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- Birmania, si' a passaporto Suu Kyi
- Templeton: a Myanmar il clima è cambiato ma ancora cautela
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Birmania, si' a passaporto Suu Kyi: Andra' in Norvegia per ritirare
nobel conferitole nel 1991 ANSA - 08 maggio 2012
BANGKOK - Aung San Suu Kyi ha ottenuto un passaporto e potra' ora viaggiare
liberamente all'estero per la prima volta dal 1988. Lo hanno riferito all'ANSA
fonti del suo partito, la "Lega nazionale per la democrazia" (Nld).
Suu Kyi aveva presentato la richiesta del documento nelle scorse settimane,
quando era maturata l'intenzione di recarsi in Norvegia a giugno per ritirare
il premio Nobel per la Pace conferitole nel 1991, quando si trovava già agli
arresti domiciliari.
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Templeton: a Myanmar il clima è cambiato ma ancora cautela Milano Finanza -8.5.2012
Di PierEmilio Gadda
Con la sospensione delle sanzioni europee contro il regime miliare della
ex-Birmania, in seguito alla vittoria di Aung San Suu Kyi, l’interesse del
mondo occidentale nei confronti del Myanmar si è riacceso. “Ritengo che le
opportunità di investimento in questo Paese possano, nel tempo, diventare
consistenti” ha scritto nel suo blog Mark Mobius, Executive Chairman del
Templeton Emerging Markets Group. Quanto tempo ci vorrà? Dipende da vari
fattori, tra cui la velocità di realizzazione di una serie di riforme
fondamentali, prima fra tutte la creazione di un mercato azionario
indipendente. Il nuovo governo ha previsto inoltre di ampliare l’indipendenza
della banca centrale e di introdurre esenzioni fiscali per gli investitori
stranieri. Secondo Mobius i tempi di attuazione delle riforme sono correlati
alla velocità con cui la valuta locale – il Kyat – verrà “normalizzata”. Al
momento, la divisa si trova in un regime di oscillazione controllata, che ha
sostituito la situazione precedente di dualismo tra tasso di cambio ufficiale e
quello del mercato nero. Il tasso di riferimento con il dollaro è stato fissato
ad 818 Kyat/Dollaro Usa, una nuova situazione che può ovviamente incoraggiare gli
investitori stranieri. Vale la pena ricordare che il posizionamento del Myanmar
nel continente asiatico è strategico: si tratta di uno Stato molto ricco di
materie prime, soprattutto legname, zinco, rame, stagno, carbone e gas
naturale, destinato, secondo le previsioni del Fondo Monetario Internazionale,
a crescere del 6% nel 2012-2013. Secondo Mobius, tuttavia, il vero banco di
prova del Paese sarà costituito, nel 2015, dalle elezioni parlamentari, sulle
quali probabilmente avrà ancora molta influenza il carisma di Suu Ki e su cui
potrebbe comunque gravare l’ombra di un possibile colpo di mano delle milizie.
Nonostante gli incredibili progressi fatti dal Myanmar, la situazione della sua
pubblica amministrazione, classificata tra le più corrotte al mondo, rimane uno
dei problemi principali. Attualmente, inoltre, manca ancora una struttura
giuridica adeguata. “In questo momento c’è un clima di grande euforia che
predispone gli investitori ad interessarsi al Myanmar, ma è necessario
mantenersi cauti. è fondamentale considerare – ricorda Mobius – che lo sviluppo
di un mercato dei capitali richiede tempo”. Nelle sue prime fasi, un
atteggiamento particolarmente audace degli investitori rischia di spingere
eccessivamente in alto il prezzo delle azioni, rendendole, di conseguenza,
troppo care.
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- Birmania, Ban Ki-moon elogia Suu Kyi per disponibilità a compromesso
- Birmania, Aun San Suu Kyi giura in parlamento
- Birmania/ Media: uccisi 29 ribelli Kachin in scontri nel nord
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Birmania, Ban Ki-moon elogia Suu Kyi per disponibilità a compromesso LaPresse/AP) - 1 maggio 2012
Rangoon (Birmania) - Il segretario generale delle Nazioni unite Ban Ki-moon
ha elogiato la leader dell'opposizione birmana Aung San Suu Kyi per avere
accettato un compromesso politico, rinunciando alla richiesta di modificare il
giuramento dei deputati in Parlamento. Dopo l'incontro di oggi, Ban ha detto di
ammirare la decisione di Suu Kyi di rinunciare alla sua richiesta sul
giuramento, che domani verrà pronunciato dai membri del suo partito eletti per
l'Assemblea. Negli incontri con la leader di opposizione e con il presidente
Thein Sein, Ban ha dichiarato di avere incoraggiato le parti alla flessibilità,
alla saggezza e al compromesso, in modo da superare i disaccordi. Il segretario
generale ha poi invitato l'Occidente ad alleggerire le sanzioni contro la
Birmania, affermando che tale azione incoraggerebbe ulteriori riforme.
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Birmania, Aun San Suu Kyi giura in parlamento: Dopo decenni di lotta
politica e arresti domiciliari il premio Nobel per la pace è deputata ANSA - 02 maggio 2012
BANGKOK - Un anno e mezzo dopo il suo rilascio dagli arresti domiciliari,
Aung San Suu Kyi ha giurato oggi al Parlamento birmano nel suo primo giorno da
deputata, a un mese dal suo trionfo elettorale e dopo un rinvio di dieci giorni
causato dal suo rifiuto di seguire il protocollo che richiede ai parlamentari
di impegnarsi a proteggere una Costituzione fortemente sbilanciata a favore dei
militari. Dopo il ripensamento annunciato lunedì sulla disputa legata al
giuramento, Suu Kyi (66 anni) e altri 33 neo-deputati della sua "Lega
nazionale per la democrazia" (Nld) hanno partecipato a una breve sessione
della Camera bassa pronunciando la contestata formula - che le autorità hanno
rifiutato di modificare nel senso richiesto dall'Nld - che prevede di
"salvaguardare" la Carta, invece del "rispettare" che
avrebbe voluto usare Suu Kyi. "La Signora", prendendo posto al suo
scranno non lontano dai militari a cui la Costituzione assegna in automatico un
quarto dei seggi - è apparsa a suo agio, senza tradire emozioni. Più tardi, ai
giornalisti che le chiedevano cosa avesse provato nella sua prima volta da
parlamentare, si è limitata a dire che "è stata un'esperienza
interessante". Se sarà un giorno importante per la Birmania, ha aggiunto,
"lo dirà il tempo".
Da più parti, anche negli ambienti della dissidenza, la scelta di rinviare
il debutto in Parlamento non era stata compresa. Scegliendo questa volta di non
impuntarsi su una questione di principio, difetto che altre volte le è stato
rimproverato, Suu Kyi ha dimostrato una nuova flessibilità che ieri è stata
riconosciuta anche da parte del segretario generale dell'Onu Ban Ki-moon, con
cui si è incontrata. Il nuovo clima di distensione viene incoraggiato dalla
comunità internazionale: l'Unione Europea ha appena sospeso per un anno le
sanzioni economiche, mentre gli Stati Uniti hanno scelto un approccio più
cauto. Rientrata la contesa che aveva fatto temere un peggioramento dei
rapporti tra Suu Kyi e il presidente Thein Sein, con la quale nell'ultimo anno
si è creata una reciproca fiducia, la sfida per il premio Nobel per la Pace -
su cui le aspettative della popolazione sono enormi - è ora quella di rimanere
rilevante all'interno di un Parlamento dove il suo movimento occupa solo il
sette per cento dei seggi, nell'ambito di un'opposizione che arriva al 20 per
cento se si uniscono i seggi dei vari partiti.
Nell'avvicinamento alle elezioni generali del 2015, resta da vedere anche
quale sarà l'approccio di Suu Kyi verso l'esercito, a cui la Costituzione
assegna un ruolo di primo piano negli affari di governo. Nonostante il
dietrofront sul giuramento, "la Signora" ha fatto capire che uno dei
suoi obiettivi è arrivare all'emendamento della Carta: "Vogliamo
promuovere quel tipo di miglioramenti che renderebbero il nostro Parlamento
davvero democratico", ha detto oggi. Ma qualsiasi serio tentativo di
ridurre il peso dei militari rischia di mettere Suu Kyi in rotta di collisione
con l'ala più irriducibile del regime, già spaventata dal trionfo dell'Nld nel
recente voto suppletivo.
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Birmania/ Media: uccisi 29 ribelli Kachin in scontri nel nord: Ieri
guerriglieri avevano detto di temere un attacco del governo TMNews – 4 maggio 2012
Rangoon - Decine di ribelli della minoranza etnica Kachin e due militari
sono rimasti uccisi negli scontri in corso dalla fine di aprile nel nord della
Birmania. Stando a quanto riferito dal quotidiano The New Light of Myanmar, dal
27 aprile scorso sono rimasti uccisi 29 guerriglieri del Kachin Independence
Army (Kia) e due soldati, mentre altri 12 militari hanno riportato ferite.
Il quotidiano ha accusato i guerriglieri di aver attaccato una postazione
militare al confine con la Cina il 27 aprile scorso, innescando così il
contro-attacco delle truppe governative che avrebbero inflitto "pesanti
perdite" al Kia. Al momento non è stato possibile contattare alcun
portavoce del Kia, ma ieri i guerriglieri avevano fatto sapere di temere un
attacco da parte del governo alla loro roccaforte di Laiza.
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- Birmania, Suu Kyi giurerà in Parlamento mercoledì
- Birmania: primo incontro tra Suu Kyi e Ban Ki-Moon a Rangoon
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Birmania, Suu Kyi giurerà in Parlamento mercoledì: La leader
dell'opposizione: «I nostri elettori ci hanno votato per vederci in assemblea» La Stampa – 30 aprile 2012
La volontà di emendare la Costituzione resta. Ma Aung San Suu Kyi, che per
il rifiuto di giurare sulla Carta aveva rimandato la settimana scorsa il suo
debutto in Parlamento, ha cambiato idea: questo mercoledì esordirà in aula con
gli altri neo-deputati della sua «Lega nazionale per la democrazia», sbloccando
così una contesa che rischiava di minare il clima di distensione creato dalle
riforme dell’ultimo anno del Paese. Un processo, ha esortato oggi il segretario
generale dell’Onu Ban Ki-moon, che l’Occidente dovrebbe incoraggiare «facendo
di più» per quanto riguarda la rimozione delle sanzioni.
Suu Kyi, 66 anni, ha motivato il suo dietrofront citando il rispetto «della
volontà del popolo» che l’ha trionfalmente eletta nel voto suppletivo del primo
aprile, nonch‚ dei membri dei partiti etnici all’opposizione che hanno esortato
l’Nld a ripensarci, e a lavorare poi insieme per emendare la Costituzione. «Non
vogliamo creare tensioni politiche», ha aggiunto Suu Kyi, cercando di sminuire
la portata della contesa, imperniata attorno alla formula di giuramento che
chiede ai deputati di «salvaguardare» la Costituzione; parola che Suu Kyi
voleva sostituire con «rispettare»; non è ancora chiaro con che formula «la
Signora» giurerà mercoledì in Parlamento. Il premio Nobel per la pace - che a
giugno andrà in Norvegia per ritirarlo finalmente di persona - ha faticato però
a far passare la decisione come un normale prodotto della dialettica politica,
negando che si tratti di un «cedimento».
In realtà, l’iniziale scelta di lasciare vuoti i propri scranni aveva
confuso gli stessi ambienti della dissidenza, che lo consideravano un errore
strategico, specie dopo elezioni che avevano già spaventato l’ala più
irriducibile del regime dato il misero risultato (un seggio) ottenuto dal
partito di governo Usdp. La stessa Suu Kyi, oggi, ha ammesso una sua mezza
colpa, quella di non aver menzionato l’argomento nel faccia a faccia avuto tre
settimane fa con il presidente Thein Sein. Il prossimo debutto della
neo-deputata Suu Kyi andrà così nella direzione della «unità di intenti»
auspicata oggi da Ban in un discorso tenuto proprio al Parlamento di Naypyidaw.
Il segretario generale dell’Onu, rendendo omaggio a Thein Sein per «la sua
visione, autorità e coraggio nell’indirizzare la Birmania sulla via del
cambiamento», si è appellato alla comunità internazionale affinché compia
ulteriori passi in tema di sanzioni, recentemente sospese per un anno
dall’Unione Europea, mentre gli Stati Uniti hanno scelto un approccio più
cauto.
Nonostante il dietrofront di Suu Kyi, il conflitto sottostante con i
militari resta: la Costituzione garantisce un ruolo predominante all’esercito,
dagli ampi poteri fino al 25 per cento di seggi in Parlamento assegnato
d’ufficio, e in campagna elettorale è stata definita «un ostacolo al
raggiungimento della democrazia» da parte della «Signora». Se Suu Kyi proverà
davvero a mettere insieme un consenso verso un emendamento della Carta (per il
quale è necessaria una maggioranza del 75%) prima delle elezioni del 2015, le
resistenze della vecchia guardia saranno assicurate.
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Birmania: primo incontro tra Suu Kyi e Ban Ki-Moon a Rangoon Tiscali - 01 maggio 2012
Il segretario generale delle Nazioni unite Ban Ki-moon ha incontrato per la
prima volta la leader d'opposizione birmana Aung San Suu Kyi a Rangoon. Ban è
stato ricevuto nella residenza privata di Suu Kyi, divenuta deputata dopo le
elezioni suppletive del 1 aprile scorso.
Il segretario generale dell'Onu Ban Ki-moon ha salutato come una
"prova di flessibilità in nome della causa superiore del popolo" la
decisione di Aung San Suu Kyi di giurare in Parlamento con gli altri
neo-deputati della Lega nazionale per la democrazia, sbloccando così una
contesa che rischiava di minare il clima di distensione creato dalle riforme
dell'ultimo anno del Paese.
Al termine dell'incontro avuto a Rangoon con San Suu Kyi nella casa che per
lunghi anni è stata la prigione della Lady birmana, il segretario generale
dell'Onu ha detto: "ammiro e rispetto veramente la decisione che ha preso
Suu Kyi". "Sono certo - ha aggiunto rivolgendosi ai cronisti in una
conferenza stampa - che giocherà un ruolo costruttivo ed attivo come
parlamentare". Rispetto al ruolo che dell'Occidente nello scenario
birmano, Ban ha insistito sul fatto la revoca delle sanzioni politiche ed
economiche "non è sufficiente". "la comunità internazionale deve
fare di più, deve andare oltre", ha ribadito il segretario generale delle
nazioni Unite.
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- Birmania: Terzi incontra Suu Kyi, insieme per democrazia
- Birmania/ Washington: non intendiamo revocare le sanzioni
- Suu Kyi, si' turisti ma responsabili
- Birmania: San Suu Kyi, cautamente ottimista su futuro
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Birmania: Terzi incontra Suu Kyi, insieme per democrazia Agenzia Giornalistica Italia – 26 april 2012
Rangoon - Il ministro degli Esteri, Giulio Terzi, ha incontrato a Rangoon
la leader dell'opposizione birmana Aung San Suu Kyi. L'incontro e' avvenuto
nella vecchia casa su uno dei laghi dell'antica capitale dell'ex Birmania, dove
l'eroina della resistenza non violenta al regime militare ha trascorso piu' di
quindici anni agli arresti domiciliari. Al termine del colloquio, il capo della
diplomazia italiana ha detto che intende "lavorare insieme con Aung San Suu
Kyi e tutte le istituzioni genuinamente impegnate in un efficace processo di
transizione democratica" .
