi nei 45 collegi dove si è votato per le elezioni suppletive che, a meno di improbabili colpi di scena, porteranno Aung San Suu Kyi, il premio Nobel per la pace, in Parlamento, in una giornata dove da più parti l'opposizione ha segnalato irregolarità, non ancora confermate dagli osservatori stranieri. Ai seggi e al loro esterno non si sono verificate violenze, ma le accuse di brogli e inesattezze nella preparazione del voto sono diffuse: si va dalle persone impossibilitate a votare perchè‚ non comparivano nelle liste, a schede con segni che rendevano impossibile votare la «Lega nazionale per la democrazia» di Suu Kyi, a denunce di autorità locali che raccoglievano preferenze casa per casa.

FESTA A KAWHMU QUESTA SERA

Il portavoce dell'Nld, Nyan Win, ha dichiarato che il partito presenterà un reclamo formale presso la Commissione elettorale. Lo spoglio è iniziato a seggi appena chiusi, ed è probabile che l'attesa elezione di Suu Kyi nel distretto rurale di Kawhmu verrà festeggiata già in serata. Per un quadro definitivo della esatta ripartizione dei seggi servirà però attendere almeno qualche giorno.

Oltre alle irregolarità già segnalate, il timore di molti attivisti dell'opposizione è per i risultati del voto in anticipo, a cui hanno diritto i militari e i dipendenti pubblici. Già nelle elezioni-farsa nel 2010, quelle schede contribuirono in diversi casi a far pendere la bilancia dalla parte dell'Usdp, il partito del regime.

LA LEADER E LA SPERANZA

Liberata nel novembre 2010 dopo sette anni agli arresti domiciliari (e 15 degli ultimi 22 passati in detenzione), negli ultimi mesi Suu Kyi, 66 anni, ha finalmente riabbracciato un popolo che in larga parte l'adora, in comizi dove è stata accolta come una rockstar da centinaia di migliaia di sostenitori in festa. Prima di lanciarsi in una campagna elettorale nazionale che ha messo a dura prova le sue forze, Suu Kyi aveva già un'agenda fitta: oltre a lavorare al rilancio della sua Lega Nazionale per la Democrazia (Nld), ha incontrato ministri degli esteri, diplomatici, investitori stranieri. L'atteggiamento del Nobel per la Pace, in passato conosciuta come una «irriducibile» poco disposta a qualsiasi compromesso con l'ex giunta militare, è nel frattempo cambiato. Già prima del rilascio aveva adottato un approccio più pragmatico, tendendo la mano al regime (senza essere corrisposta) e segnalando il bisogno di giungere a una riconciliazione.

Una volta libera, l'iniziale cautela nel testare i suoi spazi di manovra ha lasciato gradualmente spazio a una maggiore decisione. Preferendo la retorica (una dei suoi slogan è «per una Birmania libera della paura») a specifiche promesse politiche, ora segnala anche il bisogno di cambiare la Costituzione, che assegna il 25% dei seggi in Parlamento ai militari: tema che potrebbe portare a future tensioni.

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-  A casa di Aung San Suu Kyi: "Votatemi, per la democrazia"
-  ROMA presentazione del libro "Aung San Suu Kyi, Lady Burma" di Ugo Papi
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A casa di Aung San Suu Kyi: "Votatemi, per la democrazia"

La Lady di Rangoon parla alla vigilia delle elezioni in Birmania: brogli e intimidazioni non ci fermeranno di RAIMONDO BULTRINI

Il viso stanco e l'eterno fiore bianco tra i capelli, Aung San Suu Kyi accoglie serena e ironica più di 300 cronisti da tutto il mondo: mai s'erano viste tante presenze assiepate nel giardino della sua vecchia casa sul lago Inya. Fino a un anno fa, l'accesso a questo prato era rigorosamente proibito.

"Sto molto meglio - dice - anche se mi sento ancora un po' fragile". Quel che più la preoccupa, però, - aggiunge subito con tono serio - è il voto di domenica in Birmania: "Le elezioni non si potranno definire né libere né giuste", avvisa e snocciola "brogli" e "gravi intimidazioni".

Nella vigilia elettorale, si avverte comunque una certa fiducia che domani accadrà qualcosa di storico. Il partito più forte dell'opposizione al regime militare non andava al voto da 22 anni. La giunta concederà poche "briciole" - 44 seggi parlamentari lasciati dagli ex generali diventati ministri - e tuttavia la leader Aung San Suu Kyi in persona ha condotto l'intera campagna elettorale, perché la posta in gioco va ben oltre il numero dei deputati.

La Signora, The Lady, 67 anni che sembrano molti di meno, un giorno è svenuta al termine di uno delle centinaia di comizi per raccogliere voti nei villaggi remoti lungo le coste meridionali e sulle montagne del Nord ancora piagate da una guerra dimenticata, dove tre collegi elettorali dello Stato Kachin sono stati annullati per "motivi di sicurezza".

Questo non è certo un buon segnale riguardo al cambiamento promesso dal regime, fa capire Suu Kyi. Eppure lei non ha davvero l'aria di chi intenda gettare la spugna: queste votazioni "sono solo un passo verso il primo stadio della democrazia" - assicura - "andremo avanti con pazienza, perché così ci chiede la gente". "Non ho pentimenti e andava messa nel conto una certa reazione", dice citando casi di truffe, violenze fisiche e psicologiche, attacchi ai seggi, ai candidati e agli elettori messi in atto dal partito del passato regime, l'Usdp.

Se le si chiede chi siano i responsabili, lei lascia intuire che essi non vanno cercati tra gli uomini del suo nuovo alleato, la colomba del regime Thein Sein, attuale presidente col quale Suu Kyi ha stretto un patto da 8 mesi. "Ho fiducia in lui - ribadisce - , siamo d'accordo: il processo democratico deve andare avanti. Quanto al resto (l'influenza dei falchi, ndr) non so dire quanti sostengano il presidente in questa opera di riforma, specialmente tra l'esercito, ma la riuscita e l'avanzata del cambiamento dipendono dalle forze armate birmane nel loro insieme". è evidente, però, dalle sue parole, che gli autori dei brogli e delle intimidazioni sono uomini che prendono ordini "da alti ufficiali".

A dispetto dei venti contrari che soffiano sulla riconciliazione, la Nobel birmana difende anche la sua scelta di far cancellare dal cuore del popolo, come ha fatto lei, il sentimento di vendetta verso le atrocità commesse dai leader del passato regime, molti ancora enormemente influenti. "Non mi interessa una giustizia punitiva ("non sono io a dover punire", aggiunge poi) ma una giustizia, che restituisca l'armonia. Ciò non toglie - precisa - che il suo partito collaborerebbe volentieri a un'eventuale inchiesta internazionale per indagare sui crimini commessi dai militari".

A chi le chiede se per mantenere la sua buona relazione col presidente lei sia scesa a compromessi coi suoi principi, Suu Kyi risponde "Non abbandoniamo mai i principi per i quali ci battiamo da anni, ma in tutte le cose c'è sempre un prendere e un dare".

Non si sente per caso sfruttata dal regime che vuole usare la sua elezione per ottenere dall'Occidente un alleggerimento delle sanzioni economiche? "Se sono usata dai militari per portare più democrazia, mi sta bene", risponde ridendo. Poi spiega che proprio dalla regolarità delle elezioni di domani "dipenderà la scelta dell'Unione europea di alleggerire i provvedimenti".

Per ora, lei non consiglierebbe a nessuno di fare affari in Birmania: "Non esistono certezze dove non ci sono regole di legge", sentenzia. "Solo i turisti ora sono benvenuti, specialmente se trovano posto in un albergo", è sardonica, alludendo all'aumento di visitatori nell'assenza di adeguate infrastrutture.

Suu Kyi sembra fidarsi del potere che le viene dalla sua influenza internazionale e dalla popolarità dimostrata ovunque sia andata a parlare, perfino tra i diffidenti gruppi etnici in guerra armata contro il dominio birmano, come i Kachin. Non teme nemmeno di finire isolata e impotente sugli scranni del Parlamento, poiché è quasi certo che dopo il voto di domenica lei si ritroverà con una sparuta minoranza, contro un partito di regime che controlla quasi per intero l'aula di Nay pyi daw, la nuova capitale dove Suu Kyi si recherà spesso appena eletta.

"Anche una sola persona può fare una grande differenza - dice la Lady - se quella persona viene ascoltata in tutto il mondo su ciò che succede in Parlamento". "In ogni caso - aggiunge - noi speriamo di vincere tutti i 44 seggi". Le sembra un pronostico ragionevole? "No, è completamente irragionevole, però vogliamo vincerli tutti".