Il ministro degli Esteri, Giulio Terzi, ha invitato Aung San Suu Kyi,
leader dell'opposizione birmana e icona del movimento non violento, a visitare
l'Italia: lo ha riferito lo stesso ministro al termine del lungo colloquio a
Rangoon con la vincitrice del premio Nobel per la Pace 1995. Terzi era
accompagnato da Piero Fassino, ex inviato speciale dell'Unione Europea per il
Myanmar. "Le ho rinnovato l'invito a venire in Italia", ha dichiarato
il titolare della Farnesina, "per visitare le molte citta' italiane che le
hanno concesso la cittadinanza onoraria" .
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Birmania/ Washington: non intendiamo revocare le sanzioni: Per mantenere
una leva di pressione sul governo TMNews – 26 aprile 2012
Washington - Gli Stati Uniti hanno escluso un'immediata revoca delle
principali sanzioni imposte contro la Birmania, precisando di voler mantenere
una leva di pressione sul regime. L'Unione europea e il Canada hanno sospeso
nei giorni scorsi gran parte delle misure, mentre il Giappone ha annunciato la
cancellazione del debito, a fronte delle riforme avviate dal Presidente birmano
Thein Sein.
Kurt Campbell, Segretario di Stato aggiunto per l'Asia dell'Est e il
Pacifico, ha dichiarato davanti al Congresso che per l'amministrazione
americana "non è tutto rose e fiori" in Birmania. Tuttavia, ha
aggiunto, Washington è pronto ad alleggerire le sanzioni "in alcuni
settori".
"Dico semplicemente che non c'è l'intenzione di revocare le sanzioni -
ha detto Campbell - dobbiamo essere in grado di rispondere qualora ci sia un
passo indietro o un congelamento (delle riforme), questo mezzo di pressione è
una componente essenziale della nostra strategia. Dobbiamo assicurarci che il
processo (di riforme) venga applicato a tutto il Paese e siamo preoccupati per
le informazioni molto chiare, che giudichiamo affidabili, sugli attacchi e le
atrocità ancora in corso". Organizzazioni per la difesa dei diritti
dell'uomo hanno infatti denunciato di recente stupri, lavori forzati e altri
abusi soprattutto nello Stato di Kachin.
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Suu Kyi, si' turisti ma responsabili: Durante dittatura l'oppositrice
birmana invitava a boicottaggio ANSA - 26 aprile 2012
RANGOON - "Sin dal mio rilascio due anni fa ho incoraggiato il turismo
in Birmania, ma che sia responsabile e che tenga conto dell'ambiente sociale ed
economico del Paese".
Lo ha detto Aung San Suu Kyi nella conferenza stampa congiunta con il
ministro degli Esteri Giulio Terzi. Negli anni della dittatura militare, la
leader dell'opposizione birmana e premio Nobel per la pace aveva chiesto ai
turisti di non visitare la Birmania per non alimentare l'economia del regime.
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Birmania: San Suu Kyi, cautamente ottimista su futuro il Paese Nuovo - 26 Aprile 2012
RANGOON - La leader della Lega Nazionale per la Democrazia, Aung San Suu
Kyi, si e' detta "cautamente ottimista" sul futuro del proprio Paese:
lo ha affermato al termine dell'incontro con il ministro degli Esteri, Giulio
Terzi, avvenuto nella vecchia casa di famiglia in University Avenue Road, che
si affaccia sul lago Inya alla periferia di Yangon, la vecchia capitale dell'ex
Birmania gia' nota come Rangoon.
La numero uno dell'opposizione birmana ha ripetuto a piu' riprese la sua
"fiducia" nel processo democratico e riformatore avviato dal
presidente Thein Sein; sebbene, ha aggiunto, esso "non dipenda dal solo
presidente, ma anche dagli altri membri del governo e dall'impegno della
gente". Suu Kyi si e' detta ottimista sul fatto che si possa rapidamente
risolvere l'attuale braccio di ferro in merito al giuramento sulla
Costituzione: "E' un contrasto puramente tecnico, non vogliamo che diventi
una questione politica", ha ribadito. Quindi ha aggiunto che e' pronta a
"collaborare con il governo" sul cammino delle riforme. Quanto al
ruolo dei militari in Parlamento, i 'falchi' che potrebbero ostacolare il
rinnovamento del Myanmar, Aung San Suu Kyi ha detto che "non si tratta di
un confronto, ma di un'opportunita' di dialogo". Del resto, ha aggiunto il
premio Nobel per la Pace 1995, "la democrazia e' risolvere i conflitti
senza violenza".
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- Birmania: Ue ha deciso sospensione sanzioni per un anno
- Birmania: Terzi, aperto nuovo orizzonte
- Birmania: Ban, situazione ancora fragile, a giorni sarò lì
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Birmania: Ue ha deciso sospensione sanzioni per un anno: Il
provvedimento scattera' a fine mese ANSA - 23 aprile 2012
LUSSEMBURGO - I ministri degli esteri della Ue hanno deciso di sospendere
per un anno le sanzioni imposte alla Birmania, con la sola eccezione
dell'embargo di armi. Lo riferisce una fonte Ue. Le sanzioni europee, che
scadono a fine mese, includono il blocco dei visti e dei beni contro 491
personalita', legate alla vecchia giunta militare, e contro 59 societa' ed
organizzazioni. Restrizioni commerciali erano state inoltre imposte ad almeno
800 imprese, attive soprattutto nei settori del legno, delle pietre preziose e
delle miniere. Tutte queste misure vengono sospese per un anno. Secondo la
decisione assunta oggi, tra sei mesi, i ministri faranno una prima analisi per
verificare il provvedimento.
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Birmania: Terzi, aperto nuovo orizzonte Ministro vedra' presidente Thein Sein e Aung San Suu Kyi ANSA - 24 aprile 2012
NAYPYIDAW - ''Quello che e' avvenuto negli ultimi mesi in Birmania ha
aperto un nuovo orizzonte, un'apertura verso la democrazia che va seguita con
cautela e attenzione. Questo e' il motivo della mia presenza''. Cosi' il
ministro degli Esteri, Giulio Terzi, prima di partire da Giacarta per
Naypyidaw, la capitale birmana dove e' arrivato in serata. Nel corso della
visita di due giorni nel Paese incontrera' il presidente Thein Sein e la leader
dell'opposizione Aung San Suu Kyi.
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Birmania: Ban, situazione ancora fragile, a giorni sarò lì TicinOnline.ch – 24 aprile 2012
NEW YORK - "La Birmania sta attraversando un momento cruciale per il
suo processo di transizione, sono già stati fatti alcuni passi importanti, ma
la situazione rimane fragile": così si è espresso oggi il segretario
generale dell'Onu Ban Ki-moon.
Ban ha detto che alla fine di questa settimana partirà per una visita nel
Paese, sottolineando che è essenziale il pieno supporto della comunità
internazionale per il successo della transizione democratica.
"Accolgo con piacere la decisione dell'Unione Europea di sospendere le
sanzioni nei confronti di Rangoon - ha spiegato Ban - ma sono necessarie
numerose altre azioni di questo genere per far si che la Birmania possa portare
a termine il processo di cambiamento verso un futuro migliore".
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-Birmania: Suu Kyi e Ind boicottano
prima seduta Parlamento
-Birmania: Ue pronta a sospendere
sanzioni per un anno
-Birmania/ Primo viaggio all'estero
Aung San Suu Kyi sarà a Oslo
-Birmania: Usa allentano sanzioni
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Birmania: Suu Kyi e Ind boicottano prima seduta Parlamento AGI - 20 APR 2012
Rangoon - Appena eletta in Parlamento, l'opposizione birmana guidata da
Aung San Suu Kyi ha cominciato a dare battaglia. I membri della Lega Nazionale
della Democrazia, l'organizzazione della Signora, hanno annunciato che
boicotteranno la prima riunione del Parlamento, lunedi' prossimo, in cui e'
previsto il giuramento di rito. Lo ha reso noto il portavoce del partito. La
decisione e' stata presa dopo il rifiuto delle autorita' di modificare la
formula del giuramento, in cui i parlamentari si impegnano a salvaguardare la
Costituzione, scritta dalla giunta militare ora disciolta e approvata nel 2008
con un referendum-farsa. Suu Kyi ha piu' volte definito inaccettabile la norma
costituzionale che riserva ai militari un quarto dei seggi del Parlamento, di
fatto preservando immutata la leadership dell'esercito.
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Birmania: Ue pronta a sospendere sanzioni per un anno - restera' solo
embargo armi; lunedi' decisioni ministri ANSA - 20 aprile, 15:42
BRUXELLES - L'Unione europea premia il nuovo corso della Birmania, che con
il trionfo elettorale dell'opposizione nel voto suppletivo e l'elezione al
parlamento della sua leader, Aung San Suu Kyi, ha segnato una svolta radicale,
dopo decenni di dittatura militare. I rappresentanti dei 27 stati membri hanno
raggiunto a Bruxelles "un accordo di principio" per la sospensione di
tutte le sanzioni imposte alla vecchia giunta militare, con la sola eccezione
dell'embargo di armi. La decisione deve ora passare al vaglio dei ministri
degli esteri della Ue, lunedì prossimo a Lussemburgo, e subito dopo potrà
diventerà operativa. Le sanzioni europee, che scadono a fine mese, includono il
blocco dei visti e dei beni contro 491 personalità, legate alla vecchia giunta,
e contro 59 società ed organizzazioni. Restrizioni commerciali sono inoltre
imposte ad almeno 800 imprese, attive soprattutto nei settori del legno, delle
pietre preziose e delle miniere. "Tutte queste sanzioni saranno sospese
per un anno. La sola misura che resterà in vigore sarà l'embargo di armi",
ha riferito una fonte diplomatica. La sospensione non equivale ad una
cancellazione: "vogliamo mantenere una certa pressione politica ed
economica, affinché il nuovo corso della Birmania possa consolidarsi senza
subire interruzioni", ha spiegato la fonte..
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Birmania/ Primo viaggio all'estero Aung San Suu Kyi sarà a Oslo - Lo
rende noto ministero esteri norvegese TMNews – 18 aprile 2012
Roma - Il primo viaggio all'estero del premio Nobel per la pace Aung San
Suu Kyi sarà a Oslo nel giugno prossimo. Lo ha reso noto il ministero degli
Esteri norvegese.
"Il ministro degli Esteri Jonas Gahr Stoere e Aung San Suu Kyi hanno
parlato al telefono domenica e definito i termini della sua visita a Oslo a
giugno", ha riferito il portavoce Svein Michelsen. La leader
dell'opposizione democratica birmana, che ha ricevuto il premio Nobel per la
Pace nel 1991, ha trascorso gran parte degli ultimi vent'anni agli arresti
domiciliari nella sua abitazione di Rangoon.
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Birmania: Usa allentano sanzioni - Sostegno ad attivita' umanitarie e
senza scopo di lucro ANSA - 17 aprile, 18:20
NEW YORK - Gli Stati Uniti hanno deciso di revocare una parte di sanzioni
alla Birmania. Lo rende noto il Dipartimento del Tesoro, precisando che da ora
saranno ''autorizzate alcune transazioni finanziarie a sostegno di attivita'
umanitarie, religiose e altre senza scopo di lucro''.
In un comunicato, si precisa che verranno autorizzati progetti relativi
all'assistenza medica o per favorire lo sviluppo della democrazia nel Paese, co
si' come l'insegnamento o le attivita' sportive o di sviluppo.
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- Birmania: Suu Kyi e Ind boicottano prima seduta Parlamento
- Birmania: Ue pronta a sospendere sanzioni per un anno
- Birmania/ Primo viaggio all'estero Aung San Suu Kyi sarà a Oslo
- Birmania: Usa allentano sanzioni
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Birmania: Suu Kyi e Ind boicottano prima seduta Parlamento AGI - 20 APR 2012
Rangoon - Appena eletta in Parlamento, l'opposizione birmana guidata da
Aung San Suu Kyi ha cominciato a dare battaglia. I membri della Lega Nazionale
della Democrazia, l'organizzazione della Signora, hanno annunciato che
boicotteranno la prima riunione del Parlamento, lunedi' prossimo, in cui e'
previsto il giuramento di rito. Lo ha reso noto il portavoce del partito. La
decisione e' stata presa dopo il rifiuto delle autorita' di modificare la
formula del giuramento, in cui i parlamentari si impegnano a salvaguardare la
Costituzione, scritta dalla giunta militare ora disciolta e approvata nel 2008
con un referendum-farsa. Suu Kyi ha piu' volte definito inaccettabile la norma
costituzionale che riserva ai militari un quarto dei seggi del Parlamento, di
fatto preservando immutata la leadership dell'esercito.
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Birmania: Ue pronta a sospendere sanzioni per un anno - restera' solo
embargo armi; lunedi' decisioni ministri ANSA - 20 aprile, 15:42
BRUXELLES - L'Unione europea premia il nuovo corso della Birmania, che con
il trionfo elettorale dell'opposizione nel voto suppletivo e l'elezione al
parlamento della sua leader, Aung San Suu Kyi, ha segnato una svolta radicale,
dopo decenni di dittatura militare. I rappresentanti dei 27 stati membri hanno
raggiunto a Bruxelles "un accordo di principio" per la sospensione di
tutte le sanzioni imposte alla vecchia giunta militare, con la sola eccezione
dell'embargo di armi. La decisione deve ora passare al vaglio dei ministri
degli esteri della Ue, lunedì prossimo a Lussemburgo, e subito dopo potrà
diventerà operativa. Le sanzioni europee, che scadono a fine mese, includono il
blocco dei visti e dei beni contro 491 personalità, legate alla vecchia giunta,
e contro 59 società ed organizzazioni. Restrizioni commerciali sono inoltre
imposte ad almeno 800 imprese, attive soprattutto nei settori del legno, delle
pietre preziose e delle miniere. "Tutte queste sanzioni saranno sospese
per un anno. La sola misura che resterà in vigore sarà l'embargo di armi",
ha riferito una fonte diplomatica. La sospensione non equivale ad una
cancellazione: "vogliamo mantenere una certa pressione politica ed
economica, affinché il nuovo corso della Birmania possa consolidarsi senza
subire interruzioni", ha spiegato la fonte..
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Birmania/ Primo viaggio all'estero Aung San Suu Kyi sarà a Oslo - Lo
rende noto ministero esteri norvegese TMNews – 18 aprile 2012
Roma - Il primo viaggio all'estero del premio Nobel per la pace Aung San
Suu Kyi sarà a Oslo nel giugno prossimo. Lo ha reso noto il ministero degli
Esteri norvegese.
"Il ministro degli Esteri Jonas Gahr Stoere e Aung San Suu Kyi hanno
parlato al telefono domenica e definito i termini della sua visita a Oslo a
giugno", ha riferito il portavoce Svein Michelsen. La leader
dell'opposizione democratica birmana, che ha ricevuto il premio Nobel per la
Pace nel 1991, ha trascorso gran parte degli ultimi vent'anni agli arresti
domiciliari nella sua abitazione di Rangoon.
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Birmania: Usa allentano sanzioni - Sostegno ad attivita' umanitarie e
senza scopo di lucro ANSA - 17 aprile, 18:20
NEW YORK - Gli Stati Uniti hanno deciso di revocare una parte di sanzioni
alla Birmania. Lo rende noto il Dipartimento del Tesoro, precisando che da ora
saranno ''autorizzate alcune transazioni finanziarie a sostegno di attivita'
umanitarie, religiose e altre senza scopo di lucro''.
In un comunicato, si precisa che verranno autorizzati progetti relativi
all'assistenza medica o per favorire lo sviluppo della democrazia nel Paese, cosi' come l'insegnamento o le attivita' sportive o di sviluppo.
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- Birmania. Ko Ko Gyi, cittadino onorario di Pogliano Milanese, è stato liberato
- Birmania:Sydney,via sanzioni presidente
- Monza. "Birmania quale futuro?": incontro dibattito all'Urban
Center
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Birmania. Ko Ko Gyi, cittadino onorario di Pogliano Milanese, è stato
liberato Mi-lorenteggio_04/17/12
Detenuto nella prigione di Insein a Rangoon, attivista studentesco che
partecipò attivamente alla protesta iniziata nel suo Paese nell'anno 1988. A Monza
il 21 aprile 2012 un covengno: "Birmania: quale futuro?"
Pogliano Milanese, 17 aprile 2012 - Giovedì 13 Maggio 2010, presso la sala
Consigliare, il Sindaco Vincenzo Magistrelli in rappresentanza
dell'Amministrazione Comunale e del Consiglio Comunale di Pogliano Milanese ha
conferito la CITTADINANZA ONORARIA a KO KO GYI, detenuto nella prigione di
INSEIN a Rangoon, attivista studentesco che partecipò attivamente alla protesta
iniziata nel suo Paese nell'anno 1988.
Attualmente il Prof. Malpeli, consigliere dell'associazione, è stato in
Birmania (prima e durante le elezioni) per incontrare Aung San Suu Kyi ed
alcuni dei prigionieri politici che in questi ultimi tempi sono stati liberati.
Tra questi prigionieri, é stato liberato anche il sig. Ko Ko Gyi, al quale
era stata concessa la Cittadinanza onoraria del Comune di Pogliano Milanese,
conferita con Delibera del Consiglio Comunale.
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Birmania:Sydney,via sanzioni presidente Ansa_16 aprile 2012
Dopo le elezioni suppletive che hanno portato in parlamento la leader dell'opposizione
Aung San Suu Kyi e 42 altri candidati della sua Lega Nazionale per la
Democrazia, l'Australia sospendera' le sanzioni contro il presidente della
Birmania Thein Sein e 261 altri responsabili, finora sottoposti a restrizioni
di viaggio e finanziarie. Per mantenere la pressione verso ulteriori riforme,
resteranno tuttavia le sanzioni su 130 altre persone sospettate di violazioni
dei diritti umani
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Monza. "Birmania quale futuro?": incontro dibattito all'Urban
Center MBNews - 16 Aprile 2012
"Birmania: quale futuro?", questo è il tema dell'incontro aperto
al pubblico che si terrà questo sabato 21 aprile alle ore 21.00 presso l'Urban
Center in via F. Turati, 6 a Monza. La serata è organizzata dalla sezione di
Monza della UPF insieme all'Associazione Amicizia Italia Birmania e vuole dare
un aggiornamento sulla situazione attuale nel Paese asiatico, anche riguardo
alla liberazione di alcuni prigionieri politici, alla luce delle recenti
elezioni suppletive che hanno portato all'elezione in Parlamento della signora
Aung San Suu Kyi.
Se ne parlerà con il prof. Giuseppe Malpeli, appena tornato da Rangoon dove
ha seguito le elezioni e incontrato personalmente la leader birmana e Premio
Nobel per la Pace: «Tutto il popolo birmano è in fermento. Stando a Rangoon, mi
è sembrato di essere non in un luogo fisico, ma in un libro dove la memoria è
stata custodita con coraggio, dove si sente l'anima di un popolo, dove si è a
contatto diretto e immediato con la democrazia che nasce. La Birmania è stata
in questi anni come un grande campo, dove molti hanno in forme diverse seminato
con lacrime e sangue. Ora sembra davvero che sia tornato il tempo del giubilo e
della speranza. Questo, oggi, accade in Birmania».
Tra l'altro, il Senato Italiano ha appena approvato all'unanimità una
mozione presentata da rappresentanti di diversi Gruppi Parlamentari di Palazzo
Madama sulle riforme democratiche in Birmania. La prima firmataria, la
Senatrice Albertina Soliani, ha sottolineato l'importanza storica del recente
risultato elettorale che ha segnato l'affermazione di Aung San Suu Kyi e degli
altri candidati del partito NLD, la Lega Nazionale per la Democrazia, da lei
stessa fondato. Quanto accade in Birmania dimostra come l'affermazione della
democrazia costituisca un obiettivo da perseguire ovunque con grande impegno.
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- Myanmar: Cameron e Suu Kyi, ''Sospendere sanzioni contro regime''
- Birmania, ok dal Senato alla mozione pro San Suu Kyi
- Birmania, Suu Kyi incontra presidente, 23 aprile l'ingresso in
Parlamento
- Borsa Tokyo: aiuta Birmania ad aprire la sua prima piazza finanziaria
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Myanmar: Cameron e Suu Kyi, ''Sospendere sanzioni contro regime'' ASCA/AFP - 13 Aprile 2012
Yangon - Primo leader occidentale a far visita nel paese da decenni a
questa parte, il primo ministro britannico David Cameron si e' unito oggi alla
leader dell'opposizione birmana, Aung San Suu Kyi, per chiedere all'Unione
Europea la sospensione delle sanzioni contro il Myanmar.
''Se davvero vogliamo avere l'occasione di far crescere la liberta' e la
democrazia in Birmania, dobbiamo rispondere quando sono loro a prendere della
iniziativa'', ha detto Cameron davanti alla residenza sul lago dove Suu Kyi ha
trascorso agli arresti domiciliari gran parte degli ultimi 22 anni. ''Per la
salvezza di un paese che sta conquistando la liberta' dopo decenni di dittatura
e che sta cercando di rafforzare la propria economia dopo anni di terribile
poverta', vale la pena correre questo rischio''.
La Ue ha gia' cancellato alcune restrizioni contro il regime all'inizio
dell'anno e i Ministri degli Esteri dei 27 paesi decideranno i nuovi passi da
intraprendere nella prossima riunione prevista per il 23 aprile.
Secondo Suu Kyi, una sospensione delle sanzioni ''rafforzerebbe i
riformisti, non per la sospensione, ma per il fatto che le sanzioni potrebbe
essere reintrodotte se il processo di riforma non dovesse andare avanti senza
ostacoli''.
A febbraio, la Ue aveva rimosso il divieto di viaggio nei confronti di 87
funzionari del Myanmar, incluso il presidente Thein Sein, ma aveva mantenuto il
congelamento dei loro beni.
Le altre sanzioni decise dal blocco europeo includono l'embargo sulle armi,
sul commercio delle gemme e il congelamento dei beni di circa 500 persone e 900
societa'.
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Birmania, ok dal Senato alla mozione pro San Suu Kyi Libero News - 12 aprile 2012
Palazzo Madama ha approvato all'unanimità la mozione presentata da senatori
di diversi Gruppi parlamentari sulle riforme democratiche in Myanmar. La prima
firmataria, Albertina Soliani (PD), ha sottolineato l'importanza storica del
recente risultato elettorale che ha segnato l'affermazione e il ritorno in
Parlamento del Premio Nobel per la pace Aung San Suu Kyi. Quanto accade in
Myanmar dimostra come l'affermazione della democrazia costituisca un obiettivo
da perseguire ovunque con grande impegno.
In tal senso, il Senato chiede al Governo di impegnarsi "a
intensificare gli scambi diplomatici ed i rapporti politici con il Myanmar; a
sostenerne il processo democratico e l'affermazione di un vero Stato di
diritto, anche attraverso il completamento della liberazione di tutti i prigionieri
politici; a sostenere, in sede europea ed internazionale, la necessità di
giungere alla sospensione delle sanzioni e, in relazione al consolidarsi del
processo di democratizzazione e al rispetto dei diritti umani, al loro
definitivo superamento; a promuovere in tutte le sedi il sostegno al dialogo
tra tutte le diverse componenti della società birmana per favorire una più
rapida transizione verso la democrazia; a promuovere iniziative di aiuto
umanitario e di cooperazione economica, sociale e culturale a sostegno del
popolo birmano".
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Birmania, Suu Kyi incontra presidente, 23 aprile l'ingresso in Parlamento LaPresse/AP – 11 aprile 2012
Rangoon (Birmania) - La leader dell'opposizione birmana Aung San Suu Kyi ha
incontrato questa mattina il presidente del Paese, a pochi giorni dallo storico
ingresso del premio Nobel per la pace in Parlamento. "E' stato un buon
incontro", ha commentato la 66enne premio Nobel per la pace, dopo essere
tornata a Rangoon dal colloquio nella capitale Naypyitaw. Lo scopo
dell'incontro era discutere il processo di democratizzazione, alcune questioni
parlamentari e il processo di pace con gruppi ribelli, ha spiegato Nyan Win,
portavoce della Lega nazionale per democrazia, partito fondato nel 1988 Suu
Kyi.
Quest'ultima combatte da allora per un governo democratico in Birmania,
contro l'ex regime militare, e ha trascorso 15 anni agli arresti domiciliari a
causa delle sue attività e delle sue posizioni politiche. Il suo partito ha
boicottato le elezioni generali a novembre 2010, stravinte dai militari,
sostenendo che fossero segnate da brogli elettorali e non rispettassero i
principi democratici. L'ex generale e primo ministro uscente Thein Sein è
diventato presidente cinque mesi dopo, avviando riforme con cui allentare la
tensione politica, dopo quasi cinquant'anni di repressione militare. Un
incontro storico tra la Suu Kyi e Then Sein si è già tenuto lo scorso agosto,
quando i colloqui aprirono la strada al ritorno in politica del partito Nld. La
legge fu amendata e la Lega ha quindi potuto partecipare alle elezioni
suppletive di questo mese.
Il partito della Suu Kyi ha ottenuto 43 dei 45 seggi, diventando la
presenza più importante dell'opposizione nel Parlamento. La leader vi siederà
per la prima volta come rappresentante del popolo birmano quando si aprirà la
prossima sessione, prevista per il 23 aprile. Il risultato del voto è stato
visto come una pietra miliare nella storia del Paese e ha anche rappresentato
una svolta a livello internazionale. Il suo buon esito ha infatti allentato le
pressioni sul Paese, portando gli Stati Uniti e l'Europa a eliminare sanzioni
che aveva imposto all'ex regime, tra cui limiti in investimenti e servizi
finanziari.
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Borsa Tokyo: aiuta Birmania ad aprire la sua prima piazza finanziaria Corriere della Sera – 12 aprile 2012
La Borsa di Tokyo aiutera' la Birmania ad aprile la sua prima piazza per
gli scambi azionari da qui al 2015, per dare un impulso agli investimenti del
Paese dopo le recenti riforme. La Borsa di Tokyo e una filiale di Daiwa
Securities hanno concluso un accordo su questo tema con la Banca centrale della
Birmania. "Attraverso la creazione di una Borsa in Birmania, crediamo di
poter contribuire alle transazioni di capitali in sviluppo nel Paese", ha
detto in una nota la Borsa di Tokyo. Le aziende giapponesi e occidentali stanno
valutando il potenziale di mercato della Birmania, dove il contesto politico e'
cambiato radicalmente dopo decenni di autoritarismo.
Lo Lega nazionale per la Democrazia, su un pannello digitale davanti al
quartier generale di Yangon. Il voto di oggi è considerato un passaggio chiave
per il processo di democratizzazione. Appello di Baggio in favore del premio
Nobel della pace: "E’ arrivato il momento decisivo per voi giovani, non
potete più stare in panchina"
Washington, 1 aprile 2012- La
leader dell’opposzione birmana, Aung San Suu Kyi, è stata eletta nella
circoscrizione di Kawhmu. Lo afferma il suo partito, la Lega nazionale per la
Democrazia, su un pannello digitale davanti al quartier generale di Yangon,
riferiscono i media americani.
La premio Nobel correva per uno dei seggi in palio alle elezioni
supplettive di oggi, in un voto che è considerato un passaggio chiave per il
processo di democratizzazione in Myanmar. Il premio Nobel per la Pace ha
ottenuto l’82% dei voti nella sua circoscrizione di Kawhmuh a riferito un
dirigente della Lega, Tin Oo, citando un conteggio ufficioso del partito.
Quelle del Myanmar, come la giunta militare ha ribattezzato la Birmania, sono
le terze elezioni in mezzo secolo e potrebbero segnare una tappa importante nel
cammino del Paese asiatico verso la democrazia.
L'APPELLO DI BAGGIO PER VOTO AD AUNG SAN SUU KYI -‘’Auguri Aung San Suu
Kyi, con lo spirito sarò presente: tutti noi uomini di pace saremo con te per
accompagnarti finalmente nel tuo seggio elettorale. Verrò molto presto non solo
per festeggiare, ma perché sei sempre stata presente nella mia vita e nei miei
pensieri: pieno di ammirazione mando un abbraccio forte a te e a tutto il tuo
popolo’’. Roberto Baggio affida a un video il suo appello-sostegno alla causa
di San Suu Kyi, la leader dell’opposizione in Birmania nel giorno delle
elezioni suppletive che potrebbero portarla in Parlamento dopo 15 anni di
arresti domiciliari. Nella video-lettera l’ex codino invita tutti i giovani del
Paese a schierarsi per la Lega nazionale per la democrazia, il partito della
Suu Kyi, attiva da sempre per la difesa dei diritti umani in Birmania, e premio
Nobel per la pace nel 1991.
‘’Cara Aung San Suu Kyi - dice Baggio - nel 2007 mi chiamasti per ricevere
il premio della pace della città di Roma e fu un onore. Approfondii la tua
storia e comin7ciai a condividere la tua battaglia di liberta’ e democrazia
condotta sempre con metodi pacifici. Ecco le elezioni politiche, elezioni
finalmente libere nelle quali tu potrai, ne sono sicuro, riuscire ad essere
pienamente presente laddove si decide il futuro di pace e autentica prosperità
per il tuo paese. Una via di liberazione dalla sofferenza che tu sei riuscita
come madre a incarnare e testimoniare con coraggio e verità. Da parte mia c’è
sempre stata piena a convinta vicinanza e sostegno non solo alla tua persona,
ma anche per il futuro di tutto il popolo birmano’’.
E qui l’appello al voto: ‘’Da sportivo non posso non rivolgere il mio
appello - dice Baggio - e pensiero ai tanti giovani del tuo paese. E’ arrivato
il momento decisivo per voi, non potete più stare in panchina: attraverso il
vostro voto convinto ad Aung San Suu Kyi e alla Lega per la Democrazia senza
paura contribuirete a far essere rispettate le regole del gioco che
appartengono alla democrazia di tutto il pianeta’’.
LA SIGNORA CHE FA TREMARE IL REGIME - Aung San Suu Kyi, ‘Signora’ della
causa birmana, icona della democrazia in un percorso che l’ha portata, da
prigioniera politica a premio Nobel, da leader dell’opposizione a deputata nel
Parlamento. Rilasciata nel novembre 2010 dopo sette anni di arresti
domiciliari, dopo 15 di detenzione, la leader ha ripreso a tutti gli effetti il
suo ruolo di spina nel fianco della Giunta militare del Paese.In apparenza
fragile e delicata, in realtà, la donna che è stata premiata con il Nobel per
la Pace nel 1991 ha una tenacia di ferro e ha svolto un ruolo cruciale nel
mantenere l’attenzione del mondo sulla giunta militare e i diritti negati in
Birmania.
Conosciuta semplicemente come ‘la Signora’ da milioni di suoi connazionali,
Aung si è sempre rifiutata di abbandonare il suo Paese. “Per me, la vera
libertà è la libertà dalla paura e se non si può vivere senza la paura non si
può vivere una vita dignitosa”, disse una volta. La sua Lega Nazionale per la
Democrazia stravinse le elezioni del 1990 (le penultime prima di quelle
definite ‘farsa’ dall’Occidente, di domenica scorsa), ma non le è mai stato
permesso di governare; e alle ultime consultazioni, dopo aver deciso di non
scendere in campo, il suo partito è stato disciolto dalla giunta. La
‘pasionaria’ birmana avrebbe dovuto essere rilasciata il 27 maggio dello scorso
anno, ma poche settimane prima dell’attesa scadenza uno sconosciuto americano
si immerse nel lago di fronte alla sua residenza e raggiunse a nuoto
l’abitazione.