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ROMA presentazione del libro "Aung San Suu Kyi, Lady Burma" di Ugo Papi
PD Website_4 Aprile 2012

4 aprile alle ore 18.00 presso la Sala Di Liegro di Palazzo Valentini, Roma (via IV Novembre 119) si presenterà il libro: “AUNG SAN SUU KYI, LADY BURMA”  di UGO PAPI

insieme all'Autore e a MASSIMO D'ALEMA parteciperanno NATALIA AUGIAS giornalista del Tg1 e PIERA DEGLI ESPOSTI attrice e scrittrice

introdurrà ALESSIO ARINGOLI presidente Editori Internazionali Riuniti

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-  Aung San Suu Kyi: "Sì alle sanzioni finchè non ci sarà vera democrazia"
-  BIRMANIA: PD, TERZI ORGANIZZI VISITA UFFICIALE
-  Myanmar verso le elezioni. Potrà partecipare anche la dissidente Aung San Suu Kyi
-  Birmania, elezioni: protesta partito Suu Kyi per veto su stadi
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Aung San Suu Kyi: "Sì alle sanzioni finchè non ci sarà vera democrazia": Su La Stampa intervista esclusiva alla Nobel: non cerco vendette, diventeremo la nuova tigre d'Asia
La Stampa - 23/02/2012

La priorità, per la Birmania, è ristabilire lo stato di diritto. In un'intervista esclusiva alla Stampa, il premio Nobel per la Pace e leader dell'opposizione birmana, Aung San Suu Kyi, parla delle sue aspettative e dei suoi timori in vista delle elezioni suppletive del prossimo aprile, quelle che dovrebbero segnare il primo passo verso una democratizzazione del regime birmano.

Per Suu Kyi, le sanzioni imposte dall'Occidente contro il suo Paese «sono state piuttosto efficaci, nel favorire il cambiamento che stiamo vedendo in questi giorni. Anzi molto efficaci». Ma mette in guardia l'Europa da una revoca affrettata delle stesse: «La decisione dell'Ue riguardo le sanzioni è legata all'andamento delle prossime elezioni. Solo dopo si deciderà cosa farne».

Il Premio Nobel per la pace, che è stata quasi due decenni imprigionata nella sua casa di Rangoon, dice di «non volere una giustizia vendicativa» nei confronti dei generali che l'hanno perseguitata, vuole piuttosto «che sia ricostruita la giustizia. Come prima cosa,il nostro paese ha bisogno di ristabilire lo stato di diritto».

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BIRMANIA: PD, TERZI ORGANIZZI VISITA UFFICIALE
AgenParl - Agenzia Parlamentare - 22 Febbraio 2012

Roma - Quali valutazioni esprima il Governo italiano sui recenti sviluppi del processo politico birmano e se non ritenga utile e urgente programmare, sin dalle prossime settimane, una visita ufficiale in Myanmar, per assicurare il pieno sostegno italiano agli sforzi in atto per la pacificazione, la democratizzazione, il rispetto dei diritti umani fondamentali e il pieno sviluppo sociale ed economico del paese. E’ quanto chiede il Partito Democratico in un’interrogazione, prima firmataria Federica Mogherini Rebesani, rivolta al Ministro degli Esteri, Giulio Terzi. “Ministri degli esteri e Primi Ministri di tutto il mondo, incoraggiati dal nuovo clima politico, si sono recati in questi mesi in Myanmar: tra loro, anche il Segretario di Stato USA Hillary Clinton, il Ministro degli esteri francese, quello inglese, quello giapponese e diversi ministri della Repubblica Federale Tedesca. Da ultimo, ha svolto la sua visita il Vice Primo Ministro del Lussemburgo”, si legge nell’interrogazione che prosegue: “L'Italia è l'unico tra i 4 paesi europei con un'ambasciata in funzione nella capitale Yangon che non ha ancora inviato una delegazione di governo in visita nel Myanmar nel corso di quest'ultimo anno, così significativamente segnato da importanti progressi nel processo politico ed istituzionale birmano nel segno dell'apertura e di una potenziale futura riconciliazione nazionale”.

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Myanmar verso le elezioni. Potrà partecipare anche la dissidente Aung San Suu Kyi
Euronews - 22/02/2012

Aung San Suu Kyi è il volto del nuovo Myanmar, l’ex Birmania. La dissidente, premio Nobel per la pace, potrà partecipare alle elezioni politiche per la prima volta in 15 anni. Dopo anni di repressione il paese sembra aprirsi al confronto e alla democrazia. Aung San Suu Kyi si presenta per ottenere un seggio in Parlamento alle elezioni del primo aprile.

La dissidente ha trascorso 15 anni agli arresti domiciliari per aver partecipato e vinto a larga maggioranza le elezioni del 1990, ma i militari al potere non le avevano mai permesso di governare. Il suo partito ora ha denunciato restrizioni nella campagna elettorale.

L’ex generale Thein Sein, eletto presidente un anno fa al posto della giunta, ha avviato alcune riforme. La settimana scorsa ha ricevuto la visita del Commissario europeo allo sviluppo Piebalgs che ha annunciato 150 milioni di euro di aiuti.

Le autorità attuali cercano di cambiare l’immagine di Myanmar, represso per anni da una violenta dittatura militare, sperando che siano eliminate anche le sanzioni contro il paese. Lo scrutinio sarà un banco di prova dell’effettiva svolta democratica dell’ex Birmania.

In occasione del suo viaggio a Myanmar il Commissario europeo responsabile per lo sviluppo Andris Piebalgs ha incontrato la leader dell’opposizione, il Premio Nobel Aung San Suu Kyi e il Presidente birmano Thein Sein ed ha annunciato nuovi aiuti.

Euronews ha intervistato il Commissario europeo al ritorno della sua missione per vedere se il paese sia realmente cambiato.

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Birmania, elezioni: protesta partito Suu Kyi per veto su stadi        
L'UNICO - 20 Febbraio 2012

Il partito di opposizione della premio Nobel birmana Aung San Suu Kyi, che rivendica un seggio alle elezioni parziali di aprile, si è lamentato oggi per una serie di restrizioni imposte dalla Commissione elettorale alla sua campagna. La Lega nazionale per la democrazia (Lnd) ha protestato in particolare per la decisione delle autorità di imporre il veto ai raduni elettorali negli stadi, mentre la leader di opposizione attira enormi folle nelle province della Birmania. «Dobbiamo combattere contro varie difficoltà in campagna elettorale», ha detto il portavoce della Lnd Nyan Win in una conferenza stampa a Rangoon: «Se la situazione non cambierà, non vedremo elezioni giuste». Per il portavoce, «la sensazione è che si voglia mettere il bastone nelle ruote della nostra campagna». Aung San Suu Kyi ha lanciato dieci giorni fa la sua campagna elettorale a Kawhmu, circoscrizione rurale legata a Rangoon, la più grande città della Birmania. La leader è stata accolta da migliaia di sostenitori con bandiere del partito e fotografie del padre Aung San, un eroe dell'indipendenza.

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-  E' solo questione di tempo: Aung San Suu Kyi presto guiderà la Birmania
-  Myanmar, Thein Sein al Washington Post assicura: ''Avanti verso democrazia''
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E' solo questione di tempo: Aung San Suu Kyi presto guiderà la Birmania
L'Occidentale - 21 Gennaio 2012

La figura della celeberrima politica birmana Aung San Suu Kyi, premio Nobel per la pace 1991 finalmente rilasciata il 13 novembre 2010 dopo molti anni agli arresti domiciliari, sta diventando un culto nel suo Paese. Sugli scaffali delle librerie di Rangoon le biografie su di lei affiancano i libri su Barack Obama e David Beckham. Fuori, le bancarelle vendono calendari con la foto della leader de facto dell’opposizione birmana e di suo padre, l’eroe Aung San.

La Birmania, nonostante lo scetticismo di molti, ha promesso riforme politiche ed economiche e se ciò è vero, il culto di Aung San Suu Kyi diventerà sempre più visibile. Le guide turistiche che offrono giri per la città dall’aeroporto di Rangoon per il prezzo di 10 dollari, ti fanno lo sconto, se dici che la tua destinazione è la casa della candidata alle parlamentari di aprile (Aung San Suu Kyi spera di aggiudicarsi uno dei 440 seggi della Camera bassa del Parlamento birmano).

Solo 14 mesi fa, un autista aveva paura di pronunciare il suo nome ad alta voce, per non parlare di portare gente a casa sua. Negli ultimi mesi invece un flusso di illustri visitatori, come il Segretario di Stato americano Hillary Rodham Clinton, e George Soros, investitore miliardario, sono accorsi per una foto con Aung San Suu Kyi in Viale dell’Università 54, dove lei vive.

Comunque da quando la nota politica birmana ha annunciato la sua prima candidatura per una carica politica, molti potenziali visitatori si sono educatamente allontanati. “Probabilmente è più facile entrare per vedere Madonna”, dice un diplomatico. Naturalmente per i suoi sostenitori sarebbe un ottimo trampolino di lancio per una futura guida del Paese, se Aung San Suu Kyi vincesse le elezioni. Potrebbe influenzare i legislatori in un Parlamento che ha già dimostrato di possedere credenziali riformiste.