Astrusa la giustificazione: John Yettaw sostenne di esser stato mandato da
Dio per avvertirla che sarebbe stato il bersaglio di un imminente assassinio.
Nell’agosto seguente, Aung San Suu Kyi fu condannata agli arresti
domiciliari per aver consentito allo strambo americano, John Yettaw, di aver
pernottato per due notti a casa sua, violando le norme di sicurezza. San Suu
Kyi ha trascorso gran parte della sua vita all’estero prima di tornare,
nell’aprile del 1988, nella sua casa di famiglia, sulle rive del lago Inya, a
Rangoon, per assistere la madre malata; e ha parlato per la prima volta dinanzi
a una folla di manifestanti, il 26 agosto dello stesso anno, sui gradini della
storica Shwedagon Pagoda, nella capitale. Chi la vide in quell’occasione fu
colpito dalla somiglianza con il padre, il generale Aung San, eroe nazionale
che aveva portato la Birmania sull’orlo dell’indipendenza dal dominio
britannico, prima del suo assassinio nel 1947. “Non potevo, in quanto figlia di
mio padre, rimanere indifferente a tutto ciò che stava accadendo”, disse alla
folla la ‘signora’, che aveva appena due anni quando il padre morì. Il mese seguente
i militari soffocarono nel sangue il tentativo di rivolta democratica: migliaia
di persone vennero uccise o imprigionate, ma i militari promisero le elezioni.
Nel 1989, San Suu Kyi infranse il tabù di attaccare pubblicamente il
dittatore, Ne Win, bollato come la fonte dei mali del Paese; e l’attacco
sigillò il suo fascino popolare, ma anche il suo destino, perché nel luglio del
1989 Aun San Suu Kyi fu messa agli arresti domiciliari e vi restò per sei anni,
fino al 1995. Poi, nel 2000, di nuovo in carcere e nel 2002, a maggio, la
libertà: quella è stata l’ultima volta che ha riassaporato la libertà, quando
iniziò un periplo nel Paese per incontrare i suoi sostenitori, in un clima di
crescente ostilità da parte del governo; ma il 30 maggio del 2003, San Suu Kyi
e il suo convoglio finirono in un agguato con decine di vittime, secondo le
organizzazioni a tutela dei diritti umani.
Gli anni trascorsi agli arresti domiciliari, li ha dedicati allo studio,
alla meditazione buddista, ad esercitare il pianoforte e a migliorare il suo
francese e il giapponese. Ma il suo messaggio alla giunta è sempre stato forte
e chiaro: la ricerca di un dialogo aperto con la giunta e le minoranze etniche
birmane nel tentativo di superare lo stallo politico, in cui versa il Paese. I
generali hanno sempre rifiutato di riconoscerla come interlocutore politico,
mettendo in dubbio il suo patriottismo (la chiamano con il cognome da sposata,
‘la signora Michael Aris’) e accusandola di essere uno strumento in mano a Gran
Bretagna e Stati Uniti e al servizio delle loro mire neo-coloniali. Ma lei con
il tempo e un enorme costo personale, è divenuta la più famosa detenuta al
mondo, paragonata a Nelson Mandela e al Mahatma Gandhi, combattenti per la
libertà da cui ha tratto ispirazione nel corso degli anni. ‘La Signora’ ha
sempre rifiutato di lasciare la Birmania, per timore di non poter rientrare: è
stata tenuta in un ferreo isolamento però e la giunta ha persino negato il
visto al marito, morente di cancro alla prostata, che voleva visitarla. Aris,
docente ad Oxford, è morto nel marzo 1999 e lei in quell’occasione rifiutò
l’offerta della giunta di avere un visto per poter partecipare al suo funerale.
Anche i due figli, Alexander (1873) e Kim (1977) non li vede da dieci anni: non
solo la sua liberta’, dunque, ma anche la famiglia, Aung San Suu Kyi ha
sacrificato famiglia sull’altare della democrazia. Perché, come disse una volta
lei stessa, “quello che abbiamo è la perseveranza: non è la pazienza, è la
perseveranza. Siamo pronti a perseverare qualunque siano gli ostacoli”.
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-Birmania, San Suu Kyi eletta in
Parlamento
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Birmania, San Suu Kyi eletta in Parlamento L`Unita`_1 aprile 2012
Vittoria storica: la leader birmana Aung San Suu Kyi, eletta con l'82% dei
voti nella sua circoscrizione. Il suo partito, la Lega nazionale per la
democrazia: noi in testa in tutte le 44 circoscrizioni dove ci siamo
presentati. Stasera la festa nel distretto rurale di Kawhmu. A Rangoon in migliaia
in atmosfera di festa popolare.
La Lega nazionale per la democrazia rivendica la conquista di un seggio in
Parlamento da parte della leader Aung San Suu Kyi, nel voto suppletivo che si è
tenuto oggi in Birmania. I risultati ufficiali non sono ancora stati diffusi.
Il partito ha affermato poi di essere in testa in tutte le 44 circoscrizioni in
cui ha presentato un candidato. Lo ha detto alla Afp Soe Win, un funzionario
della Lega nazionale. Le elezioni suppletive si tengono in 45 circoscrizioni,
ma in una l'Lnd non si è presentata.
I risultati preliminari del voto sono stati mostrati su una lavagna
digitale al di sopra del quartier generale del partito, a Rangoon. Secondo i
primi dati la Suu Kyi è in testa con il 65% delle preferenze in 82 dei 129
seggi elettorali della sua circoscrizione. Le statistiche non sono però
ufficiali e la commissione elettorale deve ancora pronunciarsi.
MEDIA USA: SUU KYI E' STATA ELETTA
Aung San Suu Kyi è stata eletta nel Parlamento birmano: lo annuncia il
partito del premio Nobel per la pace, Lega nazionale per la democrazia, citato
dai media americani. L'annuncio, scrivono i media Usa, è comparso su un
pannello digitale che campeggia davanti al quartier generale del partito. Al
momento non ci sono conferme ufficiali.
A RANGON, FESTA POPOLARE
Davanti alla sede dell'Nld a Rangoon migliaia di sostenitori della
«Signora» attendono intanto con trepidazione i risultati ufficiali, in
un'atmosfera di festa popolare.
SEGGI CHIUSI E BROGLI
Si sono appena chiusi in Birmania, alle 11:30 italiane, i seggi nei 45
collegi dove si è votato per le elezioni suppletive che, a meno di improbabili
colpi di scena, porteranno Aung San Suu Kyi, il premio Nobel per la pace, in
Parlamento, in una giornata dove da più parti l'opposizione ha segnalato irregolarità,
non ancora confermate dagli osservatori stranieri. Ai seggi e al loro esterno
non si sono verificate violenze, ma le accuse di brogli e inesattezze nella
preparazione del voto sono diffuse: si va dalle persone impossibilitate a
votare perchè‚ non comparivano nelle liste, a schede con segni che rendevano
impossibile votare la «Lega nazionale per la democrazia» di Suu Kyi, a denunce
di autorità locali che raccoglievano preferenze casa per casa.
FESTA A KAWHMU QUESTA SERA
Il portavoce dell'Nld, Nyan Win, ha dichiarato che il partito presenterà un
reclamo formale presso la Commissione elettorale. Lo spoglio è iniziato a seggi
appena chiusi, ed è probabile che l'attesa elezione di Suu Kyi nel distretto
rurale di Kawhmu verrà festeggiata già in serata. Per un quadro definitivo
della esatta ripartizione dei seggi servirà però attendere almeno qualche
giorno.
Oltre alle irregolarità già segnalate, il timore di molti attivisti
dell'opposizione è per i risultati del voto in anticipo, a cui hanno diritto i
militari e i dipendenti pubblici. Già nelle elezioni-farsa nel 2010, quelle
schede contribuirono in diversi casi a far pendere la bilancia dalla parte
dell'Usdp, il partito del regime.
LA LEADER E LA SPERANZA
Liberata nel novembre 2010 dopo sette anni agli arresti domiciliari (e 15
degli ultimi 22 passati in detenzione), negli ultimi mesi Suu Kyi, 66 anni, ha
finalmente riabbracciato un popolo che in larga parte l'adora, in comizi dove è
stata accolta come una rockstar da centinaia di migliaia di sostenitori in
festa. Prima di lanciarsi in una campagna elettorale nazionale che ha messo a
dura prova le sue forze, Suu Kyi aveva già un'agenda fitta: oltre a lavorare al
rilancio della sua Lega Nazionale per la Democrazia (Nld), ha incontrato
ministri degli esteri, diplomatici, investitori stranieri. L'atteggiamento del
Nobel per la Pace, in passato conosciuta come una «irriducibile» poco disposta
a qualsiasi compromesso con l'ex giunta militare, è nel frattempo cambiato. Già
prima del rilascio aveva adottato un approccio più pragmatico, tendendo la mano
al regime (senza essere corrisposta) e segnalando il bisogno di giungere a una
riconciliazione.
Una volta libera, l'iniziale cautela nel testare i suoi spazi di manovra ha
lasciato gradualmente spazio a una maggiore decisione. Preferendo la retorica
(una dei suoi slogan è «per una Birmania libera della paura») a specifiche
promesse politiche, ora segnala anche il bisogno di cambiare la Costituzione,
che assegna il 25% dei seggi in Parlamento ai militari: tema che potrebbe
portare a future tensioni.
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-A casa di Aung San Suu Kyi:
"Votatemi, per la democrazia"
-ROMA presentazione del libro
"Aung San Suu Kyi, Lady Burma" di Ugo Papi
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A casa di Aung San Suu Kyi: "Votatemi, per la democrazia"
La Lady di Rangoon parla alla vigilia delle elezioni in Birmania: brogli e intimidazioni
non ci fermeranno di RAIMONDO BULTRINI
Il viso stanco e l'eterno fiore bianco tra i capelli, Aung San Suu Kyi
accoglie serena e ironica più di 300 cronisti da tutto il mondo: mai s'erano
viste tante presenze assiepate nel giardino della sua vecchia casa sul lago
Inya. Fino a un anno fa, l'accesso a questo prato era rigorosamente proibito.
"Sto molto meglio - dice - anche se mi sento ancora un po'
fragile". Quel che più la preoccupa, però, - aggiunge subito con tono
serio - è il voto di domenica in Birmania: "Le elezioni non si potranno
definire né libere né giuste", avvisa e snocciola "brogli" e
"gravi intimidazioni".
Nella vigilia elettorale, si avverte comunque una certa fiducia che domani
accadrà qualcosa di storico. Il partito più forte dell'opposizione al regime
militare non andava al voto da 22 anni. La giunta concederà poche
"briciole" - 44 seggi parlamentari lasciati dagli ex generali
diventati ministri - e tuttavia la leader Aung San Suu Kyi in persona ha
condotto l'intera campagna elettorale, perché la posta in gioco va ben oltre il
numero dei deputati.
La Signora, The Lady, 67 anni che sembrano molti di meno, un giorno è
svenuta al termine di uno delle centinaia di comizi per raccogliere voti nei
villaggi remoti lungo le coste meridionali e sulle montagne del Nord ancora
piagate da una guerra dimenticata, dove tre collegi elettorali dello Stato
Kachin sono stati annullati per "motivi di sicurezza".
Questo non è certo un buon segnale riguardo al cambiamento promesso dal
regime, fa capire Suu Kyi. Eppure lei non ha davvero l'aria di chi intenda
gettare la spugna: queste votazioni "sono solo un passo verso il primo
stadio della democrazia" - assicura - "andremo avanti con pazienza,
perché così ci chiede la gente". "Non ho pentimenti e andava messa
nel conto una certa reazione", dice citando casi di truffe, violenze
fisiche e psicologiche, attacchi ai seggi, ai candidati e agli elettori messi
in atto dal partito del passato regime, l'Usdp.
Se le si chiede chi siano i responsabili, lei lascia intuire che essi non
vanno cercati tra gli uomini del suo nuovo alleato, la colomba del regime Thein
Sein, attuale presidente col quale Suu Kyi ha stretto un patto da 8 mesi.
"Ho fiducia in lui - ribadisce - , siamo d'accordo: il processo democratico
deve andare avanti. Quanto al resto (l'influenza dei falchi, ndr) non so dire
quanti sostengano il presidente in questa opera di riforma, specialmente tra
l'esercito, ma la riuscita e l'avanzata del cambiamento dipendono dalle forze
armate birmane nel loro insieme". è evidente, però, dalle sue parole, che
gli autori dei brogli e delle intimidazioni sono uomini che prendono ordini
"da alti ufficiali".
A dispetto dei venti contrari che soffiano sulla riconciliazione, la Nobel
birmana difende anche la sua scelta di far cancellare dal cuore del popolo,
come ha fatto lei, il sentimento di vendetta verso le atrocità commesse dai
leader del passato regime, molti ancora enormemente influenti. "Non mi
interessa una giustizia punitiva ("non sono io a dover punire", aggiunge
poi) ma una giustizia, che restituisca l'armonia. Ciò non toglie - precisa -
che il suo partito collaborerebbe volentieri a un'eventuale inchiesta
internazionale per indagare sui crimini commessi dai militari".
A chi le chiede se per mantenere la sua buona relazione col presidente lei
sia scesa a compromessi coi suoi principi, Suu Kyi risponde "Non
abbandoniamo mai i principi per i quali ci battiamo da anni, ma in tutte le
cose c'è sempre un prendere e un dare".
Non si sente per caso sfruttata dal regime che vuole usare la sua elezione
per ottenere dall'Occidente un alleggerimento delle sanzioni economiche?
"Se sono usata dai militari per portare più democrazia, mi sta bene",
risponde ridendo. Poi spiega che proprio dalla regolarità delle elezioni di
domani "dipenderà la scelta dell'Unione europea di alleggerire i
provvedimenti".
Per ora, lei non consiglierebbe a nessuno di fare affari in Birmania:
"Non esistono certezze dove non ci sono regole di legge", sentenzia.
"Solo i turisti ora sono benvenuti, specialmente se trovano posto in un
albergo", è sardonica, alludendo all'aumento di visitatori nell'assenza di
adeguate infrastrutture.
Suu Kyi sembra fidarsi del potere che le viene dalla sua influenza
internazionale e dalla popolarità dimostrata ovunque sia andata a parlare,
perfino tra i diffidenti gruppi etnici in guerra armata contro il dominio
birmano, come i Kachin. Non teme nemmeno di finire isolata e impotente sugli
scranni del Parlamento, poiché è quasi certo che dopo il voto di domenica lei si
ritroverà con una sparuta minoranza, contro un partito di regime che controlla
quasi per intero l'aula di Nay pyi daw, la nuova capitale dove Suu Kyi si
recherà spesso appena eletta.
"Anche una sola persona può fare una grande differenza - dice la Lady -
se quella persona viene ascoltata in tutto il mondo su ciò che succede in
Parlamento". "In ogni caso - aggiunge - noi speriamo di vincere tutti
i 44 seggi". Le sembra un pronostico ragionevole? "No, è
completamente irragionevole, però vogliamo vincerli tutti".
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ROMA presentazione del libro "Aung San Suu Kyi, Lady Burma" di
Ugo Papi PD Website_4 Aprile 2012
4 aprile alle ore 18.00 presso la Sala Di Liegro di Palazzo Valentini, Roma
(via IV Novembre 119) si presenterà il libro: “AUNG SAN SUU KYI, LADY
BURMA”di UGO PAPI
insieme all'Autore e a MASSIMO D'ALEMA parteciperanno NATALIA AUGIAS
giornalista del Tg1 e PIERA DEGLI ESPOSTI attrice e scrittrice
introdurrà ALESSIO ARINGOLI presidente Editori Internazionali Riuniti
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- Aung San Suu Kyi: "Sì alle sanzioni finchè non ci sarà vera
democrazia"
- BIRMANIA: PD, TERZI ORGANIZZI VISITA UFFICIALE
- Myanmar verso le elezioni. Potrà partecipare anche la dissidente Aung
San Suu Kyi
- Birmania, elezioni: protesta partito Suu Kyi per veto su stadi
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Aung San Suu Kyi: "Sì alle sanzioni finchè non ci sarà vera
democrazia": Su La Stampa intervista
esclusiva alla Nobel: non cerco vendette, diventeremo la nuova tigre d'Asia
La Stampa - 23/02/2012
La priorità, per la Birmania, è ristabilire lo stato di diritto. In
un'intervista esclusiva alla Stampa, il premio Nobel per la Pace e leader
dell'opposizione birmana, Aung San Suu Kyi, parla delle sue aspettative e dei
suoi timori in vista delle elezioni suppletive del prossimo aprile, quelle che
dovrebbero segnare il primo passo verso una democratizzazione del regime
birmano.
Per Suu Kyi, le sanzioni imposte dall'Occidente contro il suo Paese «sono
state piuttosto efficaci, nel favorire il cambiamento che stiamo vedendo in
questi giorni. Anzi molto efficaci». Ma mette in guardia l'Europa da una revoca
affrettata delle stesse: «La decisione dell'Ue riguardo le sanzioni è legata
all'andamento delle prossime elezioni. Solo dopo si deciderà cosa farne».
Il Premio Nobel per la pace, che è stata quasi due decenni imprigionata
nella sua casa di Rangoon, dice di «non volere una giustizia vendicativa» nei
confronti dei generali che l'hanno perseguitata, vuole piuttosto «che sia
ricostruita la giustizia. Come prima cosa,il nostro paese ha bisogno di
ristabilire lo stato di diritto».
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BIRMANIA: PD, TERZI ORGANIZZI VISITA UFFICIALE AgenParl - Agenzia Parlamentare - 22 Febbraio 2012
Roma - Quali valutazioni esprima il Governo italiano sui recenti sviluppi
del processo politico birmano e se non ritenga utile e urgente programmare, sin
dalle prossime settimane, una visita ufficiale in Myanmar, per assicurare il
pieno sostegno italiano agli sforzi in atto per la pacificazione, la
democratizzazione, il rispetto dei diritti umani fondamentali e il pieno
sviluppo sociale ed economico del paese. E’ quanto chiede il Partito
Democratico in un’interrogazione, prima firmataria Federica Mogherini Rebesani,
rivolta al Ministro degli Esteri, Giulio Terzi. “Ministri degli esteri e Primi
Ministri di tutto il mondo, incoraggiati dal nuovo clima politico, si sono
recati in questi mesi in Myanmar: tra loro, anche il Segretario di Stato USA
Hillary Clinton, il Ministro degli esteri francese, quello inglese, quello
giapponese e diversi ministri della Repubblica Federale Tedesca. Da ultimo, ha
svolto la sua visita il Vice Primo Ministro del Lussemburgo”, si legge
nell’interrogazione che prosegue: “L'Italia è l'unico tra i 4 paesi europei con
un'ambasciata in funzione nella capitale Yangon che non ha ancora inviato una
delegazione di governo in visita nel Myanmar nel corso di quest'ultimo anno,
così significativamente segnato da importanti progressi nel processo politico
ed istituzionale birmano nel segno dell'apertura e di una potenziale futura
riconciliazione nazionale”.
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Myanmar verso le elezioni. Potrà partecipare anche la dissidente Aung San
Suu Kyi Euronews - 22/02/2012
Aung San Suu Kyi è il volto del nuovo Myanmar, l’ex Birmania. La
dissidente, premio Nobel per la pace, potrà partecipare alle elezioni politiche
per la prima volta in 15 anni. Dopo anni di repressione il paese sembra aprirsi
al confronto e alla democrazia. Aung San Suu Kyi si presenta per ottenere un
seggio in Parlamento alle elezioni del primo aprile.
La dissidente ha trascorso 15 anni agli arresti domiciliari per aver
partecipato e vinto a larga maggioranza le elezioni del 1990, ma i militari al
potere non le avevano mai permesso di governare. Il suo partito ora ha
denunciato restrizioni nella campagna elettorale.
L’ex generale Thein Sein, eletto presidente un anno fa al posto della giunta,
ha avviato alcune riforme. La settimana scorsa ha ricevuto la visita del
Commissario europeo allo sviluppo Piebalgs che ha annunciato 150 milioni di
euro di aiuti.
Le autorità attuali cercano di cambiare l’immagine di Myanmar, represso per
anni da una violenta dittatura militare, sperando che siano eliminate anche le
sanzioni contro il paese. Lo scrutinio sarà un banco di prova dell’effettiva
svolta democratica dell’ex Birmania.
In occasione del suo viaggio a Myanmar il Commissario europeo responsabile
per lo sviluppo Andris Piebalgs ha incontrato la leader dell’opposizione, il
Premio Nobel Aung San Suu Kyi e il Presidente birmano Thein Sein ed ha
annunciato nuovi aiuti.
Euronews ha intervistato il Commissario europeo al ritorno della sua
missione per vedere se il paese sia realmente cambiato.
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Birmania, elezioni: protesta partito Suu Kyi per veto su stadi
L'UNICO - 20 Febbraio 2012
Il partito di opposizione della premio Nobel birmana Aung San Suu Kyi, che
rivendica un seggio alle elezioni parziali di aprile, si è lamentato oggi per
una serie di restrizioni imposte dalla Commissione elettorale alla sua
campagna. La Lega nazionale per la democrazia (Lnd) ha protestato in
particolare per la decisione delle autorità di imporre il veto ai raduni
elettorali negli stadi, mentre la leader di opposizione attira enormi folle
nelle province della Birmania. «Dobbiamo combattere contro varie difficoltà in
campagna elettorale», ha detto il portavoce della Lnd Nyan Win in una
conferenza stampa a Rangoon: «Se la situazione non cambierà, non vedremo
elezioni giuste». Per il portavoce, «la sensazione è che si voglia mettere il
bastone nelle ruote della nostra campagna». Aung San Suu Kyi ha lanciato dieci
giorni fa la sua campagna elettorale a Kawhmu, circoscrizione rurale legata a
Rangoon, la più grande città della Birmania. La leader è stata accolta da
migliaia di sostenitori con bandiere del partito e fotografie del padre Aung
San, un eroe dell'indipendenza.
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- E' solo questione di tempo: Aung San Suu Kyi presto guiderà la Birmania
- Myanmar, Thein Sein al Washington Post assicura: ''Avanti verso
democrazia''
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E' solo questione di tempo: Aung San Suu Kyi presto guiderà la Birmania L'Occidentale - 21 Gennaio 2012
La figura della celeberrima politica birmana Aung San Suu Kyi, premio Nobel
per la pace 1991 finalmente rilasciata il 13 novembre 2010 dopo molti anni agli
arresti domiciliari, sta diventando un culto nel suo Paese. Sugli scaffali
delle librerie di Rangoon le biografie su di lei affiancano i libri su Barack
Obama e David Beckham. Fuori, le bancarelle vendono calendari con la foto della
leader de facto dell’opposizione birmana e di suo padre, l’eroe Aung San.
La Birmania, nonostante lo scetticismo di molti, ha promesso riforme
politiche ed economiche e se ciò è vero, il culto di Aung San Suu Kyi diventerà
sempre più visibile. Le guide turistiche che offrono giri per la città
dall’aeroporto di Rangoon per il prezzo di 10 dollari, ti fanno lo sconto, se
dici che la tua destinazione è la casa della candidata alle parlamentari di
aprile (Aung San Suu Kyi spera di aggiudicarsi uno dei 440 seggi della Camera
bassa del Parlamento birmano).
Solo 14 mesi fa, un autista aveva paura di pronunciare il suo nome ad alta
voce, per non parlare di portare gente a casa sua. Negli ultimi mesi invece un
flusso di illustri visitatori, come il Segretario di Stato americano Hillary
Rodham Clinton, e George Soros, investitore miliardario, sono accorsi per una
foto con Aung San Suu Kyi in Viale dell’Università 54, dove lei vive.
Comunque da quando la nota politica birmana ha annunciato la sua prima
candidatura per una carica politica, molti potenziali visitatori si sono
educatamente allontanati. “Probabilmente è più facile entrare per vedere
Madonna”, dice un diplomatico. Naturalmente per i suoi sostenitori sarebbe un
ottimo trampolino di lancio per una futura guida del Paese, se Aung San Suu Kyi
vincesse le elezioni. Potrebbe influenzare i legislatori in un Parlamento che
ha già dimostrato di possedere credenziali riformiste.
“Il Presidente Thein Sein e il suo
governo hanno chiaramente dimostrato di preferire averla con loro, piuttosto
che il contrario”, afferma un diplomatico occidentale. Da agosto, il governo
dell’ex generale Thein Sein ha attuato diverse riforme. Ha abolito la censura
dei media, rinnovato le leggi sul lavoro, tenuto colloqui con gruppi
etnici ribelli e la settimana scorsa ha raggiunto uno storico cessate il fuoco
con il movimento armato Karen National Union. Quest’ultimo passo del governo
militare dovrebbe riportare la pace nello Stato di Karen nell’est del Paese.
La mossa che però ha più attratto l’attenzione internazionale è stato il
rilascio venerdì scorso di centinaia di importanti prigionieri politici (ben
651), tanto che gli USA hanno pensato di normalizzare i legami diplomatici con
il regime. Forse si arriverà anche all’abolizione delle sanzioni imposte alla
Birmania da parte del blocco occidentale (USA ed Unione europea).
“Per la prima volta da decenni, la
gente crede che il cambiamento sia in arrivo”, dichiara Susanne Kempel,
consulente di organizzazioni internazionali che opera in Burma (o Myanmar,
com’è conosciuta la Birmania). “Naturalmente, c’è il timore che tale
cambiamento possa essere portato via di nuovo, ma c’è la sensazione che, questa
volta, esso sia reale”, aggiunge la Kempel.
Non tutti però ritengono che la corsa della Birmania verso la democrazia
sia irreversibile. C’è chi rimane diffidente. Come Ashin Gambira, un monaco
attivista rilasciato venerdì, il quale lamenta: “Il governo ancora
caratteristiche dittatoriali. Che tipo di democrazia è questa?”. Infatti
numerosi oppositori politici rimangono in carcere e le accuse devono essere
ancora sollevate da quelli liberati.
Più ottimisti sono attivisti come Khin Zaw Win, che in passato è stato
detenuto per ben 11 anni: “Prima, se parlavo, dovevo guardarmi alle spalle. Il
governo mantiene la linea dura, ma sento che il punto di svolta è stato
raggiunto”, afferma. Del resto, qualche mese fa la stessa candidatura alle
elezioni di Aung San Suu Kyi sembrava impossibile.
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Myanmar, Thein Sein al Washington Post assicura: ''Avanti verso
democrazia'' 20 gennaio 2012
Washington, 20 gen. (Adnkronos/Washington Post) - La Birmania intende
compiere d'ora in poi solo passi avanti nella direzione che ha intrapreso,
quella della democrazia, e chiede agli Stati Uniti e agli altri paesi di
revocare le sanzioni che danneggiano la popolazione e minacciano il progresso
economico di Myanmar. A dichiararlo - nella prima intervista mai concessa ad un
giornalista americano, Lally Weymouth del Washington Post a Naypyidaw - è il
presidente birmano Thein Sein, che conferma la linea di progressiva apertura
del paese, linea che ha portato di recente il segretario di Stato americano
Hillary Clinton a compiere uno storico viaggio a Myanmar ed il presidente
americano Barack Obama ad annunciare la nomina di un ambasciatore.
"Il mio messaggio è che siamo sul binario giusto, quello che va in
direzione della democrazia", ha dichiarato
Thein Sein, che prima di diventare presidente nel marzo scorso era stato
premier birmano dal 2007. "E siccome siamo sul binario giusto, possiamo
solo procedere in avanti e non abbiamo nessuna intenzione di tirarci
indietro". L'ex militare - a riposo dall'aprile del 2010 - ha
ricordato che il suo paese ha accolto numerose richieste dall'esterno, dalla
liberazione dei prigionieri politici, alla convocazione di elezioni alla scelta
di consentire ad Aung San Suu Kyi di entrare potenzialmente a far parte del
governo. "Ora è necessario che i paesi occidentali facciano la loro
parte".
Sul tema delle sanzioni non si è pronunciata nello stesso identico modo la
Premio Nobel per la Pace, per molti anni rimasta reclusa agli arresti
domiciliari dal regime, che aveva messo a tacere ogni voce di dissenso:
ascoltata dalla stessa giornalista la leader dell'opposizione ha invece
esortato i paesi occidentali "ad impegnarsi e revocare le sanzioni quando
riterranno che è arrivato il momento".
Ma ha avuto parole di stima per Thein Sein: "Credo voglia sinceramente
promuovere riforme. Ma non è l'unico a sedere nel governo", ha spiegato.
"Non so di quanto appoggio goda nell'esercito. Proviene lui stesso
dall'esercito, quindi suppongo che debba avere un forte sostegno nei circoli
militari. Ma si tratta di una semplice supposizione".
Nell'intervista Thein Sein non nasconde il fatto che i militari manterranno
anche in futuro un forte ruolo: pur non avendo alcun ruolo formale
nell'esecutivo del paese, controllano ancora un quarto dei seggi in parlamento.
"Non possiamo lasciare da parte i militari perché abbiamo bisogno della
loro partecipazione allo sviluppo del paese".
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- Aung San Suu Kyi presenta candidatura a elezioni - Liberati detenuti politici birmani di primo
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Aung San Suu Kyi presenta candidatura a elezioni
Premio Nobel si candida per la Lega Nazionale per la Democrazia
(TMNews)_18 gennaio 2012
Aung San Suu Kyi ha presentato la sua candidatura alle elezioni legislative
parziali del 1 aprile in Birmania. La leader dell'opposizione birmana e premio
Nobel per la Pace si presenterà per la Lega Nazionale della Democrazia, (Lnd)
nella circoscrizione di Kawhmu, vicino Rangoon, dove ha la residenza. Il
prossimo appuntamento elettorale è considerato dagli occidentali un test chiave
per verificare l'effettiva volontà di transizione democratica del regime di
Myanmar.
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Liberati detenuti politici birmani di primo piano Asia News_13/01/12
Il provvedimento voluto dal presidente del Myanmar riguarda 651
prigionieri, fra cui – ma non si conosce il numero esatto – prigionieri di
coscienza. Fra loro monaci, leader studenteschi e l’ex Primo Ministro e capo
dell’intelligence Khin Nyunt. Per Aung San Suu Kyi è un “segnale positivo”. Più
vicina l’ipotesi di una rimozione delle sanzioni occidentali.
Con un atto di clemenza voluto dal presidente Thein
Sein, diversi dissidenti birmani di primo piano sono stati liberati dalle
carceri del Paese dopo anni di detenzione. Il provvedimento in vigore oggi è
solo l’ultimo di una serie di amnistie decise dal nuovo governo “civile”, che
mira a rientrare a pieno titolo in seno alla comunità internazionale, ottenere
la cancellazione delle sanzioni del blocco occidentale – Stati Uniti e Unione
europea – e conquistare la presidenza dell’Asean, l’associazione che riunisce
10 nazioni del Sud-est asiatico, per il 2014. Secondo le prime informazioni
filtrate, ancora frammentarie e confuse, fra i detenuti liberati – 651 in
totale – vi sarebbe uno dei leader di 88 Generation Students Group, Min Ko Naing (nella foto), insieme all’ex premier e capo dell’intelligence Khin
Nyunt – finito agli arresti per ordine del generalissimo Than Shwe, capo della
precedente giunta militare – e uno dei promotori della rivolta del monaci del
settembre 2007, ribattezzata la Rivoluzione zafferano, Shin Gambira.