 “Il Presidente Thein Sein e il suo governo hanno chiaramente dimostrato di preferire averla con loro, piuttosto che il contrario”, afferma un diplomatico occidentale. Da agosto, il governo dell’ex generale Thein Sein ha attuato diverse riforme. Ha abolito la censura dei media, rinnovato le leggi sul lavoro, tenuto colloqui  con gruppi etnici ribelli e la settimana scorsa ha raggiunto uno storico cessate il fuoco con il movimento armato Karen National Union. Quest’ultimo passo del governo militare dovrebbe riportare la pace nello Stato di Karen nell’est del Paese.

La mossa che però ha più attratto l’attenzione internazionale è stato il rilascio venerdì scorso di centinaia di importanti prigionieri politici (ben 651), tanto che gli USA hanno pensato di normalizzare i legami diplomatici con il regime. Forse si arriverà anche all’abolizione delle sanzioni imposte alla Birmania da parte del blocco occidentale (USA ed Unione europea).

 “Per la prima volta da decenni, la gente crede che il cambiamento sia in arrivo”, dichiara Susanne Kempel, consulente di organizzazioni internazionali che opera in Burma (o Myanmar, com’è conosciuta la Birmania). “Naturalmente, c’è il timore che tale cambiamento possa essere portato via di nuovo, ma c’è la sensazione che, questa volta, esso sia reale”, aggiunge la Kempel.

Non tutti però ritengono che la corsa della Birmania verso la democrazia sia irreversibile. C’è chi rimane diffidente. Come Ashin Gambira, un monaco attivista rilasciato venerdì, il quale lamenta: “Il governo ancora caratteristiche dittatoriali. Che tipo di democrazia è questa?”. Infatti numerosi oppositori politici rimangono in carcere e le accuse devono essere ancora sollevate da quelli liberati.

Più ottimisti sono attivisti come Khin Zaw Win, che in passato è stato detenuto per ben 11 anni: “Prima, se parlavo, dovevo guardarmi alle spalle. Il governo mantiene la linea dura, ma sento che il punto di svolta è stato raggiunto”, afferma. Del resto, qualche mese fa la stessa candidatura alle elezioni di Aung San Suu Kyi sembrava impossibile.

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Myanmar, Thein Sein al Washington Post assicura: ''Avanti verso democrazia''
20 gennaio 2012

Washington, 20 gen. (Adnkronos/Washington Post) - La Birmania intende compiere d'ora in poi solo passi avanti nella direzione che ha intrapreso, quella della democrazia, e chiede agli Stati Uniti e agli altri paesi di revocare le sanzioni che danneggiano la popolazione e minacciano il progresso economico di Myanmar. A dichiararlo - nella prima intervista mai concessa ad un giornalista americano, Lally Weymouth del Washington Post a Naypyidaw - è il presidente birmano Thein Sein, che conferma la linea di progressiva apertura del paese, linea che ha portato di recente il segretario di Stato americano Hillary Clinton a compiere uno storico viaggio a Myanmar ed il presidente americano Barack Obama ad annunciare la nomina di un ambasciatore.

"Il mio messaggio è che siamo sul binario giusto, quello che va in direzione della democrazia", ha dichiarato Thein Sein, che prima di diventare presidente nel marzo scorso era stato premier birmano dal 2007. "E siccome siamo sul binario giusto, possiamo solo procedere in avanti e non abbiamo nessuna intenzione di tirarci indietro". L'ex militare - a riposo dall'aprile del 2010 - ha ricordato che il suo paese ha accolto numerose richieste dall'esterno, dalla liberazione dei prigionieri politici, alla convocazione di elezioni alla scelta di consentire ad Aung San Suu Kyi di entrare potenzialmente a far parte del governo. "Ora è necessario che i paesi occidentali facciano la loro parte".

Sul tema delle sanzioni non si è pronunciata nello stesso identico modo la Premio Nobel per la Pace, per molti anni rimasta reclusa agli arresti domiciliari dal regime, che aveva messo a tacere ogni voce di dissenso: ascoltata dalla stessa giornalista la leader dell'opposizione ha invece esortato i paesi occidentali "ad impegnarsi e revocare le sanzioni quando riterranno che è arrivato il momento".

Ma ha avuto parole di stima per Thein Sein: "Credo voglia sinceramente promuovere riforme. Ma non è l'unico a sedere nel governo", ha spiegato. "Non so di quanto appoggio goda nell'esercito. Proviene lui stesso dall'esercito, quindi suppongo che debba avere un forte sostegno nei circoli militari. Ma si tratta di una semplice supposizione".

Nell'intervista Thein Sein non nasconde il fatto che i militari manterranno anche in futuro un forte ruolo: pur non avendo alcun ruolo formale nell'esecutivo del paese, controllano ancora un quarto dei seggi in parlamento. "Non possiamo lasciare da parte i militari perché abbiamo bisogno della loro partecipazione allo sviluppo del paese".

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-   Aung San Suu Kyi presenta candidatura a elezioni
-  Liberati detenuti politici birmani di primo piano
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Aung San Suu Kyi presenta candidatura a elezioni

Premio Nobel si candida per la Lega Nazionale per la Democrazia

 (TMNews)_18 gennaio 2012

Aung San Suu Kyi ha presentato la sua candidatura alle elezioni legislative parziali del 1 aprile in Birmania. La leader dell'opposizione birmana e premio Nobel per la Pace si presenterà per la Lega Nazionale della Democrazia, (Lnd) nella circoscrizione di Kawhmu, vicino Rangoon, dove ha la residenza. Il prossimo appuntamento elettorale è considerato dagli occidentali un test chiave per verificare l'effettiva volontà di transizione democratica del regime di Myanmar.

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Liberati detenuti politici birmani di primo piano
Asia News_13/01/12

Il provvedimento voluto dal presidente del Myanmar riguarda 651 prigionieri, fra cui – ma non si conosce il numero esatto – prigionieri di coscienza. Fra loro monaci, leader studenteschi e l’ex Primo Ministro e capo dell’intelligence Khin Nyunt. Per Aung San Suu Kyi è un “segnale positivo”. Più vicina l’ipotesi di una rimozione delle sanzioni occidentali.

 Con un atto di clemenza voluto dal presidente Thein Sein, diversi dissidenti birmani di primo piano sono stati liberati dalle carceri del Paese dopo anni di detenzione. Il provvedimento in vigore oggi è solo l’ultimo di una serie di amnistie decise dal nuovo governo “civile”, che mira a rientrare a pieno titolo in seno alla comunità internazionale, ottenere la cancellazione delle sanzioni del blocco occidentale – Stati Uniti e Unione europea – e conquistare la presidenza dell’Asean, l’associazione che riunisce 10 nazioni del Sud-est asiatico, per il 2014. Secondo le prime informazioni filtrate, ancora frammentarie e confuse, fra i detenuti liberati – 651 in totale – vi sarebbe uno dei leader di 88 Generation Students Group, Min Ko Naing (nella foto), insieme all’ex premier e capo dell’intelligence Khin Nyunt – finito agli arresti per ordine del generalissimo Than Shwe, capo della precedente giunta militare – e uno dei promotori della rivolta del monaci del settembre 2007, ribattezzata la Rivoluzione zafferano, Shin Gambira.

Analisti ed esperti di politica birmana sottolineano che la caratura delle personalità liberate è indice di un passo “decisivo” per il Paese, nel solco della democrazia e di riforme atte a promuovere l’unità nazionale. In particolare, Min Ko Naing era forse il più celebre – dopo Aung San Suu Kyi – fra i prigionieri politici in Myanmar. Nel 2003 egli aveva promosso un primo “progetto in 7 punti” di “riforme democratiche”, ma è rimasto vittima di una purga del regime l’anno successivo, ad opera - forse -  dell’ex generalissimo Than Shwe.

La leader dell’opposizione democratica Aung San Suu Kyi ha accolto con favore il nuovo provvedimento di amnistia, giudicandolo un “segnale positivo” lanciato da Naypyidaw. “Salutiamo con piacere il rilascio – avrebbe detto la Nobel per la pace, secondo quanto riferito da un portavoce – alcuni dissidenti sono già sulla via di casa”.

Il governo birmano, in carica da poco meno di un anno, ha già disposto il rilascio di molti prigionieri politici, mostrando di voler perseguire un reale processo di cambiamento in senso democratico. Al momento non vi sono dati ufficiali sul numero dei prigionieri politici liberati, ma pare che prima del provvedimento odierno nelle carceri vi fossero ancora fra i 600 e i 1000 detenuti di coscienza. è importante sottolineare che la grazia concessa oggi da Thein Sein segue la legge 401(1) del Codice birmano, ed è sotto la diretta responsabilità del presidente. In passato, invece, i provvedimenti di amnistia erano inseriti sotto l’articolo 204(b), in base al quale vi è un consenso diretto ed esplicito del Comitato nazionale di sicurezza e difesa. Insomma, in questo caso il leader della ex Birmania pare aver preso in prima persona l’iniziativa, incurante del parere dei “poteri forti” –  i militari – che hanno dominato per decenni il Paese.