Analisti ed esperti di politica birmana sottolineano che la caratura delle
personalità liberate è indice di un passo “decisivo” per il Paese, nel solco
della democrazia e di riforme atte a promuovere l’unità nazionale. In particolare,
Min Ko Naing era forse il più celebre – dopo Aung San Suu Kyi – fra i
prigionieri politici in Myanmar. Nel 2003 egli aveva promosso un primo
“progetto in 7 punti” di “riforme democratiche”, ma è rimasto vittima di una
purga del regime l’anno successivo, ad opera - forse - dell’ex
generalissimo Than Shwe.
La leader dell’opposizione democratica Aung San Suu Kyi ha accolto con
favore il nuovo provvedimento di amnistia, giudicandolo un “segnale positivo”
lanciato da Naypyidaw. “Salutiamo con piacere il rilascio – avrebbe detto la
Nobel per la pace, secondo quanto riferito da un portavoce – alcuni dissidenti
sono già sulla via di casa”.
Il governo birmano, in carica da poco meno di un anno, ha già disposto il
rilascio di molti prigionieri politici, mostrando di voler perseguire un reale
processo di cambiamento in senso democratico. Al momento non vi sono dati
ufficiali sul numero dei prigionieri politici liberati, ma pare che prima del
provvedimento odierno nelle carceri vi fossero ancora fra i 600 e i 1000
detenuti di coscienza. è importante sottolineare che la grazia concessa oggi da
Thein Sein segue la legge 401(1) del Codice birmano, ed è sotto la diretta
responsabilità del presidente. In passato, invece, i provvedimenti di amnistia
erano inseriti sotto l’articolo 204(b), in base al quale vi è un consenso
diretto ed esplicito del Comitato nazionale di sicurezza e difesa. Insomma, in
questo caso il leader della ex Birmania pare aver preso in prima persona
l’iniziativa, incurante del parere dei “poteri forti” – i militari – che
hanno dominato per decenni il Paese.
Ieri intanto, a testimonianza delle speranze di cambiamento, il governo
birmano ha firmato uno storico cessate il fuoco con il movimento armato Karen.
L’accordo è stato raggiunto e sottoscritto da rappresentanti dell’esecutivo e
da portavoce del Karen National Union (Knu) a Hpa-an, capitale dello Stato
Karen nell’est del Myanmar. Rimane invece ancora critica la situazione nello
Stato settentrionale Kachin, dove continuano gli scontri fra milizie ribelli ed
esercito regolare e si fa sempre più drammatica la situazione di centinaia di
migliaia di profughi.
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- Liberati detenuti politici birmani di primo piano
- Ministro a Rangoon, stasera Legion onore a Suu Kyi
- Birmania/ San Suu Kyi non esclude ruolo di governo: "Ci
penserò"
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Liberati detenuti politici birmani di primo piano
Il provvedimento voluto dal presidente del Myanmar riguarda 651
prigionieri, fra cui – ma non si conosce il numero esatto – prigionieri di
coscienza. Fra loro monaci, leader studenteschi e l’ex Primo Ministro e capo
dell’intelligence Khin Nyunt. Per Aung San Suu Kyi è un “segnale positivo”. Più
vicina l’ipotesi di una rimozione delle sanzioni occidentali.
AsiaNews/Agenzie - 13/1/2012
Yangon – Con un atto di clemenza voluto dal presidente Thein Sein, diversi
dissidenti birmani di primo piano sono stati liberati dalle carceri del Paese
dopo anni di detenzione. Il provvedimento in vigore oggi è solo l’ultimo di una
serie di amnistie decise dal nuovo governo “civile”, che mira a rientrare a
pieno titolo in seno alla comunità internazionale, ottenere la cancellazione
delle sanzioni del blocco occidentale – Stati Uniti e Unione europea – e
conquistare la presidenza dell’Asean, l’associazione che riunisce 10 nazioni
del Sud-est asiatico, per il 2014. Secondo le prime informazioni filtrate,
ancora frammentarie e confuse, fra i detenuti liberati – 651 in totale – vi
sarebbe uno dei leader di 88 Generation Students Group, Min Ko Naing (nella
foto), insieme all’ex premier e capo dell’intelligence Khin Nyunt – finito agli
arresti per ordine del generalissimo Than Shwe, capo della precedente giunta
militare – e uno dei promotori della rivolta del monaci del settembre 2007,
ribattezzata la Rivoluzione zafferano, Shin Gambira.
Analisti ed esperti di politica birmana sottolineano che la caratura delle
personalità liberate è indice di un passo “decisivo” per il Paese, nel solco
della democrazia e di riforme atte a promuovere l’unità nazionale. In
particolare, Min Ko Naing era forse il più celebre – dopo Aung San Suu Kyi –
fra i prigionieri politici in Myanmar. Nel 2003 egli aveva promosso un primo
“progetto in 7 punti” di “riforme democratiche”, ma è rimasto vittima di una
purga del regime l’anno successivo, ad opera - forse - dell’ex
generalissimo Than Shwe.
La leader dell’opposizione democratica Aung San Suu Kyi ha accolto con
favore il nuovo provvedimento di amnistia, giudicandolo un “segnale positivo”
lanciato da Naypyidaw. “Salutiamo con piacere il rilascio – avrebbe detto la
Nobel per la pace, secondo quanto riferito da un portavoce – alcuni dissidenti
sono già sulla via di casa”.
Il governo birmano, in carica da poco meno di un anno, ha già disposto il
rilascio di molti prigionieri politici, mostrando di voler perseguire un reale
processo di cambiamento in senso democratico. Al momento non vi sono dati
ufficiali sul numero dei prigionieri politici liberati, ma pare che prima del
provvedimento odierno nelle carceri vi fossero ancora fra i 600 e i 1000
detenuti di coscienza. è importante sottolineare che la grazia concessa oggi da
Thein Sein segue la legge 401(1) del Codice birmano, ed è sotto la diretta
responsabilità del presidente. In passato, invece, i provvedimenti di amnistia
erano inseriti sotto l’articolo 204(b), in base al quale vi è un consenso
diretto ed esplicito del Comitato nazionale di sicurezza e difesa. Insomma, in
questo caso il leader della ex Birmania pare aver preso in prima persona
l’iniziativa, incurante del parere dei “poteri forti” – i militari – che
hanno dominato per decenni il Paese.
Ieri intanto, a testimonianza delle speranze di cambiamento, il governo
birmano ha firmato uno storico cessate il fuoco con il movimento armato Karen.
L’accordo è stato raggiunto e sottoscritto da rappresentanti dell’esecutivo e
da portavoce del Karen National Union (Knu) a Hpa-an, capitale dello Stato
Karen nell’est del Myanmar. Rimane invece ancora critica la situazione nello
Stato settentrionale Kachin, dove continuano gli scontri fra milizie ribelli ed
esercito regolare e si fa sempre più drammatica la situazione di centinaia di
migliaia di profughi.
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Ministro a Rangoon, stasera Legion onore a Suu Kyi ANSA_15 gennaio 2012
La Ue rispondera' ''in modo concreto'' alle recenti riforme del nuovo
governo birmano.
Lo ha detto il ministro degli Esteri francese, Alain Juppe' a Rangoon dove
oggi ha incontrato la leader dell'opposizione, Aung San Suu Kyi, la quale sara'
insignita della Legion d'Onore in una cerimonia che si terra' questa sera.
''Come il resto della comunita' internazionale, abbiamo osservato con molta
attenzione i segnali positivi del presidente Thein Sein, anche quelli
recenti'', ha detto
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Birmania/ San Suu Kyi non esclude ruolo di governo: "Ci penserò"
"Dipende dalle circostanze e da quale ministero mi proporranno"
(TMNews)_15/01/2012
La leader dell'opposizione democratica in Birmania, Aung San Suu Kyi, non
esclude un suo ruolo nel futuro governo di Rangoon nel caso in cui dovesse
conquistare un seggio in parlamento alle prossime elezioni. "Dipende dalle
circostanze e da quale ministero mi viene offerto", ha detto il premio
Nobel per la Pace nel giorno in cui ha ricevuto la visita del ministro francese
degli Affari esteri, Alain Juppé. Interpellata sull'ipotesi di vederla alla
guida di un ministero, Aung San suu Kyi ha risposto: "Dovrò riflettere
molto seriamente".
San Suu Kyi è stata liberata nel novembre 2010 dopo avere passato buona
parte degli ultimi venti anni in stato di detenzione. La giunta al potere ha
trasferito nel marzo scorso tutti i suoi poteri a un nuovo governo
"civile", benché controllato da ex soldati. Questo nuovo gruppo
diretto dal presidente Thein Sein ha moltiplicato i programmi di riforma negli
ultimi mesi, permettendo in particolare il ritorno di San Suu kyi sulla scena
politica.
Posso dire di avere fiducia nel presidente perché ha mantenuto le sue
promesse ed ha reso possibile la nuova registrazione ufficiale della Lega
nazionale per la Democrazia", ha detto San Suu Kyi.
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- Birmania, Hague: Riforme buon inizio, ma non si allenti pressione
- Birmania, il partito di Suu Kyi al voto
- Australia attenua restrizioni su autorità della Birmania dopo riforme
- Birmania. Stop a progetto centrale carbone per "motivi
ambientali"
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Birmania, Hague: Riforme buon inizio, ma non si allenti pressione Pubblicato il 6 gennaio 2012
Rangoon (Birmania), 6 gen. (LaPresse/AP) - Le recenti riforme messe in
atto dalla Birmania sono un motivo di speranza ma non sono ancora abbastanza
e i sostenitori esterni della democrazia non devono allentare la pressione sul
governo militare. è quanto dichiarato oggi dal ministro degli Esteri britannico
William Hague, in viaggio ufficiale in Birmania da ieri. Nella sua visita, la
prima di un ministro degli Esteri britannico dal 1955, Hague ha dichiarato che
le riforme intraprese dal presidente Thein Sein aumentano le speranze che nel
Paese del sudest asiatico possa essere instaurata la democrazia, ma ha aggiunto
che i critici devono continuare a premere sulla Birmania affinché le riforme
siano complete. Il Regno Unito e altre nazioni hanno deciso sanzioni politiche
ed economiche contro il Paese, a causa della repressione messa in atto dal
precedente governo militare. Hague sostiene che tali sanzioni non dovrebbero
essere tolte finché ci saranno prigionieri politici in Birmania.
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Birmania, il partito di Suu Kyi al voto La Stampa – 06/01/2012
La leader dell’opposizione: "Comincio a intravedere un futuro
democratico"
Approvato il partito di Aung San Suu Kyi dalle autorità birmane, ora la
leader della Lega Nazionale per la Democrazia (Nld) ha dichiarato che il suo
partito «parteciperà alle elezioni» che si terranno in aprile, pur rimanendo
vaga sulla sua intenzione di candidarsi o meno. Nel corso delle ultime elezioni
a cui la Nld aveva potuto partecipare, tenutesi nel 1990, il premio Nobel per
la Pace aveva guidato il suo partito a una vittoria schiacciante – che venne
però ignorata dalla Giunta militare, che mise Aung San Suu Kyi agli arresti
domiciliari per 15 anni, con solo brevi interruzioni.
Poi, ci sono state le elezioni del 2010, boicottate dalla Nld, che hanno
però consentito la transizione ad un governo civile – certo molto fedele ai
militari, che del resto nel 2008 hanno voluto approvata una Costituzione che ne
cementa la presenza in Parlamento, riservando loro un quarto dei seggi. Ciò
malgrado, la situazione, osservata ancora con una certa dose di prudenza, sembra
aver preso una piega davvero diversa, tale da consentire alla Nld di candidarsi
alle elezioni, e di veder scarcerare varie decine di prigionieri, fra cui numerosi
prigionieri politici di rilievo. Aung San Suu Kyi si è detta «fiduciosa» che il
futuro della Birmania sarà democratico, e le visite di alto livello continuano
a succedersi nel Paese: l’ultimo della lista è stato William Hague, il ministro
degli Esteri britannico, che ha incontrato il presidente birmano Thein Sein.
è la prima visita dal 1955 di così alto livello da parte di un rappresentante
dell’ex potere coloniale, e mostra, se ce ne fosse ancora bisogno, con quanto
interesse molte capitali, tanto in Asia quanto in Europa e negli Stati Uniti,
stiano seguendo gli sviluppi birmani. Tanto interesse è legato anche al
desiderio di riequilibrare l’influenza diplomatica cinese sul governo birmano a
Naypydaw.
Nei lunghi decenni di isolamento della Birmania da parte delle democrazie
mondiali, infatti, la Cina ha potuto procedere a passo spedito, investendo nel
Paese e intessendo reti di influenza che, fin dall’inizio, hanno destato
inquietudine e sospetti. Da parte dell’India, prima di tutto, che aveva
osservato con malcelato disappunto la Cina sconfinare in quella che Delhi
considera la sua «sfera di influenza» tradizionale. L’accerchiamento
diplomatico cinese, infatti, ha elargito attenzioni tanto alla Birmania che al Nepal
e al Pakistan, portando infine l’India a decidere che, giunta militare o meno,
avrebbe contrastato tutto ciò investendo in Birmania e mantenendo aperti i
canali diplomatici.
L’opposizione da parte dell’opinione pubblica indiana e internazionale si è
fatta sentire per un certo periodo, poi, ad aiutare la realpolitik indiana sono
arrivate le aperture politiche di Naypydaw di questi mesi. Ora, dunque, ecco le
visite diplomatiche di alto livello tanto a Rangoon quanto alla capitale nuova
di zecca Naypydaw, approntata in tutta fretta nel 2005 (si dice in seguito a
una profezia da parte degli astrologi dei militari, che avevano previsto la distruzione
di Rangoon) e costruita in larghissima parte da gruppi immobiliari cinesi.
Non solo la capitale: gli investimenti cinesi, che non hanno mai osservato
il boicottaggio della Giunta militare sono presenti in modo significativo su
tutto il territorio: lo scorso anno, infatti, la Cina ha investito qui più di
14 miliardi di dollari Usa, fra porti, autostrade, dighe, progetti immobiliari
etc. E l’abbraccio cinese sembra essere ormai un po’ troppo stretto per i
birmani stessi, dato che in settembre scorso il presidente Thein Sein ha
bloccato la costruzione di una controversa diga cinese, e aperto maggiormente
la porta birmana al mondo.
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Australia attenua restrizioni su autorità della Birmania dopo riforme
Rangoon (Birmania), 9 gen. (LaPresse/AP) - L'Australia ha attenuato alcune
restrizioni imposte a esponenti delle autorità della Birmania in seguito alle
riforme introdotte dal governo civile birmano. Lo ha fatto sapere il
dipartimento degli Esteri australiano, precisando che la decisione è stata
annunciata dal ministro Kevin Rudd durante una visita in Indonesia. Alti
funzionari birmani non possono visitare l'Australia né fare transazioni
finanziarie nel paese. Le sanzioni erano state imposte a causa di abusi
commessi dai militari. Ora dalla lista saranno rimossi ex ministri che hanno
lasciato la politica e funzionari del settore turistico.
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Birmania. Stop a progetto centrale carbone per "motivi
ambientali"
Seconda decisione dopo quella su grande diga voluta dalla Cina
Roma, 9 gen. (TMNews) - Il governo della Birmania ha annunciato oggi che
cancellerà un progetto di centrale a carbone, menzionando "problemi
ambientali". Lo ha riferito oggi il ministro dell'Elettricità Khin Maung
Soe, citato da un alto funzionario della società elettrica di Yangon. Si tratta
della seconda decisione di retromarcia su progetti di grande impatto
ambientale, dopo quella dell'anno scorso relativa a una mega-diga sostenuta
dalla Cina. La decisione sembrerebbe inserirsi nel percorso di riforma
intrapreso dal nuovo esecutivo, nominalmente civile, insediatosi lo scorso
marzo dopo lo scioglimento della giunta militare che ha governato il Paese per decenni,
anche se l'esercito ancora controlla il governo dietro le quinte. Secondo Maung
Soe la decisione di bloccare il progetto di centrale, che fa parte dell'enorme
"Progetto di sviluppo Dawei" nell'estremo sud del Paese al confine
con la Thailandia, è stata presa "dopo aver ascoltato la voce del
popolo".
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- Birmania, data elezioni straordinarie fissata per primo aprile 2012
- Birmania, Aung San Suu Kyi visita i supersititi dell'esplosione
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Birmania, data elezioni straordinarie fissata per primo aprile 2012 La Presse_30 dic.2012
Le autorità della Birmania hanno fissato la data per le prossime elezioni
straordinarie al primo aprile del 2012. Il voto è stato indetto per sostituire
i deputati che sono diventati ministri dopo la prima sessione del Parlamento a
gennaio. La Lega nazionale per la democrazia di Aung San Suu Kyi ha annunciato
che presenterà candidature per tutti e 48 i seggi. Il partito di Suu Kyi aveva
boicottato le elezioni generali dell'anno scorso contestando le rigide regole
che, tra l'altro, non avevano permesso alla stessa leader del partito di
candidarsi. Il governo ha da allora eliminato molte restrizioni.
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Birmania, Aung San Suu Kyi visita i supersititi dell'esplosione TMNews_30 Dic.2012
Aung san Suu Kyi, leader del partito d'opposizione birmano, si è recata in
visita alle oltre mille persone rimaste senza casa in seguito alla violenta
esplosione, di cui ancora s'ignorano le cause, che giovedì 29 dicembre ha
colpito un magazzino in un quartiere residenziale di Rangoon, causando una
ventina di morti e un centinaio di feriti.
I sopravvissuti sono ora ospitati in un monastero, a loro Suu Kyi - come
molti altri privati cittadini di Rangoon - oltre a
portare la propria solidarietà ha materialmente offerto cibo e denaro. Le
elezioni di medio termine birmane per assegnare 48 seggi vacanti nelle 2
assemblee nazionali, alle quali Aung San Suu Kyi per la prima volta nella sua
carriera ha annunciato di volersi presentare, si terranno il primo aprile 2012.
Dal 13 novembre 2010 il premio Nobel per la Pace è tornata a essere libera dopo
aver passato gran parte degli ultimi 20 anni agli arresti o in semilibertà, per
volere del regime militare al potere nel Paese.
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- Ambasciatore di Pechino incontra Suu Kyi
- Birmania, legalizzato il partito di San Suu Kyi
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Ambasciatore di Pechino incontra Suu Kyi Europa Quotidiano_16 Dicembre 2001
Un incontro raro, il contatto di più alto livello tra Pechino e
l’opposizione birmana degli ultimi due decenni, quello avvenuto la scorsa
settimana ma comunicato solo ieri tra l’ambasciatore cinese in Myanmar e Aung
San Suu Kyi. La conferma dell’incontro è arrivata da un assistente del premio
Nobel per la pace e da Liu Weimin, portavoce del ministro degli esteri cinese,
il quale ha aggiunto che il diplomatico cinese di più alto rango, il consigliere
di stato Dai Binguoo, si recherà in Myanmar la prossima settimana per un summit
dei paesi del fiume Mekong, solo poche settimane dopo la storica visita del
segretario di stato americano Hillary Clinton. Stando a quanto riferito da Liu,
l’incontro dell’ambasciatore Li Junhuas con la leader dell’opposizione birmana
è arrivato in risposta a una sua richiesta. «La signora Aung San Suu Kyi ha
manifestato più volte il desiderio di un contatto con la controparte cinese, e
l’incontro con l’ambasciatore in Myanmar è stato una risposta a queste
richieste», ha spiegato, rifiutando però di precisare il luogo dell’incontro.
Liu ha chiuso dicendo che l’ambasciatore «ha ascoltato le idee di Aung San
Suu Kyi». Il capo dello staff di Suu Kyi, Khun Tha Myint, ha riferito alla Reuters
che l’incontro è avvenuto l’8 dicembre scorso nella residenza della premio
Nobel. «Il faccia a faccia è andato molto bene. è stato molto cordiale e
amichevole ». Suu Kyi da tempo cerca di rassicurare la Cina, forte sostenitrice
del regime militare che l’ha tenuta per anni prigioniera, sul fatto che lei non
considera Pechino un nemico.
Di questo tono furono già le dichiarazioni rilasciate appena liberata dagli
arresti domiciliari, l’anno scorso. «Sono felice che sia la Cina sia Suu Kyi si
rendano conto dell’importanza di buoni rapporti tra Myanmar e la Cina», ha
dichiarato alla Reuters un alto diplomatico birmano in pensione, che ha
richiesto di restare anonimo.
«Buone relazioni tra i due paesi sono importanti per la stabilità e
prosperità dell’intera regione ». Stando ai media cinesi, l’ultimo diplomatico
di rango ad aver incontrato – due volte, nel suo caso – Suu Kyy fu l’allora
ambasciatore Cheng Ruisheng, in carica dal 1987 al 1991. «Dopo la visita
americana, anche noi dobbiamo intensificare le nostre visite e i contatti»,
spiega Lin Xixing, esperto di Myanmar alla Jinan University di Guangzhou. «La
Birmania ha bisogno della Cina anche più di quanto non abbia bisogno degli
Stati Uniti se spera di risolvere i suoi problemi con le minoranze etniche»,
aggiunge riferendosi agli scontri che spesso spingono gruppi di rifugiati verso
la Cina. Il portavoce Liu non ha precisato esattamente quando Dai, che ricopre
una carica persino più importante di quella del ministro degli esteri, si
recherà in Myanmar e nemmeno se avrà degli incontri bilaterali con i
rappresentanti governativi. «La Cina – ha sottolineato – si è sempre sforzata
di sviluppare una partnership strategica con Myanmar e sostiene gli sforzi del
governo di aumentare lo sviluppo economico e sociale e di promuovere la
riconciliazione interna». Secondo fonti della Reuters sarebbe dovuto essere
il premier cinese Wen Jiabao a partecipare al Mekong River summit la settimana
prossima: non è chiaro perché invece ci vada Dai.
Pechino è stata a lungo il più stretto alleato del Myanmar. Ma i rapporti
si sono incrinati dopo che l’ex Birmania ha sospeso a settembre la costruzione
di una diga finanziata dai cinesi e sono stati ulteriormente intaccati dai
primi passi di Washington per far ripartire il dialogo con il paese. La Clinton
ha incontrato Suu Kyi questo mese. Il viaggio del segretario di stato è
arrivato dopo la decisione del presidente Barack Obama di aprire la porta a un
ampliamento dei legami, motivato dall’impressione che vi sia un potenziale di
progresso in un paese fino a poco tempo fa era considerato una dittatura
militare, per di più allineata alla Cina. Con le sanzioni a bloccare gli
investimenti occidentali, Pechino è diventato il più grande alleato birmano,
investendo in infrastrutture, dighe idroelettriche, oleodotti e gasdotti per
nutrire i crescenti appetiti energetici del sud della Cina. In più, Pechino ha
sempre fatto i conti sul Myanmar come bastione contro quelli che ritiene i
tentativi statunitensi di “circondare” la Cina. Ma tutto questo può essere
messo in discussione ora che Washington ha ripreso i contatti con un paese che si
dice impegnato in un cammino di riforme.
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Birmania, legalizzato il partito di San Suu Kyi Il Corriere Web_13 Dicembre 2011
La Lega Nazionale per la Democrazia, il partito del premier Nobel per la
pace boicottato al turno elettorale del 2010, potrà partecipare alle prossime
elezioni legislative. Lo rende noto il quotidiano New Light of Myanmar.
La notizia è ufficiale. Il partito guidato da Aung
San Suu Kyi è stato finalmente, e in via ufficiale, legalizzato
dalla Commissione elettorale. La Lega Nazionale per la Democrazia potrà dunque
concorrere alle prossime elezioni che avranno luogo in Birmania tra qualche
mese. A rendere nota la decisione della Commissione, che ha accuratamente
esaminato la documentazione presentata dal partito per l’iscrizione alle
elezioni, è il quotidiano New Light of Myanmar.
Aung San Suu Kyi divenuta un’icona nella lotta per la democrazia era stata
liberata il 13 novembre 2010, dopo aver trascorso diversi anni della sua vita
agli arresti domiciliari. Figlia del generale Aung San, ucciso dopo aver
negoziato l’indipendenza della Birmania dal Regno Unito nel 1947, la donna
fondò nel 1988 la Lega
Nazionale per la democrazia.
Il premio Nobel per la pace ha dichiarato: “Dobbiamo approfittare di questo
momento per accelerare il processo di riforme e portarlo a un punto tale da
renderlo irreversibile. I paesi che hanno istituito le sanzioni sono stati
molto chiari e hanno detto quali sono le condizioni che il governo deve accettare perché vengano rimosse, ma ci sono ancora prigionieri”.
Aung San Suu Kyi aveva incontrato nei primi giorni di dicembre il segretario di Stato USA Hillary
Clinton, ricevendo inoltre l’appoggio del presidente
statunitense Barack Obama che aveva indirizzato due lettere alla giunta e alla
stessa donna: “Ammiro da lungo tempo la sua lotta coraggiosa e senza pause per
la democrazia. Siamo pronti a far progredire i vostri sforzi verso la
democrazia e promuovere il rispetto dei diritti umani”.
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- Birmania/ Parlamento autorizza le manifestazioni di piazza
- Il Myanmar apre la Borsa e promette riforme. E Aung San Suu Kyi prende
il caffè con i ministri
- L'ipoteca dell'eroina sul futuro della nuova Birmania
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Birmania/ Parlamento autorizza le manifestazioni di piazza TMNews - 24/11/11
Il Parlamento birmano ha adottato una legge che autorizza
la popolazione a manifestare, a condizione di informare le autorità
"cinque giorni prima" e di tenersi a distanza da sedi governative,
scuole, ospedali e ambasciate. Lo ha reso noto un deputato, Aye Maung, della Camera alta del Parlamento.
Ora il provvedimento deve essere ratificato dal
Presidente. "Se otterrà il via libera, la legge sui raduni pacifici e le
proteste renderà legali le manifestazioni per la prima volta dopo circa un
secolo", ha commentato il sito di informazione dei birmani in esilio,
Democratic Voice of Burma (DVB). Le manifestazioni sono molto rare in Birmania: le ultime proteste di grandi dimensioni risalgono al
2007, quando i monaci buddisti diedero vita alla "rivolta zafferano",
duramente repressa dalla giunta militare allora al potere. Lo scorso marzo, la
giunta si è sciolta e ha passato il potere a un governo "civile", anche se sempre controllato dai militari.
Da allora, l'esecutivo ha moltiplicato i gesti di apertura, favorendo anche
il ritorno sulla scena politica della leader dell'opposizione, Aung San Suu
Kyi. Un mese fa, i birmani hanno visto riconosciuto il diritto di unirsi in
sindacato e di scioperare; diritti di cui erano privi da mezzo secolo.
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Il Myanmar apre la Borsa e promette riforme. E Aung San Suu Kyi prende il
caffè con i ministri Il Sole 24 ore - 26/11/11
«Vogliono lo Stock Exchange» dice Justin Wintle, autore di "The
Perfect Hostage", biografia di Aung San Suu Kyi. In realtà c'è già: il
Myanmar Securities Exchange, aperto in joint venture con la giapponese Daiwa
Securities Co. Ma vi sono quotate solo due società e la Borsa è stata definita
«uno dei segreti meglio custoditi del regime». Ora, però, il nuovo governo
"civile" costituito in Myanmar, la ex Birmania, dopo le elezioni
dello scorso anno, sta giocando tutte le sue carte su una grande riforma
economica e la Daiwa ha iniziato a trattare con il Tokyo Stock Exchange per
aprirsi al mercato internazionale.
«Anche in Myanmar si assiste al primato dell'economia che cambia la
politica» afferma Zaw Oo, economista birmano rifugiato in Thailandia. Che il
cambiamento sia in atto lo dimostra che abbia potuto partecipare al forum
organizzato a Naypyidaw, nuova capitale del Myanmar. «S'è discusso di riforme
per creare un ambiente macroeconomico favorevole al settore privato e non tutti
i ministri hanno risposto nel solito, monolitico tono». Ancor più sorprendente
che fosse presente Aung San Suu Kyi. «L'ho vista chiacchierare con i ministri
prendendo un caffè» ricorda Zaw Oo. La stessa Aung San Suu Kyi, che ha
trascorso agli arresti 15 degli ultimi 21 anni ed è stata liberata, si spera
definitivamente, nel novembre 2010, ha dichiarato di credere in «un'opportunità
di cambiamento».
«Il cambiamento più significativo è che Thein Sein, il leader quasi-civile
ed ex generale, sembra voler coinvolgere Suu Kyi nel futuro politico della
nazione» dice il giornalista inglese Larry Jagan, profondo conoscitore della
questione. E per la prima volta si avverte nelle sue parole una sfumatura
d'ottimismo. Confermato dall'annuncio di un prossimo supplemento di elezioni,
cui parteciperà anche la National League for Democracy, il partito di Daw, la
Signora, Suu Kyi, che potrà candidarsi. Aung San Suu Kyi, in un certo senso, è
la "regina di cuori" che Thein Sein sta utilizzando nella sua partita
con Stati Uniti e Cina.
I rapporti con il Grande Fratello si sono raffreddati dopo il blocco alla
costruzione della diga di Mytisone, nel nord della Birmania, che avrebbe
rifornito d'energia il sud della Cina. Thein Sein ha dichiarato di aver seguito
la volontà popolare, più probabilmente ha voluto evitare tensioni con le etnie
che vivono in quell'area. E' certo comunque che l'influenza e la presenza
cinese cominciano a pesare. La strategia dello charme, quindi, potrebbe
convincere gli americani a sospendere le sanzioni economiche e aprire una linea
di credito. Il primo passo sarà compiuto tra pochi giorni con la visita in
Myanmar del segretario di stato Hillary Clinton. Gli americani, dal canto loro,
faranno di tutto per raggiungere un accordo e diminuire l'influenza cinese in
sud-est asiatico.
«In questo momento tutti aspettano qualcosa» dice Jagan. Aspettano le
multinazionali come la Philips, la Unilever, la Caterpillar pronte a investire.
Aspettano i tycoon locali come Tay Za, noto per i suoi traffici d'armi, che
spera di ampliare la sua attività alberghiera. Aspettano i circa 2000
prigionieri politici detenuti in 42 carceri e 109 campi di lavoro.
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L'ipoteca dell'eroina sul futuro della nuova Birmania La Stampa - 27/11/2011
A Muse, sul confine con la Cina, passano i grandi traffici delle mafie E di
lì partono le droghe dirette in Occidente via Hong Kong
federico varese RUILI (CINA)
Ruili è un nome quasi del tutto ignoto in Europa. Eppure merita di
comparire in una lista dei luoghi chiave della globalizzazione criminale, come
Gio- Ria Tauro in Calabria, Veleshta in Macedonia (lo snodo del traffico di
esseri umani in Europa) e Ciudad del Este al confine tra Paraguay, Argentina e
Brasile, dove il mercato nero è legale e non esiste alcun sistema fiscale.
Ruili (140 mila abitanti) si trova sul confine cinese tra la provincia
dello Yunnan e il Nord-est della Birmania, quel «triangolo d’oro» che a
tutt’oggi è il secondo produttore al mondo di oppio dopo l’Afghanistan e dove
operano centinaia di raffinerie di eroina e anfetamine. Tutti i resoconti sulle
timide aperture verso la democrazia nella Repubblica di Myanmar (il nome
ufficiale della Birmania) sembrano ignorare l’ipoteca che produttori e
trafficanti di droga hanno e continueranno ad avere sul futuro del Paese.