Ieri intanto, a testimonianza delle speranze di cambiamento, il governo birmano ha firmato uno storico cessate il fuoco con il movimento armato Karen. L’accordo è stato raggiunto e sottoscritto da rappresentanti dell’esecutivo e da portavoce del Karen National Union (Knu) a Hpa-an, capitale dello Stato Karen nell’est del Myanmar. Rimane invece ancora critica la situazione nello Stato settentrionale Kachin, dove continuano gli scontri fra milizie ribelli ed esercito regolare e si fa sempre più drammatica la situazione di centinaia di migliaia di profughi.

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-  Liberati detenuti politici birmani di primo piano
-  Ministro a Rangoon, stasera Legion onore a Suu Kyi
-  Birmania/ San Suu Kyi non esclude ruolo di governo: "Ci penserò"
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Liberati detenuti politici birmani di primo piano

Il provvedimento voluto dal presidente del Myanmar riguarda 651 prigionieri, fra cui – ma non si conosce il numero esatto – prigionieri di coscienza. Fra loro monaci, leader studenteschi e l’ex Primo Ministro e capo dell’intelligence Khin Nyunt. Per Aung San Suu Kyi è un “segnale positivo”. Più vicina l’ipotesi di una rimozione delle sanzioni occidentali.

AsiaNews/Agenzie - 13/1/2012

Yangon – Con un atto di clemenza voluto dal presidente Thein Sein, diversi dissidenti birmani di primo piano sono stati liberati dalle carceri del Paese dopo anni di detenzione. Il provvedimento in vigore oggi è solo l’ultimo di una serie di amnistie decise dal nuovo governo “civile”, che mira a rientrare a pieno titolo in seno alla comunità internazionale, ottenere la cancellazione delle sanzioni del blocco occidentale – Stati Uniti e Unione europea – e conquistare la presidenza dell’Asean, l’associazione che riunisce 10 nazioni del Sud-est asiatico, per il 2014. Secondo le prime informazioni filtrate, ancora frammentarie e confuse, fra i detenuti liberati – 651 in totale – vi sarebbe uno dei leader di 88 Generation Students Group, Min Ko Naing (nella foto), insieme all’ex premier e capo dell’intelligence Khin Nyunt – finito agli arresti per ordine del generalissimo Than Shwe, capo della precedente giunta militare – e uno dei promotori della rivolta del monaci del settembre 2007, ribattezzata la Rivoluzione zafferano, Shin Gambira.

Analisti ed esperti di politica birmana sottolineano che la caratura delle personalità liberate è indice di un passo “decisivo” per il Paese, nel solco della democrazia e di riforme atte a promuovere l’unità nazionale. In particolare, Min Ko Naing era forse il più celebre – dopo Aung San Suu Kyi – fra i prigionieri politici in Myanmar. Nel 2003 egli aveva promosso un primo “progetto in 7 punti” di “riforme democratiche”, ma è rimasto vittima di una purga del regime l’anno successivo, ad opera - forse -  dell’ex generalissimo Than Shwe.

La leader dell’opposizione democratica Aung San Suu Kyi ha accolto con favore il nuovo provvedimento di amnistia, giudicandolo un “segnale positivo” lanciato da Naypyidaw. “Salutiamo con piacere il rilascio – avrebbe detto la Nobel per la pace, secondo quanto riferito da un portavoce – alcuni dissidenti sono già sulla via di casa”.

Il governo birmano, in carica da poco meno di un anno, ha già disposto il rilascio di molti prigionieri politici, mostrando di voler perseguire un reale processo di cambiamento in senso democratico. Al momento non vi sono dati ufficiali sul numero dei prigionieri politici liberati, ma pare che prima del provvedimento odierno nelle carceri vi fossero ancora fra i 600 e i 1000 detenuti di coscienza. è importante sottolineare che la grazia concessa oggi da Thein Sein segue la legge 401(1) del Codice birmano, ed è sotto la diretta responsabilità del presidente. In passato, invece, i provvedimenti di amnistia erano inseriti sotto l’articolo 204(b), in base al quale vi è un consenso diretto ed esplicito del Comitato nazionale di sicurezza e difesa. Insomma, in questo caso il leader della ex Birmania pare aver preso in prima persona l’iniziativa, incurante del parere dei “poteri forti” –  i militari – che hanno dominato per decenni il Paese.

Ieri intanto, a testimonianza delle speranze di cambiamento, il governo birmano ha firmato uno storico cessate il fuoco con il movimento armato Karen. L’accordo è stato raggiunto e sottoscritto da rappresentanti dell’esecutivo e da portavoce del Karen National Union (Knu) a Hpa-an, capitale dello Stato Karen nell’est del Myanmar. Rimane invece ancora critica la situazione nello Stato settentrionale Kachin, dove continuano gli scontri fra milizie ribelli ed esercito regolare e si fa sempre più drammatica la situazione di centinaia di migliaia di profughi.

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Ministro a Rangoon, stasera Legion onore a Suu Kyi
ANSA_15 gennaio 2012

La Ue rispondera' ''in modo concreto'' alle recenti riforme del nuovo governo birmano.

Lo ha detto il ministro degli Esteri francese, Alain Juppe' a Rangoon dove oggi ha incontrato la leader dell'opposizione, Aung San Suu Kyi, la quale sara' insignita della Legion d'Onore in una cerimonia che si terra' questa sera. ''Come il resto della comunita' internazionale, abbiamo osservato con molta attenzione i segnali positivi del presidente Thein Sein, anche quelli recenti'', ha detto

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Birmania/ San Suu Kyi non esclude ruolo di governo: "Ci penserò"

"Dipende dalle circostanze e da quale ministero mi proporranno"

 (TMNews)_15/01/2012

La leader dell'opposizione democratica in Birmania, Aung San Suu Kyi, non esclude un suo ruolo nel futuro governo di Rangoon nel caso in cui dovesse conquistare un seggio in parlamento alle prossime elezioni. "Dipende dalle circostanze e da quale ministero mi viene offerto", ha detto il premio Nobel per la Pace nel giorno in cui ha ricevuto la visita del ministro francese degli Affari esteri, Alain Juppé. Interpellata sull'ipotesi di vederla alla guida di un ministero, Aung San suu Kyi ha risposto: "Dovrò riflettere molto seriamente".

San Suu Kyi è stata liberata nel novembre 2010 dopo avere passato buona parte degli ultimi venti anni in stato di detenzione. La giunta al potere ha trasferito nel marzo scorso tutti i suoi poteri a un nuovo governo "civile", benché controllato da ex soldati. Questo nuovo gruppo diretto dal presidente Thein Sein ha moltiplicato i programmi di riforma negli ultimi mesi, permettendo in particolare il ritorno di San Suu kyi sulla scena politica.

Posso dire di avere fiducia nel presidente perché ha mantenuto le sue promesse ed ha reso possibile la nuova registrazione ufficiale della Lega nazionale per la Democrazia", ha detto San Suu Kyi.

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-  Birmania, Hague: Riforme buon inizio, ma non si allenti pressione
-  Birmania, il partito di Suu Kyi al voto
-  Australia attenua restrizioni su autorità della Birmania dopo riforme
-  Birmania. Stop a progetto centrale carbone per "motivi ambientali"
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Birmania, Hague: Riforme buon inizio, ma non si allenti pressione
Pubblicato il 6 gennaio 2012

Rangoon (Birmania), 6 gen. (LaPresse/AP) - Le recenti riforme messe in  atto dalla Birmania sono un motivo di speranza ma non sono ancora abbastanza e i sostenitori esterni della democrazia non devono allentare la pressione sul governo militare. è quanto dichiarato oggi dal ministro degli Esteri britannico William Hague, in viaggio ufficiale in Birmania da ieri. Nella sua visita, la prima di un ministro degli Esteri britannico dal 1955, Hague ha dichiarato che le riforme intraprese dal presidente Thein Sein aumentano le speranze che nel Paese del sudest asiatico possa essere instaurata la democrazia, ma ha aggiunto che i critici devono continuare a premere sulla Birmania affinché le riforme siano complete. Il Regno Unito e altre nazioni hanno deciso sanzioni politiche ed economiche contro il Paese, a causa della repressione messa in atto dal precedente governo militare. Hague sostiene che tali sanzioni non dovrebbero essere tolte finché ci saranno prigionieri politici in Birmania.

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Birmania, il partito di Suu Kyi al voto
La Stampa – 06/01/2012

La leader dell’opposizione: "Comincio a intravedere un futuro democratico"

Approvato il partito di Aung San Suu Kyi dalle autorità birmane, ora la leader della Lega Nazionale per la Democrazia (Nld) ha dichiarato che il suo partito «parteciperà alle elezioni» che si terranno in aprile, pur rimanendo vaga sulla sua intenzione di candidarsi o meno. Nel corso delle ultime elezioni a cui la Nld aveva potuto partecipare, tenutesi nel 1990, il premio Nobel per la Pace aveva guidato il suo partito a una vittoria schiacciante – che venne però ignorata dalla Giunta militare, che mise Aung San Suu Kyi agli arresti domiciliari per 15 anni, con solo brevi interruzioni.

Poi, ci sono state le elezioni del 2010, boicottate dalla Nld, che hanno però consentito la transizione ad un governo civile – certo molto fedele ai militari, che del resto nel 2008 hanno voluto approvata una Costituzione che ne cementa la presenza in Parlamento, riservando loro un quarto dei seggi. Ciò malgrado, la situazione, osservata ancora con una certa dose di prudenza, sembra aver preso una piega davvero diversa, tale da consentire alla Nld di candidarsi alle elezioni, e di veder scarcerare varie decine di prigionieri, fra cui numerosi prigionieri politici di rilievo. Aung San Suu Kyi si è detta «fiduciosa» che il futuro della Birmania sarà democratico, e le visite di alto livello continuano a succedersi nel Paese: l’ultimo della lista è stato William Hague, il ministro degli Esteri britannico, che ha incontrato il presidente birmano Thein Sein.

è la prima visita dal 1955 di così alto livello da parte di un rappresentante dell’ex potere coloniale, e mostra, se ce ne fosse ancora bisogno, con quanto interesse molte capitali, tanto in Asia quanto in Europa e negli Stati Uniti, stiano seguendo gli sviluppi birmani. Tanto interesse è legato anche al desiderio di riequilibrare l’influenza diplomatica cinese sul governo birmano a Naypydaw.

Nei lunghi decenni di isolamento della Birmania da parte delle democrazie mondiali, infatti, la Cina ha potuto procedere a passo spedito, investendo nel Paese e intessendo reti di influenza che, fin dall’inizio, hanno destato inquietudine e sospetti. Da parte dell’India, prima di tutto, che aveva osservato con malcelato disappunto la Cina sconfinare in quella che Delhi considera la sua «sfera di influenza» tradizionale. L’accerchiamento diplomatico cinese, infatti, ha elargito attenzioni tanto alla Birmania che al Nepal e al Pakistan, portando infine l’India a decidere che, giunta militare o meno, avrebbe contrastato tutto ciò investendo in Birmania e mantenendo aperti i canali diplomatici.

L’opposizione da parte dell’opinione pubblica indiana e internazionale si è fatta sentire per un certo periodo, poi, ad aiutare la realpolitik indiana sono arrivate le aperture politiche di Naypydaw di questi mesi. Ora, dunque, ecco le visite diplomatiche di alto livello tanto a Rangoon quanto alla capitale nuova di zecca Naypydaw, approntata in tutta fretta nel 2005 (si dice in seguito a una profezia da parte degli astrologi dei militari, che avevano previsto la distruzione di Rangoon) e costruita in larghissima parte da gruppi immobiliari cinesi.

Non solo la capitale: gli investimenti cinesi, che non hanno mai osservato il boicottaggio della Giunta militare sono presenti in modo significativo su tutto il territorio: lo scorso anno, infatti, la Cina ha investito qui più di 14 miliardi di dollari Usa, fra porti, autostrade, dighe, progetti immobiliari etc. E l’abbraccio cinese sembra essere ormai un po’ troppo stretto per i birmani stessi, dato che in settembre scorso il presidente Thein Sein ha bloccato la costruzione di una controversa diga cinese, e aperto maggiormente la porta birmana al mondo.

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Australia attenua restrizioni su autorità della Birmania dopo riforme

Rangoon (Birmania), 9 gen. (LaPresse/AP) - L'Australia ha attenuato alcune restrizioni imposte a esponenti delle autorità della Birmania in seguito alle riforme introdotte dal governo civile birmano. Lo ha fatto sapere il dipartimento degli Esteri australiano, precisando che la decisione è stata annunciata dal ministro Kevin Rudd durante una visita in Indonesia. Alti funzionari birmani non possono visitare l'Australia né fare transazioni finanziarie nel paese. Le sanzioni erano state imposte a causa di abusi commessi dai militari. Ora dalla lista saranno rimossi ex ministri che hanno lasciato la politica e funzionari del settore turistico.

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Birmania. Stop a progetto centrale carbone per "motivi ambientali"

Seconda decisione dopo quella su grande diga voluta dalla Cina

Roma, 9 gen. (TMNews) - Il governo della Birmania ha annunciato oggi che cancellerà un progetto di centrale a carbone, menzionando "problemi ambientali". Lo ha riferito oggi il ministro dell'Elettricità Khin Maung Soe, citato da un alto funzionario della società elettrica di Yangon. Si tratta della seconda decisione di retromarcia su progetti di grande impatto ambientale, dopo quella dell'anno scorso relativa a una mega-diga sostenuta dalla Cina. La decisione sembrerebbe inserirsi nel percorso di riforma intrapreso dal nuovo esecutivo, nominalmente civile, insediatosi lo scorso marzo dopo lo scioglimento della giunta militare che ha governato il Paese per decenni, anche se l'esercito ancora controlla il governo dietro le quinte. Secondo Maung Soe la decisione di bloccare il progetto di centrale, che fa parte dell'enorme "Progetto di sviluppo Dawei" nell'estremo sud del Paese al confine con la Thailandia, è stata presa "dopo aver ascoltato la voce del popolo".

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-  Birmania, data elezioni straordinarie fissata per primo aprile 2012
-  Birmania, Aung San Suu Kyi visita i supersititi dell'esplosione
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Birmania, data elezioni straordinarie fissata per primo aprile 2012
La Presse_30 dic.2012

Le autorità della Birmania hanno fissato la data per le prossime elezioni straordinarie al primo aprile del 2012. Il voto è stato indetto per sostituire i deputati che sono diventati ministri dopo la prima sessione del Parlamento a gennaio. La Lega nazionale per la democrazia di Aung San Suu Kyi ha annunciato che presenterà candidature per tutti e 48 i seggi. Il partito di Suu Kyi aveva boicottato le elezioni generali dell'anno scorso contestando le rigide regole che, tra l'altro, non avevano permesso alla stessa leader del partito di candidarsi. Il governo ha da allora eliminato molte restrizioni.

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Birmania, Aung San Suu Kyi visita i supersititi dell'esplosione
TMNews_30 Dic.2012

Aung san Suu Kyi, leader del partito d'opposizione birmano, si è recata in visita alle oltre mille persone rimaste senza casa in seguito alla violenta esplosione, di cui ancora s'ignorano le cause, che giovedì 29 dicembre ha colpito un magazzino in un quartiere residenziale di Rangoon, causando una ventina di morti e un centinaio di feriti.

I sopravvissuti sono ora ospitati in un monastero, a loro Suu Kyi - come molti altri privati cittadini di Rangoon - oltre a portare la propria solidarietà ha materialmente offerto cibo e denaro. Le elezioni di medio termine birmane per assegnare 48 seggi vacanti nelle 2 assemblee nazionali, alle quali Aung San Suu Kyi per la prima volta nella sua carriera ha annunciato di volersi presentare, si terranno il primo aprile 2012. Dal 13 novembre 2010 il premio Nobel per la Pace è tornata a essere libera dopo aver passato gran parte degli ultimi 20 anni agli arresti o in semilibertà, per volere del regime militare al potere nel Paese.

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-  Ambasciatore di Pechino incontra Suu Kyi
-  Birmania, legalizzato il partito di San Suu Kyi
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Ambasciatore di Pechino incontra Suu Kyi
Europa Quotidiano_16 Dicembre 2001

Un incontro raro, il contatto di più alto livello tra Pechino e l’opposizione birmana degli ultimi due decenni, quello avvenuto la scorsa settimana ma comunicato solo ieri tra l’ambasciatore cinese in Myanmar e Aung San Suu Kyi. La conferma dell’incontro è arrivata da un assistente del premio Nobel per la pace e da Liu Weimin, portavoce del ministro degli esteri cinese, il quale ha aggiunto che il diplomatico cinese di più alto rango, il consigliere di stato Dai Binguoo, si recherà in Myanmar la prossima settimana per un summit dei paesi del fiume Mekong, solo poche settimane dopo la storica visita del segretario di stato americano Hillary Clinton. Stando a quanto riferito da Liu, l’incontro dell’ambasciatore Li Junhuas con la leader dell’opposizione birmana è arrivato in risposta a una sua richiesta. «La signora Aung San Suu Kyi ha manifestato più volte il desiderio di un contatto con la controparte cinese, e l’incontro con l’ambasciatore in Myanmar è stato una risposta a queste richieste», ha spiegato, rifiutando però di precisare il luogo dell’incontro.

Liu ha chiuso dicendo che l’ambasciatore «ha ascoltato le idee di Aung San Suu Kyi». Il capo dello staff di Suu Kyi, Khun Tha Myint, ha riferito alla Reuters che l’incontro è avvenuto l’8 dicembre scorso nella residenza della premio Nobel. «Il faccia a faccia è andato molto bene. è stato molto cordiale e amichevole ». Suu Kyi da tempo cerca di rassicurare la Cina, forte sostenitrice del regime militare che l’ha tenuta per anni prigioniera, sul fatto che lei non considera Pechino un nemico.