«Quello che vedrai a Ruili non lo potrai osservare da nessun’altra parte in
Cina» ci dice la tassista, sorpresa di trovare un italiano da queste parti.
Sulla strada che porta in città ci sono quattro posti di blocco dell’esercito.
Non stupisce che il governo cinese abbia mobilitato l’esercito. Uomini
d’affari birmani attraversano il confine per comprare i prodotti venduti nelle
decine di piccoli garage adattati a negozi sulla strada che porta al confine,
mentre i cinesi comprano giada grezza da lavorare nei laboratori della zona, legname,
minerali e animali esotici. Altri trasportano eroina e anfetamine birmane
attraverso il check point che separa Ruili dalla città birmana gemella Muse e
da lì la merce prosegue per il Sud del Paese, raggiunge Canton e il porto di
Hong Kong e infine l'occidente. Il mercato degli esseri umani è uno dei più
fiorenti: nelle centinaia di bordelli si possono trovare giovani birmane alla
ricerca di una vita migliore o vendute dalle proprie famiglie, mentre gang
cinesi rapiscono ragazze di là dal confine e le vendono come mogli in Cina.
Questo è il luogo della prima epidemia di Aids nel Regno di Mezzo, e continua
ad avere il più alto tasso di persone infette dell'intero paese.
è anche una zona strategica per il futuro energetico della Cina: qui
approderà un oleodotto del valore di 2 miliardi di dollari, che trasporterà il
petrolio del Medio Oriente dal Golfo del Bengala attraverso la Birmania,
evitando al greggio di passare per lo stretto di Malacca, infestato di pirati;
e qui arriverà gran parte dell’energia idroelettrica prodotta dalle
sessantacinque dighe che il regime comunista ha costruito in Birmania negli
ultimi anni.
Attività legali e illegali sono legate in maniera inestricabile, in questa
parte del mondo. I contratti per l’estrazione della giada nelle miniere birmane
di Hpakant sono stati ottenuti da un trafficante di droga, Wei Hsueh-kang, il
quale è allo stesso tempo un rispettato uomo d’affari in Cina, il comandante di
un esercito indipendentista in Birmania e un ricercato dalla giustizia
americana che offre due milioni di dollari per informazioni utili alla sua
cattura. Secondo Ko-lin Chin, uno studioso birmano che ha svolto lavoro sul
campo in queste zone, Wei Hsueh-kang è il trafficante più importante del
triangolo d'oro, dove gestisce diverse raffinerie. Pur essendo di origine
cinese, è riuscito a ottenere la fiducia delle milizie locali e, con i proventi
della droga, ha fondato nel 1988 un gruppo imprenditoriale con vasti interessi
- costruzioni, agricoltura, estrazione della giada, dei minerali e del
petrolio, elettronica, telecomunicazioni - e uffici di rappresentanza in Cina e
in Myanmar.
Con l’apertura della Cina all’economia di mercato nel 1989, la Birmania è
diventata la mèta di uomini d'affari senza scrupoli che si sono gettati sul
Paese nella speranza di farsi d’oro. Secondo una stima, più di un milione di
imprenditori cinesi hanno attraversato la frontiera e si sono stabiliti in
Birmania negli Anni 90. Alcuni sono tornati in patria con la tasche piene, ma
la maggior parte non ha avuto successo ed è rimasta bloccata in un Paese
sottosviluppato, corrotto e inospitale. Avevano però una carta da giocare:
grazie ai loro contatti in Cina, potevano importare la tecnologia necessaria
per raffinare l'eroina e per produrre le pastiglie di anfetamine. I laboratori
di raffinazione nascosti nella giungla birmana del Kachin (la stessa zona dove
sorgono le miniere di giada) sono oggi più di cento. I produttori vendono la
droga ai trafficanti che la trasportano al di là del confine. Le milizie
autonomiste e le unità dell’esercito regolare hanno il ruolo di protettori
locali, ma allo stesso investono in questo business. Molti trafficanti hanno
comprato case e ristoranti a Ruili. Un boss della droga, ci dicono, ha appena
fatto un grosso investimento per costruire dei campi da golf a qualche
chilometro dal centro. è anche il padrone del nostro albergo.
I trafficanti non sono membri di gruppi criminali tradizionali, ma uomini
d’affari insospettabili per i quali la droga costuitusce solo un aspetto della
loro attività. L’immagine di una piovra mondiale, di una gigantesca
multinazionale del crimine perfettamente integrata, che sposta centinaia di
chili di sostanze stupefacenti, è fuorviante. Questo commercio viene condotto
da network flessibili che non dipendono dalle mafie tradizionali, e l’esistenza
di contatti tra comunità cinesi sparse in tutto mondo rende più facile le
attività criminali transnazionali. Tutti i giorni, andando all’Università di
Oxford dove insegno, passo difronte alla casa dove Aung San Suu Kyi visse negli
Anni 70 e prego il mio Dio che il premio Nobel possa tornare presto a guidare
il suo Paese. Eppure il futuro di Myanmar passa anche per le strade scalcinate
di Ruili, per le distese coltivate a oppio del Triangolo d'Oro, per le milizie
indipendentiste che non sembrano disposte a cedere le armi, e per le centinaia
di raffinerie clandestine gestiste da mercanti di morte cinesi. Se mai tornasse
a essere una democrazia, potrà questo Paese evitare il destino di guerra e
violenza di molte parti dell’America Latina?
Ci sono “barlumi di progresso” verso riforme democratiche in Birmania. Lo afferma il presidente Barack Obama, da Bali, dove si trova per
partecipare al vertice dei Paesi dell’Asia orientale. E dall’isola indonesiana,
dopo una telefonata con la leader dell’opposizione birmana Aung San Suu Kyi,
schiude la porta a rinnovate relazioni degli Stati Uniti col Paese asiatico,
isolato internazionalmente per decenni. “Bisogna fare di più per perseguire il futuro
che il popolo birmano merita” ha aggiunto, ammonendo che il Paese “continuerà
ad affrontare sanzioni e isolamento” se il regime non compirà ulteriori passi
verso una maggiore democrazia e rispetto dei diritti umani.
Ma segnali importanti di mite avvicinamento già ci sono. Per la prima volta
in 50 anni un segretario di Stato americano si recherà in visita ufficiale in Birmania. Avverrà il prossimo mese, quando Hillary Clinton viaggerà nel Paese
governato da una giunta militare per un primo approccio di incoraggiamento alle riforme politiche avviate dal disgelo
tra il regime e Aung San Suu Kyi.
Per il premio Nobel per la pace, la Signora gentile e decisa per anni
costretta agli arresti dalla giunta militare, oggi è un giorno importante. La
maggioranza dei delegati del principale partito di opposizione in Birmania, la
Lega nazionale per la democrazia da lei guidata, si è espressa a favore di una
nuova registrazione ufficiale, un anno e mezzo dopo la sua dissoluzione durante
il regime militare. “Abbiamo deciso all’unanimità che la Lega nazionale per la
democrazia si registrerà, in accordo con la legge. Parteciperemo alle prossime
elezioni suppletive“, ha reso noto un importante esponente del partito dopo una
riunione del comitato centrale.
L’annuncio ufficiale sarà nel pomeriggio ma già adesso è arrivato il parere
favorevole delle delegazioni di “tutti gli stati e le regioni” del Paese. Il
premio al cauto vento di cambiamento che si sta respirando è stato esternato
con la concessione alla Birmania della presidenza dell’Associazione dei Paesi
del Sudest asiatico (Asean) nel 2014. L’annuncio è stato dato proprio da
Bali, durante il 19° summit annuale dei dieci membri dell’organizzazione.
La decisione, ha spiegato il ministro degli Esteri indonesiano, Marty
Natalegawa, è stata adottata all’unanimità e rappresenta un riconoscimento dei
“significativi progressi verso la democrazia” compiuti negli ultimi mesi da
Rangoon. Insediatosi otto mesi fa, il nuovo governo civile birmano, guidato da Thein Sein e sostenuto dai militari, ha
sorpreso la comunità internazionale con una serie di positive aperture verso la
democrazia, a partire dai colloqui avviati con il premio Nobel per la Pace e la
recente - seppur parziale - amnistia politica.Per il nuovo esecutivo birmano si tratta dell’occasione per uscire da un
lungo isolamento regionale e internazionale e Natalegawa ha spiegato che la
mossa serve anche a far sì che “il processo di cambiamento continui”.
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- Birmania, niente acqua
ai prigionieri in sciopero della fame
- Birmania, Suu Kyi si candida a Parlamento
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San Suu Kyi, il simbolo del dissenso e della lotta per la
democrazia in Birmania (o Myanmar, come l’hanno rinominata i generali al
potere), veniva rilasciata, dopo aver trascorso quasi un ventennio privata della
libertà, tra carcere e arresti domiciliari.
Si discute molto, mentre ricorre il primo anniversario del
suo ritorno a una vita libera e, in parte, pubblica, quale possa essere il
ruolo della Nobel per la pace nel futuro del paese: dopo un primo incontro avvenuto
ad agosto, il presidente Thein Sein proverà a coinvolgerla in
qualche forma di negoziato politico? Oltre al fascino e alla reputazione, Aung
San Suu Kyi gode ancora di grande autorevolezza e consenso da parte
dell’opposizione?
Una questione è certa: per Suu Kyi la condizione per
negoziare è il rilascio dei prigionieri politici. Nonostante, con l’amnistia di massa dell’11
ottobre, il numero di quelli tornati in libertà quest’anno sia
arrivato a 300, si tratta sempre di una piccola parte di un totale che si
colloca ancora intorno, o poco sotto, ai 2000 detenuti.
Uno di loro è U Gambira, il trentaduenne monaco buddista
che ha guidato la “rivolta dello zafferano” contro la giunta birmana e che dal
2007 è detenuto in isolamento, attualmente nel carcere di Kale.
Secondo Amnesty International, che cita testimonianze di
ex compagni di prigionia, le sue condizioni di salute si sarebbero aggravate a
causa delle torture subite. Nell’aprile 2009, mentre era nel carcere di Hkamti,
è stato selvaggiamente picchiato per aver chiesto il permesso di fare un po’ di
esercizio fisico: i secondini lo hanno ammanettato a una sedia, gli hanno messo
uno straccio in bocca, lo hanno incappucciato e lo hanno colpito ripetutamente
alla testa con un bastone.
Da allora, soffre di violenti attacchi periodici di emicrania, più volte
alla settimana. Quando si verificano, le guardie carcerarie gli fanno
un’iniezione che lo fa dormire per cinque ore di seguito e lo intontisce per il
resto della giornata. Non è chiaro cosa gli iniettino.
Le condizioni detentive in tutta la Birmania sono
pessime. Molti prigionieri politici, per punizione, sono inviati a scontare la
pena in carceri che distano oltre 1000 chilometri dalle famiglie, che spesso
costituiscono l’unico rifornimento di cibo e medicinali adeguati. Le torture
sono all’ordine del giorno, favorite anche dall’isolamento dagli altri detenuti
e dall’assenza di visite dei familiari e degli avvocati.
Chi protesta, subisce rappresaglie disumane. Come i 15 prigionieri politici del carcere di
Insein, nell’ex capitale Yangon, che il 26 ottobre hanno
iniziato uno sciopero della fame per protestare contro la mancata riduzione
della loro pena, concessa invece a criminali comuni.
Cinque di loro, Nyi Nyi Tun, Ko Wunna Htay, Aung Naing,
Zin Min Shein e Ko Soe Moe Tun avevano già rifiutato il cibo a maggio,
chiedendo il miglioramento delle condizioni di prigionia.
Le notizie che trapelano da Insein sono drammatiche. Il
27 ottobre, la direzione del carcere ha vietato la distribuzione dell’acqua,
ponendo i detenuti in sciopero della fame a rischio di morte per
disidratazione. Il 29 ottobre, otto prigionieri sono stati trasferiti nei
cosiddetti “canili”, celle di due metri per tre, insonorizzate, prive di
finestre, letti e con ventilazione e servizi igienici inadeguati. Il 1 Novembre,
due prigionieri sono stati ricoverati in ospedale.
Poco pare cambiato, allora, da un anno a questa parte. E’
il segnale che, seppur libera, Aung San Suu Kyi non può giocare un ruolo
importante per il futuro dei diritti umani nel suo paese?
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Birmania, Suu Kyi si
candida a Parlamento Corriere della Sera - 12 Novembre 2011
L'annuncio ufficiale arriverà
probabilmente la prossima settimana, ma la notizia già trapela dagli ambienti
vicini alla "Signora" della Birmania: Aung San Suu Kyi - un anno dopo
il rilascio dagli arresti domiciliari - si prepara a tornare attivamente in
politica, candidandosi in elezioni suppletive. Elezioni che potrebbero portarla
già a dicembre nel nuovo Parlamento, nelle fila di una ricostituita "Lega
nazionale per la democrazia" (Nld), in opposizione al governo civile
dell'ex generale Thein Sein.
"E' probabile che l'Nld si registrerà e Suu Kyi
parteciperà alle prossime elezioni", ha dichiarato oggi il portavoce Nyan
Win, dopo che la scorsa settimana alcune restrizioni legislative sono state
allentate in modo da consentire al movimento - sciolto forzatamente in seguito
alla decisione di boicottare le elezioni-farsa del novembre 2010 - di
ricostituirsi nuovamente come legittimo soggetto politico della Birmania. Una
decisione in merito verrà presa dopo un convegno del partito il prossimo
venerdì.
Ma già lunedì 14, quando Suu Kyi terrà una conferenza
stampa per celebrare il primo anniversario, domani, della sua liberazione da
sette anni di prigioniera in casa, la "Signora" potrebbe aggiungere
nuovi dettagli. E' probabile che la candidatura avvenga in un collegio di Rangoon
lasciato vacante dopo la promozione di Aung Kyi - il maggiore interlocutore di
Suu Kyi nel governo - a ministro del Lavoro. La candidatura di Suu Kyi
coronerebbe un anno di progressivo disgelo tra il regime e la sua nemesi.
All'inizio si temeva che il rilascio del premio Nobel per la pace fosse un
contentino per la comunità internazionale.
Lei però ha da subito adottato un atteggiamento
pragmatico. Guidando l'Nld dagli arresti domiciliari la sua linea era che con
il regime non si trattava; da donna libera ha iniziato a parlare di
"riconciliazione nazionale", dando l'impressione di testare i suoi
spazi di manovra.
Ancora lo scorso giugno, di fronte alla sua rinata
attività "dal basso", il regime le aveva intimato di star fuori dalla
politica. Man mano che il nuovo presidente birmano Thein Sein - un ex generale
che si sta guadagnando l'etichetta di "progressista" - ha consolidato
il suo potere, il dialogo tra la premio Nobel e il governo si è comunque
infittito. In agosto è poi arrivato un primo faccia a faccia tra "la
Signora" e l'ex generale, di cui Suu Kyi si è detta "felice e
soddisfatta". Da lì, il governo ha introdotto una serie di misure
distensive: un invito ai dissidenti della diaspora a tornare in patria,
l'allentamento della censura mediatica e infine il rilascio di oltre 200
prigionieri politici.
Una seconda amnistia è data per imminente. Sviluppi di
fronte a cui gli osservatori sono divisi: da una parte c'è chi parla di una
possibile "primavera birmana", altri intravedono una cinica manovra
di potere per arrivare alla rimozione delle sanzioni occidentali e sganciarsi
così dal soffocante abbraccio della Cina. In questo scenario, Suu Kyi sembrava voler accettare un
ruolo che le permetta di essere influente dietro le quinte, preparando le
condizioni per un cambiamento sul lungo termine. Una sua candidatura potrebbe
però accelerare i tempi.
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