Di questo tono furono già le dichiarazioni rilasciate appena liberata dagli arresti domiciliari, l’anno scorso. «Sono felice che sia la Cina sia Suu Kyi si rendano conto dell’importanza di buoni rapporti tra Myanmar e la Cina», ha dichiarato alla Reuters un alto diplomatico birmano in pensione, che ha richiesto di restare anonimo.

«Buone relazioni tra i due paesi sono importanti per la stabilità e prosperità dell’intera regione ». Stando ai media cinesi, l’ultimo diplomatico di rango ad aver incontrato – due volte, nel suo caso – Suu Kyy fu l’allora ambasciatore Cheng Ruisheng, in carica dal 1987 al 1991. «Dopo la visita americana, anche noi dobbiamo intensificare le nostre visite e i contatti», spiega Lin Xixing, esperto di Myanmar alla Jinan University di Guangzhou. «La Birmania ha bisogno della Cina anche più di quanto non abbia bisogno degli Stati Uniti se spera di risolvere i suoi problemi con le minoranze etniche», aggiunge riferendosi agli scontri che spesso spingono gruppi di rifugiati verso la Cina. Il portavoce Liu non ha precisato esattamente quando Dai, che ricopre una carica persino più importante di quella del ministro degli esteri, si recherà in Myanmar e nemmeno se avrà degli incontri bilaterali con i rappresentanti governativi. «La Cina – ha sottolineato – si è sempre sforzata di sviluppare una partnership strategica con Myanmar e sostiene gli sforzi del governo di aumentare lo sviluppo economico e sociale e di promuovere la riconciliazione interna». Secondo fonti della Reuters sarebbe dovuto essere il premier cinese Wen Jiabao a partecipare al Mekong River summit la settimana prossima: non è chiaro perché invece ci vada Dai.

Pechino è stata a lungo il più stretto alleato del Myanmar. Ma i rapporti si sono incrinati dopo che l’ex Birmania ha sospeso a settembre la costruzione di una diga finanziata dai cinesi e sono stati ulteriormente intaccati dai primi passi di Washington per far ripartire il dialogo con il paese. La Clinton ha incontrato Suu Kyi questo mese. Il viaggio del segretario di stato è arrivato dopo la decisione del presidente Barack Obama di aprire la porta a un ampliamento dei legami, motivato dall’impressione che vi sia un potenziale di progresso in un paese fino a poco tempo fa era considerato una dittatura militare, per di più allineata alla Cina. Con le sanzioni a bloccare gli investimenti occidentali, Pechino è diventato il più grande alleato birmano, investendo in infrastrutture, dighe idroelettriche, oleodotti e gasdotti per nutrire i crescenti appetiti energetici del sud della Cina. In più, Pechino ha sempre fatto i conti sul Myanmar come bastione contro quelli che ritiene i tentativi statunitensi di “circondare” la Cina. Ma tutto questo può essere messo in discussione ora che Washington ha ripreso i contatti con un paese che si dice impegnato in un cammino di riforme.

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Birmania, legalizzato il partito di San Suu Kyi
Il Corriere Web_13 Dicembre 2011

La Lega Nazionale per la Democrazia, il partito del premier Nobel per la pace boicottato al turno elettorale del 2010, potrà partecipare alle prossime elezioni legislative. Lo rende noto il quotidiano New Light of  Myanmar.

La notizia è ufficiale. Il partito guidato da Aung San Suu Kyi è stato finalmente, e in via ufficiale, legalizzato dalla Commissione elettorale. La Lega Nazionale per la Democrazia potrà dunque concorrere alle prossime elezioni che avranno luogo in Birmania tra qualche mese. A rendere nota la decisione della Commissione, che ha accuratamente esaminato la documentazione presentata dal partito per l’iscrizione alle elezioni, è il quotidiano New Light of Myanmar.

Aung San Suu Kyi divenuta un’icona nella lotta per la democrazia era stata liberata il 13 novembre 2010, dopo aver trascorso diversi anni della sua vita agli arresti domiciliari. Figlia del generale Aung San, ucciso dopo aver negoziato l’indipendenza della Birmania dal Regno Unito nel 1947, la donna fondò nel 1988 la Lega Nazionale per la democrazia.

Il premio Nobel per la pace ha dichiarato: “Dobbiamo approfittare di questo momento per accelerare il processo di riforme e portarlo a un punto tale da renderlo irreversibile. I paesi che hanno istituito le sanzioni sono stati molto chiari e hanno detto quali sono le condizioni che il
governo deve accettare perché vengano rimosse, ma ci sono ancora prigionieri”. Aung San Suu Kyi aveva incontrato nei primi giorni di dicembre il segretario di Stato USA Hillary Clinton, ricevendo inoltre l’appoggio del presidente statunitense Barack Obama che aveva indirizzato due lettere alla giunta e alla stessa donna: “Ammiro da lungo tempo la sua lotta coraggiosa e senza pause per la democrazia. Siamo pronti a far progredire i vostri sforzi verso la democrazia e promuovere il rispetto dei diritti umani”. 

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-  Birmania/ Parlamento autorizza le manifestazioni di piazza
-  Il Myanmar apre la Borsa e promette riforme. E Aung San Suu Kyi prende il caffè con i ministri
-  L'ipoteca dell'eroina sul futuro della nuova Birmania
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Birmania/ Parlamento autorizza le manifestazioni di piazza
TMNews - 24/11/11

Il Parlamento birmano ha adottato una legge che autorizza la popolazione a manifestare, a condizione di informare le autorità "cinque giorni prima" e di tenersi a distanza da sedi governative, scuole, ospedali e ambasciate. Lo ha reso noto un deputato, Aye Maung, della Camera alta del Parlamento.

Ora il provvedimento deve essere ratificato dal Presidente. "Se otterrà il via libera, la legge sui raduni pacifici e le proteste renderà legali le manifestazioni per la prima volta dopo circa un secolo", ha commentato il sito di informazione dei birmani in esilio, Democratic Voice of Burma (DVB). Le manifestazioni sono molto rare in Birmania: le ultime proteste di grandi dimensioni risalgono al 2007, quando i monaci buddisti diedero vita alla "rivolta zafferano", duramente repressa dalla giunta militare allora al potere. Lo scorso marzo, la giunta si è sciolta e ha passato il potere a un governo "civile", anche se sempre controllato dai militari.

Da allora, l'esecutivo ha moltiplicato i gesti di apertura, favorendo anche il ritorno sulla scena politica della leader dell'opposizione, Aung San Suu Kyi. Un mese fa, i birmani hanno visto riconosciuto il diritto di unirsi in sindacato e di scioperare; diritti di cui erano privi da mezzo secolo.

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Il Myanmar apre la Borsa e promette riforme. E Aung San Suu Kyi prende il caffè con i ministri
Il Sole 24 ore - 26/11/11

 «Vogliono lo Stock Exchange» dice Justin Wintle, autore di "The Perfect Hostage", biografia di Aung San Suu Kyi. In realtà c'è già: il Myanmar Securities Exchange, aperto in joint venture con la giapponese Daiwa Securities Co. Ma vi sono quotate solo due società e la Borsa è stata definita «uno dei segreti meglio custoditi del regime». Ora, però, il nuovo governo "civile" costituito in Myanmar, la ex Birmania, dopo le elezioni dello scorso anno, sta giocando tutte le sue carte su una grande riforma economica e la Daiwa ha iniziato a trattare con il Tokyo Stock Exchange per aprirsi al mercato internazionale.

«Anche in Myanmar si assiste al primato dell'economia che cambia la politica» afferma Zaw Oo, economista birmano rifugiato in Thailandia. Che il cambiamento sia in atto lo dimostra che abbia potuto partecipare al forum organizzato a Naypyidaw, nuova capitale del Myanmar. «S'è discusso di riforme per creare un ambiente macroeconomico favorevole al settore privato e non tutti i ministri hanno risposto nel solito, monolitico tono». Ancor più sorprendente che fosse presente Aung San Suu Kyi. «L'ho vista chiacchierare con i ministri prendendo un caffè» ricorda Zaw Oo. La stessa Aung San Suu Kyi, che ha trascorso agli arresti 15 degli ultimi 21 anni ed è stata liberata, si spera definitivamente, nel novembre 2010, ha dichiarato di credere in «un'opportunità di cambiamento».

«Il cambiamento più significativo è che Thein Sein, il leader quasi-civile ed ex generale, sembra voler coinvolgere Suu Kyi nel futuro politico della nazione» dice il giornalista inglese Larry Jagan, profondo conoscitore della questione. E per la prima volta si avverte nelle sue parole una sfumatura d'ottimismo. Confermato dall'annuncio di un prossimo supplemento di elezioni, cui parteciperà anche la National League for Democracy, il partito di Daw, la Signora, Suu Kyi, che potrà candidarsi. Aung San Suu Kyi, in un certo senso, è la "regina di cuori" che Thein Sein sta utilizzando nella sua partita con Stati Uniti e Cina.

I rapporti con il Grande Fratello si sono raffreddati dopo il blocco alla costruzione della diga di Mytisone, nel nord della Birmania, che avrebbe rifornito d'energia il sud della Cina. Thein Sein ha dichiarato di aver seguito la volontà popolare, più probabilmente ha voluto evitare tensioni con le etnie che vivono in quell'area. E' certo comunque che l'influenza e la presenza cinese cominciano a pesare. La strategia dello charme, quindi, potrebbe convincere gli americani a sospendere le sanzioni economiche e aprire una linea di credito. Il primo passo sarà compiuto tra pochi giorni con la visita in Myanmar del segretario di stato Hillary Clinton. Gli americani, dal canto loro, faranno di tutto per raggiungere un accordo e diminuire l'influenza cinese in sud-est asiatico.

«In questo momento tutti aspettano qualcosa» dice Jagan. Aspettano le multinazionali come la Philips, la Unilever, la Caterpillar pronte a investire. Aspettano i tycoon locali come Tay Za, noto per i suoi traffici d'armi, che spera di ampliare la sua attività alberghiera. Aspettano i circa 2000 prigionieri politici detenuti in 42 carceri e 109 campi di lavoro.

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L'ipoteca dell'eroina sul futuro della nuova Birmania
La Stampa - 27/11/2011

A Muse, sul confine con la Cina, passano i grandi traffici delle mafie E di lì partono le droghe dirette in Occidente via Hong Kong

federico varese RUILI (CINA)

Ruili è un nome quasi del tutto ignoto in Europa. Eppure merita di comparire in una lista dei luoghi chiave della globalizzazione criminale, come Gio- Ria Tauro in Calabria, Veleshta in Macedonia (lo snodo del traffico di esseri umani in Europa) e Ciudad del Este al confine tra Paraguay, Argentina e Brasile, dove il mercato nero è legale e non esiste alcun sistema fiscale.

Ruili (140 mila abitanti) si trova sul confine cinese tra la provincia dello Yunnan e il Nord-est della Birmania, quel «triangolo d’oro» che a tutt’oggi è il secondo produttore al mondo di oppio dopo l’Afghanistan e dove operano centinaia di raffinerie di eroina e anfetamine. Tutti i resoconti sulle timide aperture verso la democrazia nella Repubblica di Myanmar (il nome ufficiale della Birmania) sembrano ignorare l’ipoteca che produttori e trafficanti di droga hanno e continueranno ad avere sul futuro del Paese. «Quello che vedrai a Ruili non lo potrai osservare da nessun’altra parte in Cina» ci dice la tassista, sorpresa di trovare un italiano da queste parti. Sulla strada che porta in città ci sono quattro posti di blocco dell’esercito.

Non stupisce che il governo cinese abbia mobilitato l’esercito. Uomini d’affari birmani attraversano il confine per comprare i prodotti venduti nelle decine di piccoli garage adattati a negozi sulla strada che porta al confine, mentre i cinesi comprano giada grezza da lavorare nei laboratori della zona, legname, minerali e animali esotici. Altri trasportano eroina e anfetamine birmane attraverso il check point che separa Ruili dalla città birmana gemella Muse e da lì la merce prosegue per il Sud del Paese, raggiunge Canton e il porto di Hong Kong e infine l'occidente. Il mercato degli esseri umani è uno dei più fiorenti: nelle centinaia di bordelli si possono trovare giovani birmane alla ricerca di una vita migliore o vendute dalle proprie famiglie, mentre gang cinesi rapiscono ragazze di là dal confine e le vendono come mogli in Cina. Questo è il luogo della prima epidemia di Aids nel Regno di Mezzo, e continua ad avere il più alto tasso di persone infette dell'intero paese.

è anche una zona strategica per il futuro energetico della Cina: qui approderà un oleodotto del valore di 2 miliardi di dollari, che trasporterà il petrolio del Medio Oriente dal Golfo del Bengala attraverso la Birmania, evitando al greggio di passare per lo stretto di Malacca, infestato di pirati; e qui arriverà gran parte dell’energia idroelettrica prodotta dalle sessantacinque dighe che il regime comunista ha costruito in Birmania negli ultimi anni.

Attività legali e illegali sono legate in maniera inestricabile, in questa parte del mondo. I contratti per l’estrazione della giada nelle miniere birmane di Hpakant sono stati ottenuti da un trafficante di droga, Wei Hsueh-kang, il quale è allo stesso tempo un rispettato uomo d’affari in Cina, il comandante di un esercito indipendentista in Birmania e un ricercato dalla giustizia americana che offre due milioni di dollari per informazioni utili alla sua cattura. Secondo Ko-lin Chin, uno studioso birmano che ha svolto lavoro sul campo in queste zone, Wei Hsueh-kang è il trafficante più importante del triangolo d'oro, dove gestisce diverse raffinerie. Pur essendo di origine cinese, è riuscito a ottenere la fiducia delle milizie locali e, con i proventi della droga, ha fondato nel 1988 un gruppo imprenditoriale con vasti interessi - costruzioni, agricoltura, estrazione della giada, dei minerali e del petrolio, elettronica, telecomunicazioni - e uffici di rappresentanza in Cina e in Myanmar.

Con l’apertura della Cina all’economia di mercato nel 1989, la Birmania è diventata la mèta di uomini d'affari senza scrupoli che si sono gettati sul Paese nella speranza di farsi d’oro. Secondo una stima, più di un milione di imprenditori cinesi hanno attraversato la frontiera e si sono stabiliti in Birmania negli Anni 90. Alcuni sono tornati in patria con la tasche piene, ma la maggior parte non ha avuto successo ed è rimasta bloccata in un Paese sottosviluppato, corrotto e inospitale. Avevano però una carta da giocare: grazie ai loro contatti in Cina, potevano importare la tecnologia necessaria per raffinare l'eroina e per produrre le pastiglie di anfetamine. I laboratori di raffinazione nascosti nella giungla birmana del Kachin (la stessa zona dove sorgono le miniere di giada) sono oggi più di cento. I produttori vendono la droga ai trafficanti che la trasportano al di là del confine. Le milizie autonomiste e le unità dell’esercito regolare hanno il ruolo di protettori locali, ma allo stesso investono in questo business. Molti trafficanti hanno comprato case e ristoranti a Ruili. Un boss della droga, ci dicono, ha appena fatto un grosso investimento per costruire dei campi da golf a qualche chilometro dal centro. è anche il padrone del nostro albergo.

I trafficanti non sono membri di gruppi criminali tradizionali, ma uomini d’affari insospettabili per i quali la droga costuitusce solo un aspetto della loro attività. L’immagine di una piovra mondiale, di una gigantesca multinazionale del crimine perfettamente integrata, che sposta centinaia di chili di sostanze stupefacenti, è fuorviante. Questo commercio viene condotto da network flessibili che non dipendono dalle mafie tradizionali, e l’esistenza di contatti tra comunità cinesi sparse in tutto mondo rende più facile le attività criminali transnazionali. Tutti i giorni, andando all’Università di Oxford dove insegno, passo difronte alla casa dove Aung San Suu Kyi visse negli Anni 70 e prego il mio Dio che il premio Nobel possa tornare presto a guidare il suo Paese. Eppure il futuro di Myanmar passa anche per le strade scalcinate di Ruili, per le distese coltivate a oppio del Triangolo d'Oro, per le milizie indipendentiste che non sembrano disposte a cedere le armi, e per le centinaia di raffinerie clandestine gestiste da mercanti di morte cinesi. Se mai tornasse a essere una democrazia, potrà questo Paese evitare il destino di guerra e violenza di molte parti dell’America Latina?

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Aung San Suu Kyi parteciperà alle prossime elezioni. A dicembre visita della Clinton
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Aung San Suu Kyi parteciperà alle prossime elezioni. A dicembre visita della Clinton
Panorama - 18 novembre 2011

Ci sono “barlumi di progresso” verso riforme democratiche in Birmania. Lo afferma il presidente Barack Obama, da Bali, dove si trova per partecipare al vertice dei Paesi dell’Asia orientale. E dall’isola indonesiana, dopo una telefonata con la leader dell’opposizione birmana Aung San Suu Kyi, schiude la porta a rinnovate relazioni degli Stati Uniti col Paese asiatico, isolato internazionalmente per decenni. “Bisogna fare di più per perseguire il futuro che il popolo birmano merita” ha aggiunto, ammonendo che il Paese “continuerà ad affrontare sanzioni e isolamento” se il regime non compirà ulteriori passi verso una maggiore democrazia e rispetto dei diritti umani.

Ma segnali importanti di mite avvicinamento già ci sono. Per la prima volta in 50 anni un segretario di Stato americano si recherà in visita ufficiale in Birmania. Avverrà il prossimo mese, quando Hillary Clinton viaggerà nel Paese governato da una giunta militare per un primo approccio di incoraggiamento alle riforme politiche avviate dal disgelo tra il regime e Aung San Suu Kyi.

Per il premio Nobel per la pace, la Signora gentile e decisa per anni costretta agli arresti dalla giunta militare, oggi è un giorno importante. La maggioranza dei delegati del principale partito di opposizione in Birmania, la Lega nazionale per la democrazia da lei guidata, si è espressa a favore di una nuova registrazione ufficiale, un anno e mezzo dopo la sua dissoluzione durante il regime militare. “Abbiamo deciso all’unanimità che la Lega nazionale per la democrazia si registrerà, in accordo con la legge. Parteciperemo alle prossime elezioni suppletive“, ha reso noto un importante esponente del partito dopo una riunione del comitato centrale.

L’annuncio ufficiale sarà nel pomeriggio ma già adesso è arrivato il parere favorevole delle delegazioni di “tutti gli stati e le regioni” del Paese. Il premio al cauto vento di cambiamento che si sta respirando è stato esternato con la concessione alla Birmania della presidenza dell’Associazione dei Paesi del Sudest asiatico (Asean) nel 2014. L’annuncio è stato dato proprio da Bali, durante il 19° summit annuale dei dieci membri dell’organizzazione.

La decisione, ha spiegato il ministro degli Esteri indonesiano, Marty Natalegawa, è stata adottata all’unanimità e rappresenta un riconoscimento dei “significativi progressi verso la democrazia” compiuti negli ultimi mesi da Rangoon. Insediatosi otto mesi fa, il nuovo governo civile birmano, guidato da Thein Sein e sostenuto dai militari, ha sorpreso la comunità internazionale con una serie di positive aperture verso la democrazia, a partire dai colloqui avviati con il premio Nobel per la Pace e la recente - seppur parziale - amnistia politica.Per il nuovo esecutivo birmano si tratta dell’occasione per uscire da un lungo isolamento regionale e internazionale e Natalegawa ha spiegato che la mossa serve anche a far sì che “il processo di cambiamento continui”.

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Birmania, niente acqua ai prigionieri in sciopero della fame
- Birmania, Suu Kyi si candida a Parlamento
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Birmania, niente acqua ai prigionieri in sciopero della fame
Corriere della Sera - 13 Novembre 2011

San Suu Kyi, il simbolo del dissenso e della lotta per la democrazia in Birmania (o Myanmar, come l’hanno rinominata i generali al potere), veniva rilasciata, dopo aver trascorso quasi un ventennio privata della libertà, tra carcere e arresti domiciliari.

Si discute molto, mentre ricorre il primo anniversario del suo ritorno a una vita libera e, in parte, pubblica, quale possa essere il ruolo della Nobel per la pace nel futuro del paese: dopo un primo incontro avvenuto ad agosto, il presidente Thein Sein proverà a coinvolgerla in qualche forma di negoziato politico? Oltre al fascino e alla reputazione, Aung San Suu Kyi gode ancora di grande autorevolezza e consenso da parte dell’opposizione?

Una questione è certa: per Suu Kyi la condizione per negoziare è il rilascio dei prigionieri politici. Nonostante, con l’amnistia di massa dell’11 ottobre, il numero di quelli tornati in libertà quest’anno sia arrivato a 300, si tratta sempre di una piccola parte di un totale che si colloca ancora intorno, o poco sotto, ai 2000 detenuti.

Uno di loro è U Gambira, il trentaduenne monaco buddista che ha guidato la “rivolta dello zafferano” contro la giunta birmana e che dal 2007 è detenuto in isolamento, attualmente nel carcere di Kale.

Secondo Amnesty International, che cita testimonianze di ex compagni di prigionia, le sue condizioni di salute si sarebbero aggravate a causa delle torture subite. Nell’aprile 2009, mentre era nel carcere di Hkamti, è stato selvaggiamente picchiato per aver chiesto il permesso di fare un po’ di esercizio fisico: i secondini lo hanno ammanettato a una sedia, gli hanno messo uno straccio in bocca, lo hanno incappucciato e lo hanno colpito ripetutamente alla testa con un bastone.

Da allora, soffre di violenti attacchi periodici di emicrania, più volte alla settimana. Quando si verificano, le guardie carcerarie gli fanno un’iniezione che lo fa dormire per cinque ore di seguito e lo intontisce per il resto della giornata. Non è chiaro cosa gli iniettino.

Le condizioni detentive in tutta la Birmania sono pessime. Molti prigionieri politici, per punizione, sono inviati a scontare la pena in carceri che distano oltre 1000 chilometri dalle famiglie, che spesso costituiscono l’unico rifornimento di cibo e medicinali adeguati. Le torture sono all’ordine del giorno, favorite anche dall’isolamento dagli altri detenuti e dall’assenza di visite dei familiari e degli avvocati.

Chi protesta, subisce rappresaglie disumane. Come i 15 prigionieri politici del carcere di Insein, nell’ex capitale Yangon, che il 26 ottobre hanno iniziato uno sciopero della fame per protestare contro la mancata riduzione della loro pena, concessa invece a criminali comuni.

Cinque di loro, Nyi Nyi Tun, Ko Wunna Htay, Aung Naing, Zin Min Shein e Ko Soe Moe Tun avevano già rifiutato il cibo a maggio, chiedendo il miglioramento delle condizioni di prigionia.

Le notizie che trapelano da Insein sono drammatiche. Il 27 ottobre, la direzione del carcere ha vietato la distribuzione dell’acqua, ponendo i detenuti in sciopero della fame a rischio di morte per disidratazione. Il 29 ottobre, otto prigionieri sono stati trasferiti nei cosiddetti “canili”, celle di due metri per tre, insonorizzate, prive di finestre, letti e con ventilazione e servizi igienici inadeguati. Il 1 Novembre, due prigionieri sono stati ricoverati in ospedale.

Poco pare cambiato, allora, da un anno a questa parte. E’ il segnale che, seppur libera, Aung San Suu Kyi non può giocare un ruolo importante per il futuro dei diritti umani nel suo paese?

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Birmania, Suu Kyi si candida a Parlamento
Corriere della Sera - 12 Novembre 2011

L'annuncio ufficiale arriverà probabilmente la prossima settimana, ma la notizia già trapela dagli ambienti vicini alla "Signora" della Birmania: Aung San Suu Kyi - un anno dopo il rilascio dagli arresti domiciliari - si prepara a tornare attivamente in politica, candidandosi in elezioni suppletive. Elezioni che potrebbero portarla già a dicembre nel nuovo Parlamento, nelle fila di una ricostituita "Lega nazionale per la democrazia" (Nld), in opposizione al governo civile dell'ex generale Thein Sein.

"E' probabile che l'Nld si registrerà e Suu Kyi parteciperà alle prossime elezioni", ha dichiarato oggi il portavoce Nyan Win, dopo che la scorsa settimana alcune restrizioni legislative sono state allentate in modo da consentire al movimento - sciolto forzatamente in seguito alla decisione di boicottare le elezioni-farsa del novembre 2010 - di ricostituirsi nuovamente come legittimo soggetto politico della Birmania. Una decisione in merito verrà presa dopo un convegno del partito il prossimo venerdì.

Ma già lunedì 14, quando Suu Kyi terrà una conferenza stampa per celebrare il primo anniversario, domani, della sua liberazione da sette anni di prigioniera in casa, la "Signora" potrebbe aggiungere nuovi dettagli. E' probabile che la candidatura avvenga in un collegio di Rangoon lasciato vacante dopo la promozione di Aung Kyi - il maggiore interlocutore di Suu Kyi nel governo - a ministro del Lavoro. La candidatura di Suu Kyi coronerebbe un anno di progressivo disgelo tra il regime e la sua nemesi. All'inizio si temeva che il rilascio del premio Nobel per la pace fosse un contentino per la comunità internazionale.

Lei però ha da subito adottato un atteggiamento pragmatico. Guidando l'Nld dagli arresti domiciliari la sua linea era che con il regime non si trattava; da donna libera ha iniziato a parlare di "riconciliazione nazionale", dando l'impressione di testare i suoi spazi di manovra.

Ancora lo scorso giugno, di fronte alla sua rinata attività "dal basso", il regime le aveva intimato di star fuori dalla politica. Man mano che il nuovo presidente birmano Thein Sein - un ex generale che si sta guadagnando l'etichetta di "progressista" - ha consolidato il suo potere, il dialogo tra la premio Nobel e il governo si è comunque infittito. In agosto è poi arrivato un primo faccia a faccia tra "la Signora" e l'ex generale, di cui Suu Kyi si è detta "felice e soddisfatta". Da lì, il governo ha introdotto una serie di misure distensive: un invito ai dissidenti della diaspora a tornare in patria, l'allentamento della censura mediatica e infine il rilascio di oltre 200 prigionieri politici.

Una seconda amnistia è data per imminente. Sviluppi di fronte a cui gli osservatori sono divisi: da una parte c'è chi parla di una possibile "primavera birmana", altri intravedono una cinica manovra di potere per arrivare alla rimozione delle sanzioni occidentali e sganciarsi così dal soffocante abbraccio della Cina. In questo scenario, Suu Kyi sembrava voler accettare un ruolo che le permetta di essere influente dietro le quinte, preparando le condizioni per un cambiamento sul lungo termine. Una sua candidatura potrebbe però accelerare i tempi.

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